AGORA’ SUD – Cronaca di un’intensa giornata di lavori, confronti e incontri
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AGORA’ SUD – Cronaca di un’intensa giornata di lavori, confronti e incontri

Sabato, a Capo d’Orlando, il Mezzogiorno prova a discutere del proprio futuro

Dal PNRR alla nuova programmazione europea, dal lavoro alla capacità amministrativa, fino al legame tra formazione, imprese e innovazione.

Nella giornata di sabato 12 settembre, i lavori di Agorà Sud hanno trasformato la Terrazza Mercadante della Marina di Capo d’Orlando in un laboratorio di confronto tra Governo, Regione, amministratori, università, professionisti e sistema produttivo. Al centro del dibattito, un interrogativo cruciale che promette di andare oltre i confini del convegno: quali condizioni servono affinché partire sia solo una scelta e restare, o tornare, diventi finalmente un diritto?

La pioggia, violentissima, aveva complicato gli arrivi. Una vera bomba d’acqua poco prima dell’inizio. Poi, lentamente, la Terrazza Mercadante della Marina di Capo d’Orlando si è riempita. La voglia di esserci era tanta. La giornata dedicata all’avvio del progetto “Agorà Sud”, con l’evento dal titolo “Il diritto a restare in un territorio che cresce”, promosso da Quater Srl, si è trasformata in una partecipata piazza al coperto, che prendeva forma mentre fuori il maltempo investiva la costa e dentro si cominciava a discutere del futuro del Mezzogiorno.

Cinque panel, undici sezioni, attività formative per gli ordini professionali e una platea composta da rappresentanti delle istituzioni europee, nazionali e regionali, amministratori locali, imprese, università, giornalisti, commercialisti, consulenti del lavoro, fondi interprofessionali, agenzie per il lavoro, dirigenti e referenti della formazione professionale, professionisti delle politiche di coesione e della programmazione europea e rappresentanti del sistema bancario hanno dato concretezza a un progetto presentato il giorno precedente a Villa Piccolo e chiamato, nella seconda giornata, a misurarsi con i contenuti.

La domanda di fondo è rimasta la stessa: che cosa significa oggi avere il diritto di restare al Sud?

Non convincere i giovani a non partire. Non trasformare l’appartenenza alla propria terra in un vincolo. Piuttosto, costruire le condizioni perché andare via non sia una necessità e perché, dopo aver studiato e maturato esperienze altrove, si possa anche scegliere di tornare. Ad aprire i lavori è stata Maristella Ridolfo, amministratrice di Quater, riportando Agorà Sud alla ragione stessa della sua nascita.

«Non volevamo organizzare l’ennesimo convegno, volevamo costruire qualcosa che potesse andare oltre».

L’agorà dell’antica Grecia, luogo dell’incontro e della partecipazione, diventa così metafora di uno spazio permanente nel quale pubblica amministrazione, università, imprese, professionisti e, soprattutto, giovani possano incontrarsi e trasformare il confronto in proposte.

Maristella Ridolfo porta nel dibattito la propria esperienza di giovane che ha studiato a Messina e ha scelto di lavorare in provincia. Nel suo intervento rileva una stortura culturale: «Per troppo tempo ai ragazzi siciliani è stata presentata la partenza come un destino inevitabile».

«Non possiamo impedire ai giovani del Mezzogiorno di partire, ma possiamo e dovremmo creare le condizioni affinché si possa scegliere di restare e, soprattutto, affinché chi è partito ritorni con un motivo».

Il diritto a restare, dunque, non si costruisce attraverso uno slogan. Richiede lavoro, infrastrutture, formazione, imprese capaci di investire, università in dialogo con il territorio, amministrazioni efficienti e una politica di sviluppo.

Ed è qui che emerge uno degli interrogativi più importanti dell’intera giornata. Il Mezzogiorno ha attraversato una stagione straordinaria di risorse: Next Generation EU, PNRR, politiche di coesione, fondi nazionali ed europei. Ma che cosa resterà quando questa stagione sarà terminata?

«La vera misura del successo non sarà soltanto quanto saremo riusciti a spendere, sarà ciò che saremo riusciti a costruire».

Infrastrutture e competenze, certamente. Ma, soprattutto, la necessità di dare a un giovane la libertà di guardare la propria terra e pensare: «Il mio futuro può essere anche qui, in Sicilia».

La stessa esperienza di Quater conferma questa visione. Fondata nel 2020 come piccola realtà, la società è cresciuta collaborando strettamente con le pubbliche amministrazioni e intercettandone bisogni e punti di forza. Un’esperienza sul campo che consolida una certezza: le risorse economiche, da sole, non bastano. Occorrono competenze, visione progettuale, capacità amministrativa e collaborazione tra pubblico e privato.

Anche la scelta di Capo d’Orlando assume allora un significato preciso. Organizzare Agorà Sud in una grande città sarebbe stato probabilmente più semplice. Ma, come ha ricordato Ridolfo, «non dobbiamo essere sempre noi ad andare verso le grandi istituzioni: anche le grandi istituzioni possono venire qui a guardare con i loro stessi occhi e a prendere decisioni».

Nella doppia veste di amministratore e imprenditore, il sindaco di Capo d’Orlando, Franco Ingrillì, ha portato nel dibattito una testimonianza intima e diretta.

Raccontando dei propri figli, che hanno avuto la possibilità di rimanere a lavorare nell’azienda di famiglia, e del confronto con i tanti amici che hanno visto i propri ragazzi trasferirsi a Milano, Roma o Bologna, Ingrillì ha espresso un paradosso doloroso: «Quasi arrivo al punto di sentirmi in colpa per aver avuto la fortuna che i miei figli siano potuti rimanere qui sul territorio».

Una frase che porta il fenomeno migratorio fuori dalle statistiche. Dietro i numeri ci sono famiglie, distanze, competenze che partono e comunità che progressivamente si impoveriscono di capitale umano.

Ingrillì ha raccontato anche una scelta aziendale: quando occorrono professionalità qualificate, cercare prima di tutto siciliani che abbiano maturato esperienze fuori dall’Isola e desiderino tornare. Da qui la proposta di rafforzare il raccordo tra Regione e imprese, prevedendo strumenti capaci di favorire il rientro delle professionalità.

Al confronto hanno contribuito, attraverso l’invio di videomessaggi, anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione Tommaso Foti e la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.

«Il diritto a restare significa, prima di tutto, mettere i nostri giovani nelle condizioni di poter scegliere. Andare via deve essere una possibilità, non una necessità. E chi vuole restare o tornare deve poter trovare qui occasioni di lavoro e di crescita». Questo il punto sottolineato dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani: restituire libertà alla scelta. Un ragazzo siciliano non dovrebbe sentirsi obbligato ad abbandonare la propria terra per potersi realizzare. Il compito delle istituzioni è fare in modo che, tra le possibilità sulle quali costruire il proprio futuro, possa esserci realmente anche la Sicilia.

Garantire a giovani, famiglie e imprese la libertà di rimanere e investire nel proprio territorio, trasformando il “Right to Stay”, il diritto a restare, da necessità a opportunità concreta. Questo il tema al centro del videointervento del ministro Tommaso Foti in occasione dell’evento “Il diritto a restare in un territorio che cresce”, che ha segnato l’avvio del progetto “Agorà Sud – Il luogo del dialogo del Mezzogiorno”.

Nel salutare i ministri e gli ospiti presenti, Foti ha rimarcato la centralità della politica di coesione, pilastro sul quale sta lavorando anche il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, in vista del prossimo ciclo di programmazione UE 2028-2034.

Ha ribadito, inoltre, che coesione e competitività non sono in contrapposizione, ma rappresentano due facce della stessa medaglia. «Un territorio cresce davvero quando offre alle persone non soltanto un luogo in cui vivere, ma una ragione per costruire in esso il proprio futuro. Questa è la sfida comune che Italia ed Europa devono raccogliere insieme».

«Il Sud possiede università prestigiose capaci di formare professionisti di livello internazionale», le parole della ministra Anna Maria Bernini, che nel suo intervento ha aggiunto: «Dobbiamo continuare a costruire eccellenza e a offrire motivi concreti per valorizzare i nostri talenti, rendendo il Mezzogiorno un luogo da cui partire liberamente, ma in cui valga sempre la pena tornare».

Il presidente del Parco dei Nebrodi, Domenico Barbuzza, ha collegato il diritto a restare alla valorizzazione delle risorse del territorio: natura, biodiversità, cultura, tradizioni e produzioni di qualità.

La tutela ambientale, in questa prospettiva, non rappresenta un limite allo sviluppo, ma può diventarne uno degli strumenti, purché riesca a generare opportunità e a mantenere vive le comunità. «Un territorio cresce davvero quando nessuno è costretto ad andare via per poter realizzare i propri sogni».

Di occupazione, riduzione dei contratti a termine e crescita del lavoro femminile ha parlato l’assessore regionale Nuccia Albano, all’interno di un ragionamento che non ha nascosto la distanza ancora esistente tra Mezzogiorno e resto del Paese.

I segnali positivi non possono diventare il pretesto per rappresentare un Sud nel quale i problemi siano improvvisamente scomparsi. «Abbiamo risolto i problemi? Assolutamente no. C’è tanto, tantissimo lavoro ancora da fare».

In questa parte della mattinata sono intervenuti anche Maurizio Adamo, presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Messina, Mario Sciacca, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Patti, e Andrea Pruiti Ciarello, presidente della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella.

La sezione è stata coordinata da Massimo Scaffidi, che ha introdotto anche il corso di formazione dedicato ai giornalisti, patrocinato dall’Ordine dei Giornalisti di Sicilia.

Con il panel “Le istituzioni dialogano per il Sud”, coordinato dal giornalista Raffaele Marmo, codirettore de Il Resto del Carlino, il confronto si è spostato sulle politiche nazionali ed europee.

Tra i contributi, quelli di Tommaso Calderone, presidente della Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità, dell’europarlamentare Marco Falcone e di Luigi Sbarra, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Politiche per il Sud.

Proprio Sbarra ha concentrato il proprio intervento sull’andamento dell’economia meridionale e sul futuro dei giovani. Ha richiamato la crescita di PIL, investimenti, export e occupazione, legando questi risultati a una strategia fondata su PNRR, politiche di coesione, incentivi e ZES unica.

Il PNRR, in questa lettura, lascia soprattutto un metodo: lavorare per obiettivi, misurare i risultati, monitorare gli interventi e costruire una governance capace di collegare Europa, Governo, Regioni, enti locali, parti sociali e sistema produttivo.

Il punto non è soltanto spendere. È imparare a programmare.

Una parte significativa dell’intervento di Sbarra è stata dedicata alla ZES unica del Mezzogiorno, con le due direttrici della semplificazione amministrativa e del credito d’imposta. Tra le filiere richiamate: agroalimentare, agroindustria, turismo, Made in Italy, digitale, cantieristica, ferroviario, aerospazio, farmaceutica e chimica. Nel corso dell’intervento sono stati indicati 17.400 progetti collegati al credito d’imposta, 12,5 miliardi di investimenti e 1.500 autorizzazioni uniche per 9,6 miliardi.

Nei panel successivi, coordinati dalla giornalista Concita De Luca, il “diritto a restare” è stato affrontato da prospettive differenti.

Con Ermenegilda Siniscalchi, capo di Gabinetto del ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione; Luca Bianchi, direttore generale della SVIMEZ; Bernadette Grasso, sindaco di Capri Leone; Irene Ricciardello, presidente di ANCE Messina, ed Elvio Mauri, direttore generale di Fondimpresa, il confronto ha ricondotto la questione alla qualità delle condizioni offerte dal territorio.

Per trattenere i giovani non basta creare genericamente posti di lavoro. Servono occupazione stabile, retribuzioni adeguate, servizi pubblici, filiere produttive a maggiore valore aggiunto e un collegamento reale tra scuola, formazione, università e imprese.

Alle analisi si sono affiancate le testimonianze delle imprese del territorio, raccolte nello spazio “Radici forti, imprese di successo: le loro voci”, con gli interventi di Giulia Giuffrè, che rappresenta la seconda generazione alla guida di Irritec; Michelangelo Mammana, fondatore del Gruppo Mammana; Fabrizio Damiano, anche lui esponente della seconda generazione alla guida di Damiano Organic, e Nino Cambria, che rappresenta invece la quarta generazione alla guida dell’omonima azienda vitivinicola.

È stata invitata a portare una testimonianza anche la sindaca del Comune di San Piero Patti, Cinzia Marchello, da sempre attenta e promotrice di tavoli tecnici di confronto sulle criticità del territorio. Nel suo intervento ha portato a conoscenza della platea l’esperienza di NVP S.p.A., azienda presente nel suo comune, fondata nel 2007 dall’iniziativa dei fratelli Natalino Pintabona, Massimo Pintabona e Ivan Pintabona, oggi quotata in Borsa e con sedi operative a Milano, Roma, Napoli e anche all’estero.

Emerge così un concetto importante: Agorà Sud non costruisce una retorica della permanenza. La mobilità è una ricchezza. Studiare fuori, conoscere altri sistemi e maturare esperienze professionali altrove non rappresentano il problema.

Il problema nasce quando la libertà di partire coincide con l’impossibilità di tornare.

Il terzo panel, “Ripensare le capacità nella Pubblica Amministrazione”, ha spostato l’attenzione su uno dei nodi decisivi del dopo-PNRR: la capacità delle amministrazioni di trasformare finanziamenti e programmi in interventi reali.

 

Ne hanno discusso Giampiero Pizziconi, consigliere della Corte dei Conti; Riccardo Monaco, direttore generale dell’Ufficio per il rafforzamento della capacità amministrativa per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri; Francesco Verbaro, presidente di Forma.Temp, e Giovanni Bocchieri, direttore dell’Area Istruzione e Diritto allo studio universitario, Formazione e Lavoro della Regione Piemonte.

Il passaggio è cruciale. Quando l’eccezionalità delle risorse del PNRR terminerà, resterà la qualità delle amministrazioni: la capacità di progettare, rispettare i tempi, utilizzare le risorse europee, controllare i risultati e programmare sul lungo periodo.

Il quarto panel, “Competenze e lavoro nella programmazione europea”, ha guardato alla prossima stagione delle politiche comunitarie.

Sono intervenuti Alessandro Gaetani, direttore delle Politiche attive del lavoro, dei Servizi per il lavoro e degli Incentivi all’occupazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; Marco De Maggio, coordinatore del Nucleo per le Politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri; Vincenzo Falgares, dirigente generale del Dipartimento Programmazione della Regione Siciliana, e Francesco Esposito, Associate Partner di KPMG Advisory.

Il tema delle competenze diventa così il ponte tra la stagione che si chiude e quella che sta per cominciare. Perché la prossima programmazione europea potrà produrre effetti soltanto se territori, amministrazioni e imprese saranno nelle condizioni di utilizzarla.

A completare il percorso, il quinto panel, “Competenze, imprese e innovazione”, con Agostino Di Maio, direttore generale di Assolavoro; Luigi Rizzolo, presidente di Confindustria Sicilia, e Luigi Fabio, presidente della BCC della Valle del Fitalia.

Al mondo dell’impresa si è aggiunto quello universitario, con i contributi di Paolo Scollo, rettore dell’Università Kore di Enna, e Giovanna Spatari, rettrice dell’Università degli Studi di Messina.

Il focus del dibattito aperto sabato 12 settembre è chiaro: se il Sud vuole trattenere competenze, non può più concepire università, formazione e sistema produttivo come compartimenti stagni. Formare giovani altamente qualificati senza costruire un’economia capace di assorbirli significa, inevitabilmente, produrre capitale umano destinato ad arricchire altri territori.

Le conclusioni hanno riportato il confronto al punto di partenza. Tra gli interventi finali, quello di Dario Cartabellotta, dirigente generale del Dipartimento Attività produttive della Regione Siciliana, mentre Maristella Ridolfo ha chiuso la giornata ricordando i tanti contributi arrivati durante il confronto.

Ma, soprattutto, ha ribadito che Agorà Sud non vuole terminare con il convegno.

Quater intende raccogliere idee, esperienze e proposte all’interno di una futura “Agenda Agorà Sud”, costruita dal territorio e destinata al confronto con le istituzioni.

Ed è probabilmente questa l’immagine che resta della seconda giornata.

Per qualche ora Capo d’Orlando non è stata periferia rispetto ai luoghi nei quali normalmente si discutono le politiche nazionali ed europee. Ha provato a invertire la direzione: portare le istituzioni sul territorio, invece di limitarsi a portare le richieste del territorio alle istituzioni.

Rimane la domanda con cui tutto era cominciato: che cosa resterà dopo il PNRR?

Agorà Sud non poteva dare una risposta definitiva in una giornata. Ha però indicato il terreno sul quale cercarla: lavoro qualificato, formazione, impresa, infrastrutture, capacità amministrativa, università, innovazione e una politica capace di misurare i propri risultati sulla vita reale delle persone.

Perché il diritto a restare non può essere imposto, né affidato alla nostalgia.

Esiste davvero soltanto quando un giovane può partire senza essere costretto a farlo e può scegliere di tornare senza dover rinunciare al proprio futuro.

      

16 Settembre 2026

Autore:

redazione


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