Dieci anni fa moriva Umberto Eco
il maestro de Il nome della rosa
Ieri ricorrevano dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco, morto il 19 febbraio 2016. A distanza di un decennio, la sua figura resta centrale nel panorama culturale europeo: intellettuale raffinato, semiologo tra i più influenti del Novecento e narratore capace di parlare al grande pubblico senza mai rinunciare alla complessità.
Nato ad Alessandria nel 1932, Eco ha sempre custodito nel proprio immaginario la cifra della provincia italiana, trasformandola in materia letteraria e metafora esistenziale. Quel mondo di nebbie, borghi e memorie storiche diventa laboratorio narrativo in romanzi come Baudolino, dove la nostalgia si intreccia con l’erudizione medievale. La sua formazione attraversa la Rai, il giornalismo culturale, l’editoria, fino alla consacrazione accademica: dal 1975 fu titolare della cattedra di semiotica all’Università di Bologna, contribuendo in modo decisivo alla diffusione delle scienze della comunicazione in Italia.
Ma è nella narrativa che Eco realizza la sua sintesi più compiuta tra sapere e racconto. Il nome della rosa, pubblicato nel 1980, resta il suo capolavoro: un romanzo erudito e insieme popolare, capace di vendere oltre 50 milioni di copie nel mondo e di trasformare un intricato giallo medievale in una riflessione sul potere, sulla verità e sull’interpretazione. Le digressioni storiche, le dispute teologiche, le biblioteche-labirinto non sono meri sfoggi di dottrina, ma strumenti per guidare il lettore in quel “bosco narrativo” di cui Eco parlò nelle sue celebri lezioni americane.
Per Eco, leggere era un esercizio di libertà e insieme di responsabilità: un modo per dare forma al disordine dell’esperienza. La narrativa aveva una funzione quasi terapeutica, perché insegnava a orientarsi nella complessità del reale. In questo sta la sua grandezza: aver dimostrato che l’intelligenza può essere affascinante, che l’erudizione può diventare avventura, che la cultura non è élite ma dialogo.
A dieci anni dalla morte, resta la sua lezione più attuale: comprendere i segni del mondo per non esserne travolti. E continuare a cercare, tra le pagine di un libro, il senso delle nostre domande.





