Attualita

SinagrArte – Quando un piccolo paese anticipava il contemporaneo

una storia da grande rassegna siciliana

Dai cataloghi degli anni Ottanta emergono nomi come Ernesto Treccani, Orfeo Tamburi, Tono Zancanaro, Saverio Terruso e Jean Calogero. Poi il lungo silenzio ed ora la rinascita.

Oggi, con l’amministrazione Musca e la direzione artistica di Filippo Puglia, Sinagra prova a recuperare non soltanto una manifestazione, ma un pezzo importante della propria identità culturale

La chiusura della qunita edizone di SinagrArte offre lo spunto di una riflessione.

Ci sono manifestazioni che diventano importanti perché durano a lungo. E ce ne sono altre che, guardate molti anni dopo, sorprendono soprattutto per quanto erano avanti rispetto al loro tempo. SinagrArte appartiene probabilmente alla seconda categoria. Sfogliare oggi i vecchi cataloghi, le locandine, gli articoli di giornale e le pagine ingiallite conservate negli archivi significa scoprire che, nella seconda metà degli anni Ottanta, un piccolo centro dei Nebrodi aveva costruito intorno all’arte contemporanea qualcosa di molto più ambizioso di una semplice mostra estiva. Sinagra provava a diventare un luogo dell’arte.

E lo faceva quando parole oggi abusate come “rigenerazione”, “rete culturale”, “arte diffusa”, “contaminazione” e “promozione del territorio attraverso la cultura” non erano ancora entrate stabilmente nel linguaggio delle amministrazioni pubbliche. La documentazione storica, racconta sapientemente nell’archivio familiare di Nunzio Mancuso, il professore e amministratrore, che fu tra i promori di questa sperimentazione,  racconta che la prima Manifestazione Nazionale d’Arte Contemporanea SinagrArte si svolse dal 20 al 30 luglio 1985, nella Sala Consiliare del Palazzo di Città. Già la definizione scelta allora è significativa: non una mostra locale, non una collettiva estemporanea, ma una Manifestazione Nazionale d’Arte Contemporanea.

Un’ambizione dichiarata.

L’anno successivo, dal 27 luglio al 20 agosto 1986, SinagrArte tornò con la seconda edizione, questa volta esplicitamente posta “nel nome di Beniamino Joppolo”. Ed è un dettaglio tutt’altro che marginale. Richiamarsi a Joppolo significava collocare Sinagra dentro una storia culturale che andava ben oltre i confini dei Nebrodi: quella di uno scrittore, drammaturgo, intellettuale e artista capace di attraversare le avanguardie del Novecento. Era, insomma, una dichiarazione d’identità.

Quando a Sinagra arrivavano artisti da tutta Italia

A parlare più di qualsiasi ricostruzione sono i nomi. Nei documenti relativi alle prime edizioni compaiono Santi Alleruzzo, Michele Ballato, Alberto Berti, Rosanna Boddi Bronzi, Nino Caffè, Giuseppe Ciccia, Angelo Giovanni Ciucci, Miranda Costa, Lorenzo Chinnici, Franco Dalla Pozza, Paolo De Pasquale, Rino Furlan, Giuseppe Gambino Gambrinos, Giovanni Gaudiomonte, Giovanni Guglielmo, Mariella Kofler, Edoardo Iaccheo, Paolo Lapi, Pasquale Marino, Renato Mertens, Carlo Monastra, Antonio Montefusco, Cirillo Murer, Enrico Musso, Enzo Napoli, Antonio Occhipinti, Piero Panza, Giuseppe Pavone, Pietro Perroni, Walter Piacesi, Maria Rosa Pizzino, Giacomo Scilla, Alvaro Spagnesi, Mena Stelitano, Franco Sumberaz.

E poi nomi che, riletti oggi, danno immediatamente la misura del livello al quale quella manifestazione aveva saputo guardare: Orfeo Tamburi. Saverio Terruso. Ernesto Treccani. Tono Zancanaro. Non presenze decorative da aggiungere a un catalogo, ma protagonisti riconosciuti dell’arte italiana del Novecento.

Ernesto Treccani era stato uno degli animatori dell’avanguardia milanese, fondatore appena diciottenne della rivista Corrente, protagonista del realismo italiano e artista profondamente legato ai temi civili, al Mezzogiorno, alla condizione degli ultimi e all’emigrazione. La sua ricerca si era sviluppata accanto a figure come Guttuso, Birolli, Migneco, Sassu e successivamente Cassinari e Morlotti. Pensare che il suo nome compaia nella storia di una rassegna organizzata in quegli anni a Sinagra basta già a cambiare la prospettiva con cui oggi dovremmo leggere quell’esperienza.

Lo stesso vale per Orfeo Tamburi, formatosi a Roma e poi profondamente legato a Parigi, presente più volte alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia e protagonista di una carriera espositiva internazionale. Tono Zancanaro, pittore e incisore tra i più originali del Novecento italiano, aveva costruito la propria ricerca dentro un realismo spesso attraversato dalla satira politica e dalla deformazione grottesca; nelle sue opere entrano anche la Sicilia, Selinunte e i “carusi”, facendo dell’arte uno strumento di osservazione sociale prima ancora che estetica.  E poi Saverio Terruso, siciliano di Monreale, formatosi a Brera, docente nelle Accademie di Palermo, Carrara e successivamente titolare della cattedra di pittura a Brera, protagonista di un’intensa attività internazionale tra Europa, Stati Uniti, America Latina e Asia.

Non erano dunque anni nei quali Sinagra ospitava semplicemente “qualche pittore”. Era inserita, con le proporzioni che appartenevano naturalmente a un piccolo comune siciliano, dentro un circuito culturale autentico.

Una raccolta pubblica d’arte: l’intuizione più moderna

C’è poi un elemento che forse racconta ancora meglio la lungimiranza di quell’esperienza. Le opere non dovevano semplicemente arrivare, essere esposte e ripartire. Una parte veniva donata per costituire una raccolta pubblica d’arte moderna. Nel 1986 le opere donate furono esposte nelle sale del Convento, mentre gli artisti invitati alla seconda edizione trovavano spazio al Palazzo di Città. Nel 1987 la stessa impostazione proseguì: alla Chiesa del Crocifisso venivano presentate le opere donate alla raccolta pubblica, mentre nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale erano esposte quelle degli autori invitati alla terza edizione.

È forse questo il punto nel quale SinagrArte anticipava maggiormente temi oggi centrali. La manifestazione non voleva consumare cultura, voleva produrre patrimonio. Ogni edizione poteva lasciare qualcosa al paese.

Un’opera. Una relazione. Un archivio. Una memoria. Una collezione che, se adeguatamente ricostruita, catalogata, restaurata dove necessario e resa nuovamente fruibile, potrebbe rappresentare oggi uno degli esiti più concreti di quella stagione.

SinagrArte ’87: la rete cresce

La terza edizione si svolse dal 2 al 16 agosto 1987. Il catalogo indica tra gli autori presenti Michele Ballato, Nino Caffè, Lorenzo Chinnici, Giuseppe Gambino Gambrinos, Giovanni Gaudiomonte, Carlo Monastra, Antonio Montefusco, Enrico Musso, Walter Piacesi, M. Rosa Pizzino, Alvaro Spagnesi e Mena Stelitano. Ancora una volta, coordinatore della manifestazione era Carmelo Sicilia.

La rete di adesioni che emerge dalla documentazione di quegli anni è sorprendente. Accanto all’Amministrazione provinciale di Messina e al Comune di Sinagra compaiono il Comune di Gela con l’assessorato allo Sport e Turismo, il Comune di Milazzo con l’assessorato alle Attività culturali, la Biblioteca comunale di Montagnareale, la Comunità Montana Aspromonte Orientale di Reggio Calabria, i Comuni di Capo d’Orlando, Raccuja e Sant’Angelo di Brolo, la Pro Loco di Milazzo. Ma il rapporto non era soltanto istituzionale.

Aderivano Eco d’Arte Moderna di Firenze, la Galleria d’Arte Lo Stacco di Patti, la Galleria La Telaccia di Torino, la Galleria Studio R di Vicenza e lo Studio d’Arte Le Maschere di Milazzo. Un reticolo che collegava un paese dei Nebrodi a Firenze, Torino, Vicenza, Reggio Calabria e ad altri centri siciliani. Oggi lo chiameremmo networking culturale. Allora, più semplicemente, lo facevano.

1989: la quarta edizione

Nel 1989 SinagrArte arrivò alla quarta edizione, dal 6 al 15 agosto, con il patrocinio della Regione Siciliana, dell’Assessorato ai Beni culturali, ambientali e alla Pubblica istruzione, della Provincia regionale di Messina, del Comune e della Pro Loco di Sinagra. Gli autori documentati per quell’edizione sono Giuseppe Belotti, Franco Bracciante, Antonio Briguglio, Giuseppe La Parola, Carmelo Rifici e Massimo Scaffidi. Ancora una volta il coordinamento era affidato a Carmelo Sicilia ma con lui lavoravano anche Nunzio Mancuso e Carlo Cardaci. Ed è giusto soffermarsi proprio sul lavoro di chi costruiva queste iniziative lontano dai riflettori. Perché le manifestazioni culturali non nascono spontaneamente.

Dietro SinagrArte ci furono intuizioni, telefonate, rapporti personali con artisti e gallerie, cataloghi da predisporre, opere da trasportare, sale da allestire, amministrazioni da coinvolgere.

Carmelo Sicilia fu per diverse edizioni il coordinatore indicato ufficialmente nei cataloghi e rappresenta quindi una delle figure centrali di quella stagione. Accanto a lui va ricordato anche Carlo Cardaci, il cui contributo appartiene a quella rete di persone che negli anni seppe sostenere e accompagnare la crescita culturale e associativa di Sinagra, insieme ai tanti amministratori, operatori e volontari che, con ruoli differenti, resero possibile un progetto che per un piccolo comune richiedeva una capacità organizzativa tutt’altro che ordinaria. E vanno ricordate le diverse amministrazioni comunali che nel tempo garantirono continuità istituzionale alla manifestazione.

Perché una delle lezioni della vecchia SinagrArte è proprio questa: quando un progetto culturale diventa patrimonio della comunità, dovrebbe riuscire a sopravvivere alle stagioni politiche.

1991, Jean Calogero e una Sinagra che guardava a Parigi

Tra i documenti più significativi c’è poi quello del 1991. SinagrArte ospitò dall’11 al 18 agosto, nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale, una mostra monografica di Jean Calogero, con presentazione di Giovanni Capuzzo, patrocinata da Regione Siciliana, Amministrazione comunale di Sinagra e Pro Loco e realizzata con la collaborazione del Centro d’Arte Moderna Agatirio di Capo d’Orlando. Anche questo nome merita di essere contestualizzato.

Jean Calogero, nato a Catania nel 1922, aveva costruito una carriera internazionale soprattutto tra Sicilia e Parigi. Lavorò con importanti gallerie francesi, entrò nel circuito del collezionismo internazionale e nel 1957 ricevette dalla città di Parigi la Grande Medaglia d’Argento. Le sue esposizioni avevano attraversato Francia, Stati Uniti, Giappone e numerose città italiane.  Nel catalogo conservato a Sinagra compare una sequenza impressionante di esposizioni: Parigi, New York, Los Angeles, Tokyo, Chicago, Milano, Roma, Firenze, Bari, Napoli, Monaco, Sassari, Nagoya, San Francisco. E nel 1991 quella traiettoria passava da Sinagra. Questo è il dato che oggi merita di essere recuperato. Non per nostalgia. Ma per consapevolezza.

Gli anni dell’oblio

Come accade a tante esperienze culturali nate nei territori, a un certo punto quella stagione si interruppe. SinagrArte uscì progressivamente dal calendario culturale, fino a diventare soprattutto memoria per chi l’aveva vissuta e una serie di cataloghi conservati negli archivi e nelle biblioteche. E qui nasce un paradosso. Mentre nel frattempo molti territori cominciavano a costruire festival di arte contemporanea, residenze artistiche, musei diffusi e progetti di rigenerazione culturale facenbdone un bel biglietto da visita, Sinagra aveva già sperimentato, in forma embrionale, molti di quei concetti. Aveva portato artisti nazionali nel borgo. Aveva costruito relazioni con gallerie. Aveva collegato arte e luoghi pubblici. Aveva pensato a una collezione permanente. Aveva utilizzato edifici diversi del paese come spazi espositivi. Aveva persino legato una manifestazione contemporanea alla memoria di Beniamino Joppolo. Poi tutto questo, per molto tempo, è rimasto sottotraccia.

La rinascita

Il recupero è cominciato negli ultimi anni. La nuova SinagrArte nasce da unprogetto ripreso nel 2022, con la direzione artistica di Filippo Puglia, che ha guidato anche le edizioni 2023, 2024, 2025 e l’ultima quella del 2026 che ha appena visto, con successo, calare il sipraio. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Nino Musca ha scelto di investire nuovamente sul progetto, insieme all’assessore alla Cultura Marzia Mancuso, al vice sindaco Guglielmo Lacava ed a tutta la giunta insieme alla Pro Loco presieduta da Vincenza “Enza” Mola e a una squadra di artisti e collaboratori.

La dichiarazione d’intenti è chiara: riportare SinagrArte ai fasti del passato senza trasformarla nella replica nostalgica di ciò che era.

L’edizione 2026, ospitata a Palazzo Salleo, ha proposto pittura, scultura, installazioni, fotografia e momenti musicali, tentando anche di portare l’arte fuori dalle sale e direttamente tra la gente con la sperimentazione di “Arte in Piazza” con le grandi opere esposte a balcini per ingentilire la piazza. Filippo Puglia ha più volte sottolineato questa necessità: fare in modo che l’arte non resti patrimonio di pochi addetti ai lavori, ma incontri il paese.

Quella stessa edizione ha visto tra gli altri Simona Albini, Roberto Antonazzo, Fabio Badani, Catena Biagia Ballarino, Vittorio Ballato, Antonello Bonanno Conti, Sabrina Busà, Nicola Chiaramonte, Loredana Castrovinci, Carmen Crisafulli, Enzo Currò, Silvia De Pasquale, Giacinta Fazio, Milo Floramo, Giosué Tindaro Galletto, Antonino Gaglio, Alessandro Gulino, Antonio Limoncelli, Eugenia Kondratyuk, Benedetta Luca, Sergio Lupo, Marzia Mancuso, Marco Mammana, Pasquale Marino, Il Moro di Sicilia, Pippo Nania, Anna Parisi, Evelyn Piazza, Giuseppe Pizzardi, Filippo Puglia, Peppe Rametta, Lella Raimondi, Pippo Romeo, Giulio Santoro, Massimo Scaffidi, Simona Scaffidi, Andrea Seminara, Ilia Sili, Antonio Sirna, Patrizia Tempestilli, Irene Urbino, Riccardo Velluto, Salvatore Zingales insieme agli scultori, ai poeti e agli installatori coinvolti nel progetto.

E il 2027 si pensa di alzare ancora l’asticella

Il bilancio diffuso dopo il finissage parla di una rassegna – quella del 2026 – capace di superare ancora di più i confini delle sale, inserendo opere, laboratori e occasioni di incontro dentro il tessuto del paese. Il direttore artistico Filippo Puglia ha indicato già per il futuro una parola d’ordine precisa: “alzare l’asticella”, forte della risposta del pubblico e del livello degli artisti partecipanti.  Non si tratta quindi soltanto di essere riusciti a riesumare un vecchio nome. Questa sarebbe stata l’operazione più semplice. Il lavoro più interessante è provare a ricucire due stagioni. Quella pionieristica degli anni Ottanta e dei primi Novanta e quella attuale.

Non ripartire da zero, ma dalla propria storia

È forse questo il punto sul quale Sinagra oggi può costruire qualcosa di molto più grande. SinagrArte non deve inventarsi un passato prestigioso. Ce l’ha già. E i documenti lo dimostrano.

Quando una rassegna può scrivere nella propria storia i nomi di Enzo  Napoli, Ernesto Treccani, Orfeo Tamburi, Saverio Terruso, Tono Zancanaro e Jean Calogero, accanto a decine di altri artisti provenienti da esperienze e territori differenti, non parte da zero. Parte da un capitale culturale. Un archivio, che se viene studiato, digitalizzato e restituito al pubblico, non racconta soltanto il passato. Può diventare progetto.

La vera prospettiva potrebbe essere proprio questa: ricostruire integralmente l’Archivio SinagrArte, individuare le opere donate alla raccolta pubblica, censirle, raccontare gli artisti passati da Sinagra, raccogliere le testimonianze dei protagonisti di allora e metterle in relazione con gli artisti contemporanei di oggi. Si potrebbe arrivare a una collezione permanente. A un catalogo storico. A un museo diffuso. A residenze d’artista. A scambi con altre rassegne. A un premio dedicato a Beniamino Joppolo. A una manifestazione capace di recuperare quella dimensione nazionale che era scritta, senza timidezze, già sulla copertina del catalogo del 1985.

Una responsabilità che appartiene al presente

Ed è qui che il lavoro dell’amministrazione Musca assume un significato che va oltre la realizzazione di una mostra estiva. Riprendere SinagrArte significa assumersi la responsabilità di una storia.

Il sindaco Nino Musca, l’assessore Marzia Mancuso, la Pro Loco, Filippo Puglia e quanti oggi lavorano alla manifestazione hanno tra le mani qualcosa che altri territori avrebbero probabilmente cercato di inventarsi: una tradizione culturale autentica sulla quale costruire contemporaneità. Lo stesso rispetto va rivolto a chi costruì le prime stagioni. Perché nessuna grande storia culturale nasce esclusivamente dal nome che compare sul manifesto.

Sinagra era avanti. Ora deve avere memoria

A distanza di quarant’anni, la cosa più sorprendente è accorgersi che molti dei temi intorno ai quali oggi si costruiscono costosi progetti culturali erano già presenti nella SinagrArte delle origini. Arte contemporanea nei piccoli centri. Cultura come strumento di promozione territoriale. Reti tra pubblico e privato. Utilizzo di edifici storici. Creazione di una collezione pubblica. Coinvolgimento di artisti nazionali. Dialogo tra identità locale e linguaggi internazionali. Sinagra lo faceva negli anni Ottanta. Poi ha dimenticato di averlo fatto.

La rinascita di questi ultimi anni ha quindi un valore che va ben oltre la buona riuscita di una singola edizione. Significa recuperare una parte di identità. E soprattutto capire che il futuro della manifestazione non deve necessariamente essere costruito cancellando ciò che c’era prima.

Esattamente il contrario.

SinagrArte può diventare grande proprio perché ha già una storia grande da raccontare.

Adesso la sfida è trasformare finalmente quella memoria in futuro ed i primi, importanti passi, sono stati fatti.

 

Redazione Scomunicando.it

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