La Donna Perfetta, interpretata da Mariella Lo Sardo nello spettacolo omonimo prodotto da Gigi Spedale per Querelle, regia di Vincenzo Tripodo – in scena da venerdì 1 marzo alla Laudamo per “Paradosso sull’Autore”, sezione di drammaturgia contemporanea diretta da Dario Tomasello, in ambito della stagione del Ente Teatro di Messina – è una postmoderna figura femminile interamente abitata dalle nevrosi e dai narcisismi del terzo millennio, che non assomiglia quasi più al tipo di donna cui si ispirava, circa un secolo fa Jean Cocteau con “La voce umana”, il celebre monologo che correva tutto lungo il filo di un telefono, dove costei disperatamente cercava di trattenere a sé l’uomo che, dall’altro capo di quel filo, le stava dicendo addio.
Sebbene nel lavoro di Tripodo risuonino facilmente i rimandi a quella voce -immortalata per sempre, tra le sue molte interpretazioni, da Anna Magnani- qualcosa distanzia definitivamente la donna perfetta dalla sua antesignana: il tempo. Mariella Lo Sardo è immersa in un tempo altro, ed è un’altra donna. Pur restando subordinata al maschile, la protagonista ora non è più vittima del proprio sentimento, ma del desiderio di incarnare una bambola, un manga, una donna perfetta.
A segnare la distanza temporale e culturale tra le due donne, sospese per amore al filo di un telefono, è soprattutto la presenza in filigrana del monologo tragicomico “A Telephone Call” di Dorothy Parker, dove l’attesa della telefonata, che non arriverà mai, è raccontata con un sorriso comico e surreale. L’eroina tragica di Cocteau e quella ironica di Parker si stringono la mano grazie all’interpretazione vivida di Mariella Lo Sardo, accompagnata dal jazz eclettico di Ralph Towner che, suo compagno anche nella vita, le tesse intorno suggestive e avvolgenti trame sonore. La tournée proseguirà dall’8 marzo presso il Teatro Argot Studio di Roma.
Punti di partenza di questa nuova partitura sono “La Voce Umana” di Jean Cocteau e “A Telephone Call” di Dorothy Parker.
Nel primo testo la protagonista è una donna aggrappata a un filo di telefono, in una lunga conversazione con un uomo che l’ha lasciata; nel secondo, la protagonista è sempre una donna, ma stavolta in attesa di una telefonata che non arriverà mai. Nella nostra riscrittura le due donne si sono fuse in un unico corpo e in un’unica voce.
Il telefono non è l’unico punto in comune tra i due lavori. Benché separati da un oceano, la Parker e Cocteau, hanno scritto i testi nello stesso arco temporale, nel 1930.
In quegli anni le donne in Francia non avevano ancora il diritto di voto, mentre in America lo avevano ottenuto da soli dieci anni Il femminismo era ancora di là da venire.
Le icone cinematografiche e la letteratura ne distinguevano soprattutto due archetipi: “la Santa”, tutta casa e chiesa, possibilmente votata al martirio, e la “mangiatrice di uomini”. Basti rivedere “Sunrise” di Murnau, riascoltare la “Cavalleria Rusticana” o rileggersi “L’Angelo Azzurro”. Le donna emancipate, indipendenti, le Carrie di Sex and the City per intenderci, erano additate come pessimi modelli da una società tutta al maschile.
Il testo di Cocteau, magnificamente portato in scena da attrici come Anna Magnani e Ingrid Bergman, si presenta come un drammone accorato e disperato. Una donna a rota, in crisi d’astinenza, che, pur sapendo che si farà del male, non riesce a liberarsi dalla dipendenza.
La Parker invece, ci mette un pizzico d’ironia, nel dipingere lo stato di attesa e la nevrosi della donna per un telefono che non squilla.
La domanda spontanea è: questo tipo di drammaturgia può ancora rappresentare la figura di donna del nuovo millennio? La nostra risposta è sì, a patto di cambiare il punto di vista sul lato empatico. Se non si cerca l’effetto specchio nell’esagerata emotività della protagonista, ma piuttosto ponendo l’enfasi sulla sua complessa psicologia, ricostruendo i passaggi borderline dei suoi processi mentali. Allora sì. Queste donne esistono ancora. Solo che il testo sortisce l’effetto opposto: diventa comico.
Almodovar le dipinge magistralmente in “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, altrettanto fa Woody Allen con “Io e Annie” e “Manhattan”. Noi abbiamo scelto di investigare le sinapsi di una “Bimbo”, ossia quel tipo di donna che non arriva mai a completa maturazione. Per intenderci, quelle che ancora prediligono il rosa, collezionano bambole, parlano con le vocine e si “fanno” di botulino. Donne bambine in cerca di un padre, più che di un compagno.
Questo è stato il punto di partenza per “riscrivere” l’opera, intrecciando le conversazioni di Cocteau con quelle della Parker in un continuo spostamento temporale quantistico, dove passato e presente coesistono nello stesso spazio in un serrato montaggio incrociato.
Altro tema comune è “la sincerità”. Il telefono è un’arma terribile, privando l’interlocutore dello sguardo, si presta facilmente alla manipolazione, alla menzogna. Il solo che può sapere se quanto è detto corrisponda al vero è lo spettatore, che può interpretare le reazioni fisiche, le contrazioni, e gli spasmi del volto dell’attrice.
Nonostante sia apparentemente sola, in scena Mariella Lo Sardo è accompagnata da un cast di tutto rispetto, a cominciare da Dio, col quale ha diversi scambi di battute. Ben altro è invece il rapporto con una bambola di pezza alla quale, come una ventriloqua, la sua coscienza dà voce. E per finire con l’uomo dall’altro capo della cornetta, di cui non sentiamo la voce, ma, da come reagisce e risponde la protagonista, ci sembra di poterlo sentire, parola per parola, mentre sullo sfondo passano le note della splendida chitarra appositamente realizzate dall’immenso Ralph Towner.
Vincenzo Tripodo

Mariella Lo Sardo
Diplomata in Pianoforte e laureata in Lingue e Letteratere Straniere, ha studiato recitazione con Michele Perriera e ha debuttato in teatro con Roberto Guicciardini e in cinema con i fratelli Taviani (“Kaos”). Ha lavorato in teatro con diversi registi, italiani e stranieri, fra cui Mario Martone (“I Persiani”), Giorgio Barberio Corsetti, Toni Servillo, Gigi Dall’Aglio, Salvo Licata, Giorgio Marini, il belga Thierry Salmon (“Le Troiane”), il cileno Raul Ruiz e l’israeliano Amos Gitai. Ha lavorato con Toni Servillo in diverse produzioni (“Zingari” di Raffaele Viviani, “Misantropo”, “Tartufo”, “L’Uomo dal Fiore in Bocca”, “Sabato, Domenica e Lunedì” e la “Trilogia della Villeggiatura”). Ha interpretato testi di autori moderni come Vincenzo Consolo e Botho Strauss, ma anche testi in napoletano e in siciliano (Salvo Licata, Franco Scaldati, Aurelio Grimaldi). Ha recitato in lingua inglese nel musical “Lady In The Dark” di Kurt Weill. Nel cinema ha lavorato con Roberto Benigni (“Johnny Stecchino”), con Giuseppe Ferrara (“Cento Giorni a Palermo”), con Franco Zeffirelli (“Sparrow – Storia di una Capinera”) e col regista polacco Krzysztof Zanussi (“Il Sole Nero).
E’ autrice di adattamenti teatrali (da B. E. Ellis, da Simone Weil, da Vincenzo Consolo), e co-autrice di tre atti unici per il teatro, “Uno Pari”, “Retromarcia” e “I Sospiri Degli Angeli”.
Vincenzo Tripodo
Nato a Messina nel 1968 ha debuttato nell’Opera dirigendo “Livietta e Tracollo” di Pergolesi e “Don Chisciotte” di Martini. Ha diretto inoltre “Sogni Siciliani” di Albino Taggeo; “Averroè”, di Marco Betta; “Vite Immaginarie” e “Il Gatto con gli Stivali” di Marco Tutino. Nel 2010 ha curato la regia di due film d’animazione a corredo dell’opera “L’Heure Espagnole” di Maurice Ravel e del balletto “El Sombrero de Tres Picos” di Manuel De Falla.ha diretto oltre 30 performance teatrali, da Ionesco ai Fratelli Marx, da Pirandello a Pinter, da Lee Master a Dickens. Il suo “Partitura per Sangue e Anima”, stato scelto dall’Istituto Italiano di Cultura per rappresentare l’Italia all’Edinburgh Festival, dove è stato premiato con una “four-star review” dal “The Scotsman Newspaper”. Ha diretto “Murder Ballads” spettacolo di teatro-rock inspirato ai lavori di Nick Cave. Dal 2002 dirige con Domenica Cameron Scorsese il “BdA the Arts [enter” di New York, gruppo teatrale dedito alla produzione di eventi multimediali negli Stati Uniti.
Con lettere di referenze di G. Tornatore e M. Antonioni ha conseguito il Master in Film Production di una delle scuole più prestigiose al mondo: la Tisch School of the Arts alla New York University, presso la quale insegna Regia. L’Independent Film Channel (IFC) ha documentato la sua attività di regista nella docu-serie “Film School”, diretta dal premio Oscar Nanette Burstein (“The Kid stays in the Picture”). I 10 episodi, mandati in onda negli Stati Uniti nel settembre 2004, sono stati trasmessi in Italia su “Cult Tv” nel 2006. Collabora regolarmente con Anthony Bourdain nella realizzazione della serie televisiva “No Reservation”, prodotta da Discovery Channel, Emmy Award nel 2007. Nel 2004 vince la Volvo Film Competition, con il film “Near Misses”, prodotto da Euro RSCG Worldwide.
Attualmente lavora alla postproduzione del lungometraggio “Scialo” e allla preparazione del film “Scuru”, scritto in collaborazione con Paolo Pintacuda, con il sostegno del MI.B.A.C., e alla cui sceneggiatura è stato attribuito il Premio Solinas 2010. Sta ultimando, con lo sceneggiatore americano Matthew Griffin, il trattamento de “Il Principe Mago”, tratto dall’omonimo libro di Bent Parodi edito da Sellerio sugli ultimi Gattopardi e il loro rapporto con l’occultismo.
Per la stagione teatrale 2011/2012 ha diretto “Il Faro al Buio” di Dario Tomasello con Vincenzo Pirrotta ed Antonio Gullo, e l’atto unico “La donna perfetta”, un adattamento de “La Voce Umana” di Jean Cocteau e “A telephone call” di Dorothy Parker con l’attrice Mariella Lo Sardo e musiche di Ralph Towner. Nel 2012 ha diretto “La Ricetta” di Dario Tomasello. Dal 2007 dirige in Messina la Palestra per Attori ACTORGYM.
Ralph Towner
Studia composizione all’Università dell’Oregon, studia chitarra classica a Vienna con Karl Scheit. Nel 1970 fonda a New York il gruppo “Oregon” che ancora oggi, dopo 40 anni, continua a fare dischi e concerti.
Dal 1970 è presente, sia come leader che come guest star, in più di 100 registrazioni e collabora in concerto e/o in studio con Keith Jarrett, Weather Report (Joe Zawinul e Wayne Shorter), Egberto Gismonti, Gary Burton, John Abercrombie, Gary Peacock, Jack DeJohnette, Dave Holland, Elvin Jones e molti altri. Ha vinto numerosi premi, fra i quali il Deutsche Schallplattenpreis nel 1976 per il miglior disco jazz nel mondo (“Solstice” con Jan Garbarek, Eberhard Weber e Jon Christensen) e nel 1988 con “Ecotopia”, con il suo gruppo “Oregon” (Paul McCandless, Glen Moore e Mark Walker); una nomination ai Grammy Awards nel 2001 come compositore per “Oregon in Moscow”; il New York City Jazz Award come miglior chitarrista acustico della città di New York.
Towner tiene concerti in tutto il mondo e pubblica i suoi dischi per la prestigiosa casa discografica ECM di Manfred Eicher. I suoi lavori per orchestra sono stati eseguiti, fra le altre, dalla Philadelphia Orchestra, dalla Stuttgart Opera Orchestra, dalla St. Paul Chamber Orchestra, dalla Indianapolis Symphony, dalla Freiburg Festival Orchestra e dalla Stavanger Chamber Orchestra. Gli sono stati commissionati vari lavori per orchestra, dalla Cabrillo Festival Orchestra, dalla AT&T- Rockefelller Foundation, dalla WNYC per una composizione pianistica (“Simulacrum”). Ha composto sia per la danza (Alvin Ailey, Philobolus), che per il teatro (Oregon Shakespeare Theater), che per il cinema (“Un’Altra Vita” di Carlo Mazzacurati).
Le sue registrazioni più recenti sono: “Family Tree”, con il suo gruppo storico Oregon, e “Chiaroscuro”, duo con Paolo Fresu.


