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LEZIONI D’ARTE E DI VITA – Quella su “Rembrandt” del Maestro Alfredo A. Iraci

Iraci, a San Fratello, ricorda zia Rosalia attraverso un’inedita opera pittorica

 Quella su “Rembrandt” del Maestro Alfredo A. Iraci, a San Fratello, che ricorda zia Rosalia attraverso un’inedita opera pittorica.

Arte, memoria familiare e racconto di vita trascorsa e presente si incontrano nel Chiostro del Convento di San Fratello per un appuntamento ideato da Alfredo Iraci, ispirato alla celebre rappresentazione della “Profetessa Anna” di Rembrandt. Al centro dell’incontro, come aveva anticipato il Maestro d’Arte, la figura di Rosalia Iraci “Puna”, alla quale è dedicata l’inedita opera pittorica.

Un ritratto può andare oltre la semplice rappresentazione di un volto e diventare memoria, racconto, occasione per interrogarsi sulle proprie radici. È questo il filo conduttore di “La lezione di Rembrandt!”, omaggiando la zia Rosalia e ricordi, storie, sogni e incubi di famiglia, proposta da Alfredo A. Iraci a San Fratello. L’appuntamento si è svolto sabato 29 agosto, alle 19.15, nella Chiesa di Santa Maria Assunta, nel Chiostro del Convento, con la disponibile ospitalità dell’Arciprete Cirino Versaci e del Rev.do Don Gualberto.

Il riferimento artistico scelto da Iraci è particolarmente suggestivo: il ritratto nel quale Rembrandt raffigurò la propria madre nelle sembianze della profetessa Anna.

Da quella capacità della pittura di trasformare un volto familiare in qualcosa di universale nasce il percorso pensato dall’autore per ricordare la zia Rosalia Iraci.

Durante l’incontro è stata infatti presentata un’opera pittorica inedita che la ritrae, punto di partenza per una narrazione che Iraci ha sintetizzato nel titolo provocatorio “Pune e Maschetti: vita, morte, ‘miracoli’”. Non una commemorazione convenzionale né, come lo stesso autore ha voluto precisare nell’invito ad un selezionato pubblico di amici, un’occasione costruita sulla nostalgia facile. L’intenzione è stata piuttosto quella di restituire caratteri e vicende con spontaneità, senza rinunciare anche agli aspetti più severi e crudi della memoria.

Iraci al suo solito ama stupire e coinvolgere. Così nasce un’occasione dove la pittura diventa strumento per raccontare una storia privata che appartiene anche alla memoria collettiva di San Fratello ma anche un invito dove volti, soprannomi, parentele e storie, che rischiano di scomparire, e che invece, attraverso un quadro e il racconto, possono tornare per qualche ora a vivere.

Una personale “lezione di Rembrandt” quella pensata da Alfredo Iraci: partire dal volto di una persona per provare a raccontare, attraverso l’arte, qualcosa che va molto oltre quel singolo ritratto.

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Redazione Scomunicando.it

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