Cronaca

L’INTERVISTA – Giuseppe Ustica: “Cassiopea, cinque anni di idee per il territorio”

Parla il Presidente della Cassiopea Group:  «Oggi tutti parlano di aeroporto, noi lo proponevamo quando nessuno voleva ascoltare»

Dalle coste ai rifiuti, dall’acqua ai parcheggi, fino all’Aeroporto del Mela. Il presidente del Consorzio Cassiopea, ing. Giuseppe Ustica, fa il punto sulle proposte elaborate negli ultimi anni: «Non cerchiamo primogeniture. Se altri riusciranno a realizzarle, sarà comunque una vittoria per il territorio»

Ci sono estati che lasciano fotografie da cartolina e altre che, insieme al caldo, mettono impietosamente in evidenza tutto ciò che durante l’anno si riesce più facilmente a nascondere sotto il tappeto.

Servizi insufficienti, mobilità, approvvigionamento idrico, parcheggi, gestione dei rifiuti, collegamenti, infrastrutture. Problemi che riguardano l’intera provincia di Messina e che a Patti, città nella quale ha sede il Consorzio Cassiopea, diventano inevitabilmente anche materia di riflessione quotidiana.

Cassiopea, però, non vuole essere soltanto una struttura tecnica. Negli anni ha provato a costruire attorno a sé una sorta di hub di progettazione e di idee, mettendo sul tavolo proposte che vanno dal ripascimento delle coste alla sistemazione dei corsi d’acqua, dalla gestione dei rifiuti alla portualità di Tremestieri, dai servizi per Tindari al centro polivalente di Patti, fino alla desalinizzazione dell’acqua e alla questione dei parcheggi di Patti Marina.

E poi c’è il progetto che oggi, improvvisamente, sembra essere diventato argomento di grande attualità: l’Aeroporto del Mela.

Ne parliamo con il presidente del Consorzio Cassiopea, l’ingegnere Giuseppe Ustica.

Ingegnere Ustica, questa estate sembra avere fatto emergere, uno dopo l’altro, molti dei problemi strutturali della provincia.

«L’estate ha questa caratteristica: aumenta le presenze, moltiplica gli spostamenti, mette sotto pressione servizi e infrastrutture e quindi rende visibili criticità che in altri periodi dell’anno sembrano meno evidenti. Ma i problemi non nascono ad agosto. Ad agosto semplicemente non si riescono più a nascondere».

Cassiopea negli ultimi cinque anni ha presentato diverse idee e proposte. Qual è stata la vostra impostazione?

«Abbiamo cercato di partire dai problemi reali e di immaginare delle soluzioni. Cassiopea è certamente una struttura progettuale, ma abbiamo sempre voluto che fosse anche un luogo nel quale confrontare idee, professionalità ed esperienze. Non ci interessa produrre soltanto documenti da mettere in un cassetto: vogliamo ragionare su ciò che può concretamente migliorare questo territorio».

L’elenco delle questioni affrontate è lungo.

«Abbiamo lavorato sul ripascimento delle coste, sulla situazione dei fiumi, sul problema dei rifiuti e sulle possibili soluzioni impiantistiche che possiamo dire rivoluzionarie, sul porto di Tremestieri, sui servizi e sui parcheggi di Tindari, sulla possibilità di realizzare un centro polivalente a Patti, sugli impianti di desalinizzazione, sui parcheggi e sulla mobilità di Patti Marina. Sono tutti temi che oggi ritroviamo puntualmente nel dibattito pubblico».

Eppure molte di queste proposte sembrano non avere trovato grande attenzione politica.

«È un dato di fatto. Non abbiamo visto una grande attenzione nei confronti delle nostre proposte. Qualcuno, a telecamere spente, ci ha anche detto che forse Cassiopea non sarebbe stata in grado di realizzare ciò che proponeva. Qualcun altro si è chiesto quasi con fastidio se pensassimo di poter “determinare” le scelte della provincia».

Ustica sorride, ma il passaggio è tutt’altro che leggero.

«Noi non vogliamo determinare nulla. Vogliamo contribuire. C’è una grande differenza. Se una proposta è sbagliata la si discute, la si smonta tecnicamente e la si supera. Quello che non aiuta è ignorarla soltanto perché arriva fuori dai percorsi tradizionali della politica».

L’Aeroporto del Mela e quel progetto che sembrava impossibile

Tra le proposte di Cassiopea, quella che più di tutte aveva fatto discutere era l’ipotesi . molto concreta – di un Aeroporto del Mela.

Un progetto che Ustica torna oggi a difendere, soprattutto alla luce delle criticità che hanno recentemente interessato lo scalo catanese e che hanno riaperto il tema della fragilità del sistema aeroportuale e dei collegamenti della Sicilia orientale.

Quando parlavate dell’Aeroporto del Mela, quale infrastruttura immaginavate?

«Questo è il punto che spesso non è stato compreso. Noi non abbiamo mai immaginato un aeroporto costruito per fare concorrenza a Catania o a Palermo. Non sarebbe costato nulla ai cittadine, nessun fondo pubblico né statale, né regionale, solo una cordata di privati, Sarebbe stato assurdo. Abbiamo sempre parlato di un’infrastruttura complementare, dimensionata sulle esigenze del territorio e capace anche di rappresentare un’alternativa in determinate situazioni».

In altre parole, non un terzo grande scalo siciliano concepito per contendere milioni di passeggeri agli aeroporti esistenti, ma una struttura con una funzione diversa.

«Un territorio moderno dovrebbe avere un piano A, ma anche un piano B e, possibilmente, un piano C. Quando un’infrastruttura strategica entra in difficoltà, ci si accorge immediatamente di quanto sia pericoloso non avere alternative».

Ed è qui che Ustica concede una battuta destinata inevitabilmente a lasciare il segno.

«Adesso dobbiamo quasi ringraziare Sua Maestà Mungibello. È bastato che l’Etna ricordasse a tutti che esiste perché improvvisamente il dibattito sulle infrastrutture alternative diventasse urgente».

«Ora tutti corrono»

E oggi cosa vede nel dibattito politico?

«Vedo finalmente molta attenzione. C’è chi vuole mettere insieme i 108 Comuni della provincia, chi dice di avere già un progetto pronto da anni, chi propone accordi e convenzioni. Benissimo. Magari fosse sempre così quando si parla di infrastrutture».

Nessuna rivendicazione di paternità, almeno nelle intenzioni.

«Noi non vogliamo dire: “L’avevamo detto prima”. Sarebbe troppo semplice. Però bisogna anche ricordare che quando ponevamo questi temi sembravano quasi esercizi teorici. Oggi sono diventati improvvisamente problemi concreti».

Ed è probabilmente questa la parte più politica, pur non volendo essere una polemica contro la politica.

ùCassiopea si sente scavalcata da chi oggi riprende quegli stessi temi?

«Assolutamente no. Se qualcuno riuscirà davvero a realizzare ciò che noi abbiamo soltanto proposto, ne saremo felici. Per noi sarà comunque un successo. Significherà che avere sollevato quella questione è servito».

Progetti senza costi per gli enti pubblici

Un altro elemento sul quale Ustica insiste riguarda il modello finanziario immaginato per alcune delle infrastrutture.

«Molte delle nostre idee erano e sono pensate attraverso strumenti di project financing, quindi con il coinvolgimento di capitali privati e senza scaricare necessariamente i costi su Comuni, Regione o Stato».

Una scelta che, secondo il presidente di Cassiopea, dovrebbe quantomeno indurre le amministrazioni a valutare le proposte prima di archiviarle.

«Non abbiamo mai chiesto agli enti pubblici di firmare assegni in bianco. Abbiamo detto: sediamoci attorno a un tavolo, verifichiamo la sostenibilità tecnica ed economica delle proposte, coinvolgiamo gli investitori quando esistono le condizioni e poi decidiamo».

Patti laboratorio di problemi, ma anche di soluzioni

Il ragionamento ritorna infine a Patti.

Parcheggi insufficienti a Marina, pressione estiva sui servizi, Tindari con le sue difficoltà di accesso e accoglienza, acqua, mobilità, spazi pubblici: per Ustica sono tasselli della stessa questione.

«Non possiamo continuare ad affrontare ogni emergenza come se fosse la prima volta. Occorre cominciare a costruire una vera cultura della programmazione».

Perché progettare, secondo Cassiopea, significa proprio questo: immaginare oggi il problema che potrebbe esplodere domani.

«Noi continueremo a presentare idee. Alcune potranno piacere, altre no. Alcune saranno realizzabili, altre potranno essere migliorate o superate da soluzioni migliori. Ma quello che chiediamo è che si torni a discutere nel merito».

E se domani l’Aeroporto del Mela, un impianto di desalinizzazione, un nuovo sistema di parcheggi o una diversa soluzione per i rifiuti dovessero essere realizzati da altri?

Ustica non sembra avere dubbi.

«Applaudiremo. Perché Cassiopea non deve vincere una gara contro qualcuno. Deve vincere il territorio. Se un’idea che abbiamo lanciato diventa un’opera utile alla comunità, poco importa quale bandiera ci sarà il giorno dell’inaugurazione».

Forse è proprio qui il punto.

Le emergenze prima o poi passano. Gli incendi si spengono, il traffico torna normale, l’estate finisce e persino “Sua Maestà Mungibello” torna a sonnecchiare.

La domanda è cosa rimane dopo.

Se rimarranno soltanto tavoli, riunioni e dichiarazioni, avremo semplicemente aspettato la prossima emergenza. Se invece da questa stagione nascerà finalmente una programmazione capace di guardare oltre il problema del giorno, allora anche anni di proposte rimaste nei cassetti potrebbero avere avuto un senso.

 

Redazione Scomunicando.it

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