Il cantiere del centrodestra siciliano entra nella sua fase più delicata.
A poco più di un anno dalle elezioni regionali del 2027, Lega e Democrazia Cristiana lavorano alla costruzione di un progetto politico comune che potrebbe tradursi in una lista unitaria o, quantomeno, in un percorso condiviso destinato a rafforzare il peso dell’area moderata all’interno della coalizione. E’ questa la notizia che ha scosso l’afoso week end estivo siciliano.
L’intesa, ancora priva di un accordo formale, ma fortemente chiacchierata, avrebbe come primo passaggio la costituzione di un intergruppo parlamentare all’Assemblea regionale siciliana. Un’operazione che andrebbe oltre la semplice collaborazione d’Aula, configurandosi come il laboratorio politico di una futura alleanza elettorale.
Tra i principali sostenitori dell’operazione dovrebbe essere proprio Luca Sammartino, oggi punto di riferimento della Lega nell’Isola. L’obiettivo appare duplice: consolidare il radicamento territoriale del partito, evitare che la Lega precipiti nei consensi e impedire la dispersione del voto nell’area di centrodestra.
Il contesto è cambiato rapidamente negli ultimi mesi.
L’avvio dell’organizzazione di Futuro Nazionale, il movimento fondato dal generale Roberto Vannacci, sta infatti ridisegnando gli equilibri della destra italiana anche in Sicilia, dove sono già partiti i primi comitati territoriali. L’eventuale competizione nello stesso bacino elettorale rende ancora più urgente, per la Lega, la costruzione di un contenitore politico più ampio capace di attrarre amministratori locali, esponenti civici e mondo moderato. Nelle ultime settimane sono circolate indiscrezioni su un possibile esodo di deputati leghisti in Forza Italia, al fianco dell’eurodeputato Marco Falcone. Si tratta, tuttavia, di uno scenario che, secondo diverse fonti politiche, viene considerato al momento poco probabile e che non trova conferme ufficiali ma che si gioca sulle percentuali dei voti e dei collegi. Insomma scelte per blindare posti sicuri.
Anche la Democrazia Cristiana è chiamata a una scelta strategica. Dopo le vicende che hanno ridimensionato il ruolo politico di Totò Cuffaro, il partito sta cercando una nuova collocazione capace di valorizzarne il patrimonio amministrativo e territoriale. Nei mesi scorsi non sono mancati contatti con Sud chiama Nord di Cateno De Luca. Una parte della classe dirigente, soprattutto negli enti locali, guardava con interesse a quell’ipotesi. Nelle ultime settimane, però, avrebbe preso consistenza l’opzione di un asse stabile con la Lega, ritenuto più coerente con la permanenza della Dc all’interno del centrodestra. Una decisione definitiva dovrà comunque passare dagli organismi regionali del partito.
A confermare che il confronto è aperto è stato il deputato regionale della Dc Ignazio Abbate.
“Tutte le ipotesi sono sul tavolo, nessuna esclusa. Non si tratta di decisioni che verranno adottate dall’oggi al domani, serve un confronto con tutti all’interno del partito.”
Parole che lasciano intendere come il percorso sia ancora in costruzione, pur confermando l’esistenza di un dialogo avanzato tra le due forze politiche.
Resta da sciogliere uno dei nodi più delicati: la forma elettorale dell’accordo. Sul tavolo esistono almeno due opzioni.
La prima prevede un contrassegno comune che mantenga ben visibili i simboli di Lega e Democrazia Cristiana, valorizzando entrambe le identità. La seconda guarda invece alla nascita di un nuovo brand politico capace di rappresentare un’area centrista e autonomista più ampia, aperta anche ad amministratori civici e personalità provenienti da altre esperienze.
La scelta non è soltanto grafica, ma profondamente politica: un nuovo simbolo potrebbe facilitare ulteriori adesioni senza costringere i nuovi ingressi a riconoscersi esclusivamente in uno dei due partiti.
L’ipotesi di una collaborazione non nasce oggi.
Negli ultimi anni Lega e Dc hanno già sperimentato convergenze in diverse competizioni amministrative, condividendo spesso strategie territoriali e candidature. Parallelamente, i vertici regionali dei due partiti hanno più volte rivendicato la volontà di rafforzare l’area moderata del centrodestra. Nino Minardo, Lega, nei mesi scorsi aveva ribadito che il partito avrebbe proseguito nella politica di allargamento verso il centro e nel coinvolgimento di nuovi amministratori locali.
Anche la Dc ha già confermato la propria collocazione nella coalizione di governo regionale, esprimendo sostegno alla prospettiva di una ricandidatura del presidente Renato Schifani nel 2027.
L’eventuale lista unica potrebbe modificare sensibilmente gli equilibri interni alla coalizione. Da una parte consentirebbe alla Lega di rafforzare la propria presenza in Sicilia, storicamente costruita più attraverso il radicamento di amministratori locali che sul tradizionale elettorato del Carroccio. Dall’altra offrirebbe alla Democrazia Cristiana un contenitore più competitivo in una competizione che si preannuncia particolarmente frammentata.
L’operazione avrebbe anche un significato nazionale: rappresenterebbe uno dei primi esperimenti di aggregazione tra una forza sovranista e un partito esplicitamente centrista, con l’obiettivo di ampliare il consenso senza rompere gli equilibri del centrodestra.
Sullo sfondo rimane la crescita di Futuro Nazionale.
L’organizzazione del movimento in Sicilia è appena iniziata, ma l’attenzione dei partiti tradizionali è già alta. La presenza di un nuovo soggetto politico potenzialmente competitivo nell’elettorato di destra potrebbe infatti incidere soprattutto sulla Lega, rendendo ancora più strategica la costruzione di alleanze solide e liste in grado di intercettare il voto moderato e amministrativo. È anche in questa chiave che molti osservatori leggono l’accelerazione impressa alle trattative tra Lega e Democrazia Cristiana.
Se l’accordo dovesse concretizzarsi nelle prossime settimane, il centrodestra siciliano potrebbe presentarsi ai blocchi di partenza delle Regionali con un nuovo polo centrista-leghista destinato a pesare nella distribuzione degli equilibri interni alla coalizione e nella partita per la composizione delle future liste. Molto dipenderà dalla capacità dei due partiti di trasformare un’intesa parlamentare in un progetto politico condiviso, evitando sovrapposizioni territoriali e mantenendo un equilibrio tra identità diverse ma accomunate dall’obiettivo di rafforzare il fronte moderato del centrodestra. E c’è già chi ha fatto le valigie.
Secca risposta del senatore Germanà, Commissario Regionale Lega Sicilia.
Mi sembrano chiacchiere da calciomercato, la politica è un’altra cosa. La Lega ha una sua identità ben definita e un radicamento territoriale altrettanto robusto. Le porte sono sempre aperte per chi vuole sposare un progetto a lunga gettata. Non amo parlare ne di Vannacci ne di quello che fanno gli altri. Piuttosto resto concentrato su quello che dobbiamo fare noi per essere sempre più credibili agli occhi dei nostri elettori.
Una prospettiva condivisa anche da ANCE Messina, che sostiene l’iniziativa (altro…)
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