Il trofeo più importante del tennis mondiale è stato esposto al Palacultura il 20 e 21 agosto. Una festa che ha celebrato i quarant’anni del Circolo Tennis Brolo, ma che può diventare anche il punto da cui ripartire. Perché dopo tanta strada resta un ultimo desiderio: completare l’impianto e dare un campo coperto ai ragazzi.
Un gruppo di persone davanti a un notaio decide di mettere una firma sotto un’idea. Nasce il Circolo Tennis Brolo. Se quel giorno qualcuno fosse entrato nella stanza e avesse detto: «Guardate che fra quarant’anni la Coppa Davis sarà qui, a Brolo»,- scrive Marcello Princiotta tra i veterani del CT Brolo, animatore di lunghe trasferte perf accompagnare sui campi più lontanti gli allievi impegnati in icnontri e tornei – probabilmente sarebbe scoppiata una risata. E se avesse aggiunto che l’Italia, dopo quella conquistata nel 1976 da Panatta e compagni, ne avrebbe vinte altre tre consecutivamente; che un italiano sarebbe diventato numero uno del mondo e che diversi nostri giocatori sarebbero entrati stabilmente nell’élite internazionale, la risata sarebbe diventata ancora più fragorosa.
Eppure, quarant’anni dopo, quella Coppa era davvero a Brolo.
Non in televisione. Non dietro una fotografia. Lì. Al Palacultura di piazza Annunziatella, con bambini, ragazzi, tennisti, ex giocatori, famiglie e appassionati che le giravano attorno, la fotografavano e magari, per qualche secondo, immaginavano cosa significhi sollevarla. È questa l’immagine che resta dei due giorni del 20 e 21 agosto. Una festa per il tennis nebroide, Una festa per il Maestro Carmelo Arasi, che l’ha avuta a Brolo, quasi un attestato alla sua professionalità, tenacia, dedizione, riconosciuto dai vertici della Fedewrazione Tennis.
Una Coppa, ma soprattutto una storia
Brolo ha aperto il tour siciliano del trofeo conquistato dall’Italia nelle ultime tre edizioni della competizione. Dopo la tappa brolese, il viaggio prosegue a San Gregorio di Catania, Siracusa, Palermo e Marsala.
Come scrivevamo, la Federazione Italiana Tennis e Padel ha scelto il Ct Brolo, nell’anno del suo quarantesimo anniversario, riconoscendo il lavoro svolto dal sodalizio e la sua partecipazione ai progetti federali. Per ragioni logistiche l’esposizione è stata trasferita dal circolo al Palacultura. Una sede idonea a prestigiosa. Una scelta che, alla fine, ha probabilmente amplificato ancora di più il significato dell’evento. Perché la Davis è uscita simbolicamente dal recinto del campo da tennis ed è entrata nella città. L’ingresso era gratuito e all’esterno della struttura i tecnici FITP del Circolo hanno permesso anche ai più piccoli di provare il minitennis. Non semplicemente vedere la Coppa, dunque. Magari cominciare a sognarla.
Carmelo Arasi e quei ragazzi cresciuti con una racchetta in mano
Per capire perché la Davis sia arrivata proprio qui bisogna però lasciare per un momento piazza Annunziatella e tornare sui campi, partendo dal primo campo, in terra rossa, voluta dall’avocato Gembillo, per “Pietruzzo” e per le lunghe ore di “muro” dietro il MOnumento ai Caduti, sul sagrato della Chiesa madre dove si allenavano quelli che sarebbero stati poi gli alfieri del tennis locale. Bisogna raccontare decenni di lezioni, tornei, trasferte, palline raccolte, sconfitte digerite e partite vinte.
E bisogna inevitabilmente incontrare Carmelo Arasi. Dal gennaio 1998 il maestro ha preso le redini della Scuola Tennis, continuando il lavoro iniziato da Giuseppe Caltabiano e dall’argentino Daniel Panajotti. Quasi trent’anni trascorsi a insegnare tennis, insiema ai ssuoi allievi divenuti poi Maestri e che allenano e dirigono prestigiose struytture dell’hinterland a partire da Giovanni Giuffrè, Salvatore Gasparo, Sofia Bruno, Federica Dibernardo e tanti altri. Che significa, soprattutto nei piccoli centri, molto più che insegnare un diritto o un rovescio. Significa vedere bambini diventare ragazzi e ragazzi diventare adulti. Significa costruire una scuola.
Non sorprende allora l’emozione di Arasi davanti alla Davis. «Siamo emozionatissimi, è un sogno che si realizza», ha detto, sottolineando il riconoscimento arrivato dalla Federazione al lavoro di un circolo che ha sempre aderito con convinzione ai progetti federali. E poi quella soddisfazione forse ancora più importante della Coppa stessa: vedere al Palacultura non soltanto i soci del Ct Brolo, ma tantissime persone provenienti dall’intero comprensorio.
Quarant’anni e cinquanta edizioni di un torneo
Le coincidenze, qualche volta, sembrano costruite apposta. La Coppa Davis arriva nell’anno in cui il Circolo compie quarant’anni e poche settimane dopo la conclusione della cinquantesima edizione del torneo Open, ormai uno degli appuntamenti sportivi più longevi e riconoscibili del territorio, quest’anno disputato con un montepremi di 10.500 euro. Un torneo iniziato con Nino Giuffrè, Carmelo Fonti, il ragioniere Enzo Scaffidi, giusto per citare qualche nome. Il presidente Carmelo Ricciardo lo ha definito «il più bel regalo per i nostri 40 anni di vita». Ed è difficile trovare un’immagine più efficace.
Quattro decenni di attività riassunti per quarantotto ore in uno dei trofei più iconici dello sport mondiale.
Anche il sindaco Giuseppe Laccoto ha voluto sottolineare il valore dell’appuntamento, ringraziando il presidente Ricciardo e soprattutto il maestro Arasi per un lavoro portato avanti «da decenni con passione e professionalità». Ma nelle parole del primo cittadino c’è stato anche un auspicio: che vedere quella Coppa così da vicino possa diventare uno stimolo per i ragazzi. Perché i trofei hanno senso soprattutto quando fanno venire voglia a qualcuno di cominciare.
«Il tennis oggi è lo sport di riferimento del nostro paese»
L’assessore allo Sport Carmelo Ziino ha spinto ancora più avanti il ragionamento. «Il tennis ad oggi è lo sport di riferimento nel nostro paese», ha detto, leggendo la presenza della Davis come il riconoscimento del lavoro fatto dal circolo nella crescita di tanti giovani. L’obiettivo adesso è che altri ragazzi e ragazze possano avvicinarsi alla racchetta. Un concetto ripreso anche dalla dirigente dell’Istituto Merendino di Capo d’Orlando, Maria Ricciardello, che ha legato sport, scuola e territorio, ricordando il ruolo delle associazioni sportive nella formazione di cittadini attivi e nella prevenzione delle dipendenze.
E così quella Coppa, osservata dietro la sua teca, ha finito per raccontare molto più del tennis professionistico.
Adesso manca un campo, qullo coperto
Poi le luci si spengono. La Davis riparte. Le fotografie rimangono sui telefoni e il Palacultura torna alla sua quotidianità. Ed è proprio adesso che comincia forse la parte più interessante della storia.
Perché Brolo ha una Coppa da ricordare, ma anche un campo da costruire. A quarant’anni dalla nascita del Circolo resta infatti aperta una questione che accompagna da tempo la sua crescita: Dopo il recente restiling degli attuali campi, si aspetta la realizzazione di un terzo campo con copertura stabile. Non sarebbe un vezzo. Un campo coperto consentirebbe alla Scuola Tennis di lavorare con continuità anche durante l’inverno, evitando che pioggia e maltempo facciano saltare le lezioni dei ragazzi. Permetterebbe inoltre di alzare ulteriormente il livello dell’Open, migliorandone l’organizzazione e creando le condizioni per incrementare anche il montepremi. In altre parole: consentirebbe a una realtà arrivata a quarant’anni di compiere quello step finale che ancora manca.
La fotografia più bella deve ancora essere scattata
C’è allora un’immagine che sarebbe facile costruire. Da una parte la Coppa Davis al Palacultura. Dall’altra quei campi sui quali, ogni giorno, qualcuno continua a insegnare a un bambino come impugnare una racchetta. In mezzo ci sono quarant’anni. Ci sono dirigenti, maestri, soci, famiglie, tornei, vittorie, sconfitte e generazioni intere passate dal Circolo Tennis Brolo. La Davis è stata il riconoscimento di tutto questo.
Nel 1986 sarebbe sembrato folle immaginare la Coppa Davis esposta a Brolo. Nel 2026 è successo ed il sogno, perchè è legittimo sognare, continua
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