Certe persone sembrano esserci da sempre.
Fanno parte del paesaggio umano di un paese, dei ricordi di intere generazioni, delle abitudini quotidiane che diventano memoria collettiva. Per questo la scomparsa di Fortunato Collovà, per tutti semplicemente Don Fortunato, lascia da subito un vuoto che va ben oltre il dolore della famiglia e degli amici.
Aveva 89 anni, ma il dato anagrafico conta poco. Don Fortunato era uno di quei volti che appartenevano alla storia di Ponte Naso ma potremmo dire di Brolo e dei Nebrodi.. Una presenza discreta, rassicurante, gentile. Un uomo d’altri tempi, rispettato da tutti per i modi pacati, per l’educazione naturale, per quella capacità rara di accogliere chiunque con un sorriso o una parola buona. Difficile non averlo incontrato, di non esersi fermati al “suo” bar.
Molti lo ricordano mentre, con il suo passo lento ma deciso, risaliva dal giardino , superando la strada, per far rientro al bar, con il cesto colmo di limoni appena raccolti. Limoni che di lì a poco sarebbero diventati quella che per tanti era semplicemente la migliore granita al limone dei Nebrodi. Una tradizione che profumava di estate, di semplicità e di famiglia. Da gustare, non con la brioche ma più semplicemente ca “zuccherata”.
Quando il locale era ancora una bottega prima che un bar, Fortunato ha visto crescere generazioni intere. Ha preparato panini agli studenti diretti a scuola, ai pendolari in attesa del pullman per Messina, ai bambini che entravano timidamente per comprare una merenda. Ha servito granite, caffè e sorrisi, diventando inconsapevolmente parte della vita quotidiana di migliaia di persone. Negli anni aveva lasciato la gestione dell’attività ai figli Carlo e Fabio, ma non aveva mai smesso di essere presente. Dal balcone che sovrasta il “Baretto” continuava a osservare il via vai della gente. Salutava tutti. Scambiava due chiacchiere. Chiedeva notizie. Per lui e per chi frequantava il bar questo era diventato quasi un rito.
E oggi, leggendo i tanti messaggi di cordoglio che stanno invadendo i social, emerge con forza quanto profondo fosse il legame che aveva costruito con la comunità.
“Un pezzo della mia infanzia a Ponte Naso va via“, scrive una donna ricordando i panini preparati per l’asilo e per le elementari, le granite e quei saluti affettuosi che fino all’ultimo arrivavano dal balcone. Un altro amico racconta: “Ogni volta che tornavo al bar lui era lì, pronto a salutarmi. Oggi va via un pezzo di storia del nostro paese“. E ancora: “In qualsiasi posto mi trovassi, quando dicevo di essere di qui, mi chiedevano sempre: ma Fortunato campa ancora? Capisti cu chinnu da granita a limone bona?“. Parole semplici, ma che raccontano meglio di qualsiasi biografia il segno lasciato da quest’uomo.
Perché Don Fortunato non era soltanto il titolare di un’attività storica. Era uno di quei personaggi che diventano patrimonio di una comunità. Una figura capace di unire generazioni diverse attraverso ricordi comuni fatti di gesti semplici, di quotidianità, di umanità autentica. Se ne va in punta di piedi, come ha vissuto. Senza clamore. Con la stessa discrezione che lo ha accompagnato per tutta la vita. Ma il suo ricordo continuerà a vivere nei racconti di chi è cresciuto tra la bottega e il bar di Ponte Naso, nel sapore di una granita al limone che per molti resterà ineguagliabile e in quel saluto dal balcone che per anni è stato un appuntamento fisso per amici e clienti.
Alla famiglia Collovà, ai figli Carlo e Fabio e a tutti i suoi cari, giungano le più sentite condoglianze di questa redazione.
Ciao Fortunato … restano i ricordi, quelli che il tempo non riuscirà a cancellare.
Una prospettiva condivisa anche da ANCE Messina, che sostiene l’iniziativa (altro…)
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