«Per troppo tempo molti giovani siciliani hanno considerato la partenza come l’unica strada possibile».
Il diritto a restare in un territorio che cresce
È Renato Schifani ad aprire, con il suo videomessaggio, il confronto politico di Agorà Sud sul diritto a restare. Dopo il presidente della Regione in video, nei vari panel sono intervenuti la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e il ministro per gli Affari europei e le Politiche di coesione Tommaso Foti. Tre contributi che affrontano lo stesso problema da prospettive diverse: il lavoro e l’attrattività della Sicilia, il rapporto tra formazione e imprese, il ruolo dei servizi e degli investimenti pubblici.
Il tema scelto dal forum, «Il diritto a restare in un territorio che cresce», chiama in causa una distinzione essenziale. Partire può essere un’opportunità. Diventa un problema politico quando è l’unica possibilità per studiare, trovare un impiego o realizzare le proprie aspirazioni.
Schifani rivendica anzitutto il percorso compiuto dalla Sicilia negli ultimi anni. «Stiamo costruendo una Regione nella quale restare o tornare non significhi rinunciare alle proprie ambizioni, ma avere la possibilità di realizzarle nella propria terra», afferma. A sostegno della sua lettura cita una crescita complessiva del PIL regionale del 18,9% tra il 2021 e il 2025 e circa 138 mila occupati in più tra il 2022 e il 2025. Ricorda anche la diminuzione delle ore di cassa integrazione nel 2025 e il risanamento dei conti regionali, che, sostiene, consente di destinare maggiori risorse «allo sviluppo e, soprattutto, al lavoro».
Il presidente, nel suo intervento d’apertura seguitissimo da una sala attenta e numerosa, indica nell’aumento dei voli diretti tra la Sicilia e New York un altro segnale del cambiamento. Quando si è insediato, ricorda, non esistevano collegamenti diretti da Palermo o Catania; nell’estate 2026 sono arrivati a dodici alla settimana. Per Schifani questo significa certamente più turismo, ma anche «più occasioni per le nostre imprese, più scambi, più investimenti». È l’immagine di una Sicilia che prova a rafforzare i rapporti con i mercati internazionali, oltre che ad accogliere visitatori.
Sul piano degli interventi, Schifani richiama i 600 milioni di euro stanziati nel triennio per favorire nuove assunzioni attraverso la decontribuzione alle imprese. Altri 50 milioni, spiega, sono destinati al south working, per sostenere le aziende che consentono a lavoratori siciliani occupati altrove di rientrare nell’Isola. Su questa misura riferisce un primo riscontro: «Oltre 30 aziende, molte del Centro-Nord e alcune straniere, hanno presentato richiesta di contributo». La conclusione del suo intervento torna ai giovani: «Se creiamo le condizioni giuste, la Sicilia può non soltanto trattenere competenze, ma anche richiamarle, attrarre imprese e generare nuovo lavoro». Il diritto a restare, per Schifani, significa renderli «davvero liberi di scegliere».
La Ministra Bernini raccoglie il tema della scelta e lo porta dentro le università. «La nostra sfida è rendere il Sud un posto nel quale si può restare e dal quale si può partire, ma solo per scelta, per ricerca, per desiderio di conoscenza e nel quale vale sempre la pena di tornare», dice la ministra. Il punto, nella sua lettura, è offrire ai giovani formati negli atenei meridionali occasioni per usare le proprie competenze anche nel territorio da cui provengono.
Bernini cita oltre 381 milioni di euro destinati alla ricerca nell’ambito dell’accordo per la coesione, con particolare attenzione per il Mezzogiorno, e 50 milioni per il capitale umano altamente specializzato. Indica nel piano d’azione Ricerca Sud lo strumento per rafforzare «un’alleanza sempre più forte tra università, ricerca, imprese e territorio». Il passaggio successivo, sostiene, è portare «sempre più ricerca fuori dai laboratori, dentro le imprese e sul territorio». «Il PNRR ci ha permesso di seminare, ora dobbiamo raccogliere i frutti delle nostre giuste scelte di investimento», afferma.
La Ministra si sofferma poi su una condizione materiale che può decidere il percorso di uno studente prima ancora delle sue aspirazioni: l’alloggio. «Il diritto a restare passa anche da una casa», osserva. In Sicilia, riferisce, con il PNRR sono stati realizzati oltre cinquemila nuovi posti letto. La ragione dell’intervento è chiara nelle sue parole: «Uno studente deve scegliere dove studiare seguendo il proprio cuore, i propri talenti, non il prezzo di una stanza». Le università del Sud, aggiunge, hanno formato professionisti capaci di affermarsi nel mondo. La sfida è dare loro «una straordinaria quantità di motivi per tornare».
E’ giusto dire che il Forum promosso da Quater SRL, tra i vari patrocini, godeva anche di quello dell’Università Degli Studi di Messina. Ai lavori ha preso parte anche la rettrice, la professoressa Giovanna Spatari, insieme ad altri rappresentanti delle Università isolane registrando inoltre una folta presenza di docenti.
Tommaso Foti colloca il confronto nella politica di coesione europea e insiste sul rischio di chiamare “scelta” quella che, per molte persone, è una necessità. «Nessuno deve essere privato della libertà di partire per studiare, lavorare e fare nuove esperienze», afferma. Ma «quella libertà perde il proprio significato quando dovesse diventare l’unica alternativa possibile». Il ministro porta tre esempi: un giovane che non trova lavoro, una famiglia costretta a trasferirsi perché mancano servizi essenziali, un’impresa che non investe per l’assenza di infrastrutture adeguate. In questi casi, dice, «non vi è più un diritto di scegliere».
La risposta, secondo Foti, deve partire dalle cause dello spopolamento e dalle esigenze concrete di ciascun luogo. Richiama per questo una politica di coesione costruita sulle caratteristiche dei territori e individua nella casa uno dei primi fattori su cui intervenire: senza un’abitazione accessibile, sostiene, è difficile «costruire una famiglia, attrarre lavoratori, trattenere giovani». Cita quindi gli 1,9 miliardi di euro messi a disposizione dalla politica di coesione nell’ambito del Piano Casa.
Ma la casa, da sola, non basta. «Acqua, energia, mobilità, connettività, sanità e istruzione non sono elementi accessori», sottolinea Foti: sono le condizioni che permettono a una comunità di svilupparsi. Il ministro richiama la strategia nazionale per le aree interne, il ruolo delle città medie del Sud e l’esigenza di non concentrare opportunità e investimenti soltanto nei grandi centri. Guarda infine alla programmazione europea 2028-2034, chiedendo risorse adeguate perché «l’obiettivo dell’attrattività non rimanga una mera dichiarazione di principi». Per lui, «coesione e competitività» sono «due facce della stessa politica di sviluppo».
Come evidenziato con soddisfazione da Piero Ridolfo, promotore dell’iniziativa, i videomessaggi istituzionali hanno consegnato ad Agorà Sud una vera e propria piattaforma di impegni politici. La diagnosi comune tracciata vede il presidente Schifani orientato su crescita e occupazione, il ministro Bernini focalizzata su ricerca e accessibilità allo studio, e l’onorevole Foti concentrato su casa, servizi e investimenti locali.
L’amministratrice di Quater, Maristella Ridolfo, ha tuttavia ricordato che l’efficacia delle misure sul “diritto a restare” dipenderà dalla capacità delle istituzioni di ricadere positivamente sui piccoli comuni e sulle aree interne, garantendo la libertà di partire senza costrizioni e la possibilità di tornare senza azzerare il proprio percorso. A suggello di questa visione, Foti ha ricordato che lo sviluppo territoriale si realizza offrendo alla comunità “non soltanto un luogo in cui vivere, ma una ragione per costruire nel territorio stesso il proprio futuro”.
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