POLITICA & LAVORO – AST, 35 lavoratori restano fuori: tensione sociale e scontro politico sulla gestione
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POLITICA & LAVORO – AST, 35 lavoratori restano fuori: tensione sociale e scontro politico sulla gestione

Si apre con un taglio netto e doloroso il nuovo capitolo della crisi dell’AST. Per 35 lavoratori interinali, il rapporto con l’azienda si interromperà: contratti scaduti e nessuna proroga. Una decisione che trasforma numeri e bilanci in storie concrete, fatte di famiglie e incertezze.

Il quadro complessivo parla di 157 lavoratori in somministrazione: per 122 è stata prevista una proroga temporanea – circa due mesi e mezzo, fino al 9 giugno – mentre per gli altri non ci sarà continuità.

I tagli colpiscono soprattutto le sedi di Palermo, Modica, Siracusa e Catania, mentre restano escluse, almeno per ora, le realtà di Messina e Trapani.

Il vertice dell’AST, guidato dal presidente Luigi Genovese, parla di una scelta legata a una “rivalutazione del fabbisogno aziendale” e a nuove esigenze organizzative ritenute urgenti.Una linea che punta a ridimensionare il ricorso al lavoro interinale, mantenendo solo le figure considerate essenziali: operatori di esercizio e addetti alla manutenzione, indispensabili per garantire la continuità del servizio. Tuttavia, questa decisione si inserisce in un contesto già fragile, aggravato anche dalla sospensione del concorso pubblico per nuovi autisti, che limita la possibilità di stabilizzare e rinnovare l’organico.

Sul piano politico, la vicenda si accende rapidamente. L’onorevole Giuseppe Lombardo parla di una gestione fallimentare, accusando il vertice aziendale di scaricare responsabilità sul passato e denunciando una strategia che, a suo dire, avrebbe portato progressivamente al depotenziamento della società. Secondo Lombardo, i primi effetti sarebbero proprio questi: lavoratori mandati a casa e un piano di risanamento che mostra criticità rilevanti, anche sul piano economico.

Il caso AST, però, non si esaurisce nel taglio dei contratti. Sullo sfondo restano questioni più ampie:

  • mezzi fermi e carenza di personale operativo
  • ricorso a servizi esterni con costi elevati
  • difficoltà nella programmazione e nella gestione delle risorse

A questo si aggiunge il nodo irrisolto della stabilizzazione dei precari, tema che da anni attraversa il dibattito sul futuro dell’azienda.

Intanto cresce la mobilitazione. I lavoratori esclusi e le organizzazioni sindacali annunciano iniziative di protesta, con un sit-in previsto davanti a Palazzo dei Normanni in occasione dell’audizione del vertice aziendale. La richiesta è chiara: un intervento della Regione e una revisione immediata delle scelte adottate. Non si escludono, inoltre, richieste di dimissioni ai vertici.

Una crisi che diventa simbolo

Il caso AST assume così un valore che va oltre la singola vicenda aziendale. Diventa il simbolo di un sistema in difficoltà, dove le esigenze di bilancio si scontrano con la tenuta sociale e occupazionale. E mentre la politica si confronta – spesso duramente – resta una domanda di fondo: come conciliare sostenibilità economica e tutela del lavoro, senza lasciare indietro chi oggi paga il prezzo più alto della crisi?

24 Marzo 2026

Autore:

redazione


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