Cronaca

UN CIELO IN UNA STANZA – …la storia di Marzia, che trasforma il dolore in musica

C’è un momento in cui una storia personale diventa patrimonio collettivo. È ciò che accade con Marzia, una ragazza che oggi si prepara a salire su un palco per il saggio di fine anno e che ha scelto, non a caso, “Il cielo in una stanza” come suo esordio solista.

Una scelta che non è soltanto musicale, ma profondamente simbolica: un ritorno alle origini, a quella “casetta di vetro” della terapia intensiva neonatale, dove per mesi il suo unico orizzonte era un soffitto trasformato, nell’immaginazione e nell’amore, in un cielo stellato.

Marzia è nata prematura, alla 27ª settimana, con un peso di poco superiore ai 600 grammi. Una nascita segnata da subito da ostacoli enormi: difficoltà respiratorie, complicazioni cardiache, interventi delicati. Giorni sospesi tra paura e speranza, in un reparto dove ogni respiro è una conquista. Eppure, fin da subito, quella bambina minuscola ha mostrato una forza fuori dal comune, una volontà di vivere capace di sorprendere medici e familiari.

I suoi primi mesi sono stati un viaggio nel limite: quattro lunghi mesi in terapia intensiva, tra macchinari e silenzi ovattati. Poi, lentamente, la vita ha iniziato a farsi spazio: il primo chilo raggiunto, il passaggio in altri reparti, il ritorno a casa. Ma il cammino non era ancora finito. La prematurità ha lasciato segni importanti, tra cui una sordità profonda. Una nuova sfida, forse la più difficile. La svolta arriva con l’impianto cocleare, affrontato con coraggio nel 2015. Da lì, un percorso fatto di logopedia, riabilitazione, sacrifici familiari e viaggi continui fuori regione per le cure. Un percorso tutt’altro che semplice, aggravato anche dalle difficoltà burocratiche e dai ritardi nelle forniture sanitarie, che hanno spesso messo a dura prova la quotidianità della famiglia.

Eppure, Marzia non si è mai fermata.

Oggi quella bambina, ora giovane adolescente, che un tempo viveva in un mondo di suoni lontani e ovattati, si prepara a suonare, a emozionare, a prendere in mano la sua vita. Nonostante le difficoltà motorie alle mani, grazie alla pazienza e alla sensibilità della sua insegnante di pianoforte, la professoressa Olivia Carauddo, ed il sostegno della professoressa Marina Saporito e dell’ assistente asacom Annalisa Clemente, è riuscita a trasformare un limite in espressione.

“Questa canzone mi ricorda la mia vita”

Così ha detto alla madre parlando de Il cielo in una stanza. Parole semplici, ma cariche di significato. Perché per lei quel cielo esiste davvero: è quello che ha imparato a vedere quando tutto intorno sembrava chiuso, quando non c’era soffitto ma solo un infinito da immaginare.

Il suo debutto al saggio di fine anno promosso dall’istituto comprensivo brolese, il prossimo  27 maggio, al palacultura di Brolo, non è soltanto un momento artistico, ma il simbolo di un percorso di rinascita.

È la dimostrazione che anche dalle fragilità più profonde può nascere una forza capace di “muovere montagne”, come racconta chi le sta accanto ogni giorno.

Marzia è molto più di una ragazza che suona il pianoforte. È una storia di resistenza, di amore familiare, di battaglie silenziose e quotidiane. È la prova che la vita, anche quando inizia in salita, può trovare la sua melodia.

E in quella melodia, oggi, c’è tutto il suo cielo.

 

Redazione Scomunicando.it

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