La Sicilia cresce, Messina guida l’isola con dieci riconoscimenti, ma sulla costa tirrenica del Messinese le Bandiere Blu continuano a essere troppo poche.
E forse è arrivato il momento di aprire una riflessione vera, seria e soprattutto concreta.
La Foundation for Environmental Education (FEE) ha ufficializzato le Bandiere Blu 2026: in Sicilia i Comuni premiati sono sedici, con due nuovi ingressi — Lipari e Ispica — e una provincia di Messina che si conferma la più premiata dell’isola con ben dieci località riconosciute. Nell’elenco figurano Messina, Lipari, Alì Terme, Nizza di Sicilia, Roccalumera, Furci Siculo, Santa Teresa di Riva, Letojanni, Taormina e Tusa. Ed il porto turistico orlandino premiato per la gestione sostenibile e i servizi di qualità.
Ma guardando la costa tirrenica messinese, e la sua naturale bellezza, il dato diventa inevitabilmente più amaro: al di là del porto turistico di Capo d’Orlando Marina, soltanto Tusa, sianmo al dodicesimo anno, riesce ancora a sventolare la Bandiera Blu.
Troppo poco per un territorio che vive di mare, turismo, paesaggio e potenzialità enormi.
Quindi Tusa si conferma ancora una volta “Regina del Mare”. Per il dodicesimo anno consecutivo il borgo tirrenico ottiene la Bandiera Blu, riconoscimento che certifica qualità ambientale, servizi efficienti e una visione amministrativa costruita nel tempo. Non è soltanto una questione di mare pulito. La Bandiera Blu premia infatti un sistema territoriale complesso: gestione dei rifiuti, sostenibilità, accessibilità, mobilità urbana, depurazione, educazione ambientale, valorizzazione culturale e trasparenza amministrativa.
Il sindaco Angelo Tudisca ha parlato di “primato costruito con lavoro, programmazione e dedizione quotidiana”, sottolineando il ruolo svolto dall’assessore Pasquale Serruto e dagli uffici comunali nella costruzione di un modello riconosciuto ormai a livello nazionale.
Ed è probabilmente questo il punto centrale: la Bandiera Blu non arriva per caso.
È il risultato di una strategia lunga anni.
Accanto a Tusa, arriva la conferma importante anche per Capo d’Orlando Marina, che ottiene nuovamente la Bandiera Blu 2026 tra gli approdi turistici italiani. Un riconoscimento che certifica la crescita del porto orlandino come infrastruttura moderna, sostenibile e orientata alla qualità dei servizi.
Qualità delle acque, sicurezza, sostenibilità ambientale, accessibilità e gestione del territorio sono alcuni dei parametri che hanno permesso al Marina di confermarsi punto di riferimento della nautica nel Mediterraneo.
Un segnale positivo per tutto il comprensorio nebroideo, che dimostra come investimenti, programmazione e visione possano produrre risultati concreti.
Ed è qui che nasce inevitabilmente la domanda.
Com’è possibile che un tratto costiero vastissimo, ricco di spiagge, borghi marinari e vocazione turistica, continui a restare quasi completamente fuori dalla mappa delle Bandiere Blu? Perché realtà con enormi potenzialità turistiche non riescono ancora a raggiungere gli standard richiesti?
La risposta è complessa, ma i criteri della FEE parlano chiaro. Per ottenere il riconoscimento servono:
E soprattutto servono amministrazioni locali “non distratte”, attente, costanti, che sappiano programmare. La Bandiera Blu non si conquista con uno slogan estivo o con un singolo intervento spot. Richiede anni di lavoro silenzioso e investimenti costanti.
Qui la mancanta assegnazione diventa parte dominante della campagna elettorale con il duro attacco di Laura Castelli. Emblematica, in questo senso, la sua riflessione.
“C’è tanto da lavorare e nessuno deve nasconderlo”, è stato sottolineato nel dibattito cittadino sul mancato riconoscimento. Ma proprio questa consapevolezza potrebbe rappresentare il punto di partenza.
Perché Milazzo — come molte altre realtà tirreniche — possiede tutte le caratteristiche per ambire alla Bandiera Blu: patrimonio naturale, mare, posizione strategica e forte vocazione turistica.
Serve però una visione moderna del territorio. Servono servizi, decoro urbano, sostenibilità ambientale e credibilità progettuale.
d è forse questa la vera lezione delle Bandiere Blu 2026.
Avere un mare bello oggi non basta più. Il turismo contemporaneo chiede qualità complessiva, sostenibilità, organizzazione, servizi e identità territoriale.
Tusa e Capo d’Orlando Marina dimostrano che raggiungere questi obiettivi è possibile. Il resto della costa tirrenica messinese, invece, continua a restare indietro.
E allora sì, probabilmente è arrivato il momento di smettere di considerare la Bandiera Blu come un semplice vessillo turistico e iniziare a leggerla per ciò che realmente è: un indicatore della qualità amministrativa, ambientale e progettuale di un territorio.
Una prospettiva condivisa anche da ANCE Messina, che sostiene l’iniziativa (altro…)
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