Cronaca

MARèA – a San Gregorio la memoria dei pescatori diventa patrimonio da difendere

La prima edizione della manifestazione ha riportato al centro il pescato locale, ma soprattutto gli uomini e i saperi della pesca artigianale.

A Capo d’Orlando, tra gli ospiti, anche Domenico Barbuzza: «I Nebrodi e il loro mare devono essere protagonisti dello sviluppo della nostra Sicilia».

Ci sono mestieri che producono economia e altri che, insieme al lavoro, custodiscono memoria. Quello del pescatore appartiene a entrambe le categorie. Dietro una cassetta di pesce appena sbarcata ci sono conoscenze costruite in generazioni: leggere il mare, riconoscere le correnti, conoscere le stagioni e le specie, distinguere un pescato di qualità, tramandare tecniche, parole e gesti, segnali che dal mare guardando la costa individuvano fosse e luoghi proprizi per gestare il conso, che difficilmente possono essere appresi sui libri.

È forse questo il messaggio più importante lasciato dalla prima edizione di Maréa, che domenica 6 settembre ha animato il borgo di San Gregorio a Capo d’Orlando.

Un’intera giornata dedicata al mare, alla pesca locale, alla gastronomia e alla sostenibilità, che ha provato soprattutto ad avvicinare pescatori e consumatori. Perché tutelare il pescato locale significa inevitabilmente tutelare chi continua a vivere di pesca, garantendo futuro a un mestiere sempre più difficile e impedendo che con una generazione di pescatori scompaia anche una parte dell’identità delle comunità costiere. Non è casuale che Maréa abbia scelto San Gregorio e sopratutto che non sia stata la classica sagra ma un punto di confronto con degustazioni e incontri. Quel borgo conserva nella propria storia uno dei legami più profondi tra Capo d’Orlando e il mare. Qui la pesca non è stata soltanto attività economica: ha determinato ritmi familiari, alimentazione, rapporti sociali e persino il linguaggio di un borgo.

La giornata è iniziata proprio recuperando uno dei momenti più significativi di quella memoria, l’asta del pesce curata dai pescatori, per poi proseguire nel pomeriggio con incontri e attività dedicate alla conoscenza del pescato. Il progetto ha posto particolare attenzione al pesce azzurro e alle specie locali meno conosciute, promuovendo una scelta alimentare più consapevole e una filiera capace di accorciare la distanza tra mare e tavola. Nel talk pomeridiano sono intervenuti Franco Andaloro, del coordinamento nazionale bioeconomia della Presidenza del Consiglio, Piero Forte, presidente regionale Anapi Pesca Sicilia, il sindaco di Capo d’Orlando Franco Ingrillì e Carlos Vinci, presidente di Mare d’Amare.

Il sapere pratico dei pescatori è tornato protagonista anche nel workshop dedicato al riconoscimento delle specie, ai criteri per valutare la freschezza e alle tecniche di sfilettatura. Un passaggio tutt’altro che secondario: un consumatore che conosce il pesce è anche un consumatore maggiormente capace di riconoscere e premiare il lavoro della pesca locale. Si è parlato di educazione alimentare, del pesce nell’alimetazione dei più giovani, di specie nostrate, della tutela del mare del bisogno di normative che tutelino la peca e chi la fa per lavoro.

La manifestazione ha coinvolto anche i bambini con il laboratorio creativo curato da Giovanna Leopardi – psicologa psicomotricista – , mentre alle 19.30 lo chef Santino Messina del ristorante “Da Matteo” ha guidato lo showcooking con degustazione insieme a Sarino Damiano. Dalle 20 spazio al pesce preparato con la cooperativa dei pescatori.

«Partecipare a Maréa significa esserci – ha evidenziato Domenico Barbuzza, presidente del Parco dei Nebrodi, presente qui con un propro stand – mettere in campo idee e soprattutto ribadire una visione: i Nebrodi e il loro mare devono essere protagonisti dello sviluppo della nostra Sicilia».

Anche il sindaco orlandino, Franco Ingrillì, ha evidenizato che ambiente, turismo, cultura ed economia non possono procedere separatamente, ma devono diventare parti di una strategia comune, per lui Marèa è il punto di partenza di un progetto che vuole essere, in continuità, a divenire un punto di riferimento e un interlocutore autorevole per il territorio.

Una riflessione che trova proprio nella pesca uno dei suoi esempi più concreti. A dirlo sono stati – in sintonia – sia Franco Andaloro, biologo marino che lo stesso Piero Forte, Anapi Pesca Sicilia. Per loro: proteggere l’ambiente marino, senza creare condizioni economiche perché la piccola pesca possa sopravvivere, rischia di lasciare incompleto il percorso. Carlos Vinci  ha sottolineato, accendendno ancora una volta l’attenzione sul Borgo di San Gregorio, che parlare di turismo identitario senza custodire i mestieri che quell’identità l’hanno costruita, significa trasformare la tradizione in semplice scenografia.

Maréa ha cercato di evitarlo, facendo incontrare il momento divulgativo con quello gastronomico e culturale. La serata, condotta dal giornalista Massimo Scaffidi, è stata accompagnata dalla proposta musicale dei Lose Control e del duo Elisa Callejera e Raffaele Trimarchi. Spazio anche all’arte con Alessandra Longhitano, presente con le sue cartoline dedicate al borgo, e Claudia Tripiciano, impegnata nella realizzazione dal vivo di un quadro mentre nei banchetti c’è stato spazio all’espozione di prodotti d’artigianato locale. A completare il percorso anche la degustazione di una speciale granita dedicata a Maréa, fresca e sapida. Insolita nella sua componete fatta di salicornia, l’asparago di mare, una pianta spontanea succulenta che cresce in ambienti costieri salmastri, dal caratteristico sapore, menta, limone e zenzero, “creta” dalla  responsabile del baretto della piazzetta, la signora Antonella Alí.

Ma al di là della festa rimane una questione che riguarda il futuro.

Capo d’Orlando possiede il mare, il paesaggio, una storia marinara e un borgo come San Gregorio. Elementi che non hanno bisogno di essere inventati, ma riconosciuti, protetti e trasformati in opportunità durature. La pesca artigianale può diventare parte di questo modello: cultura alimentare, esperienza turistica, educazione ambientale, filiera corta e racconto del territorio. Destagionalizzare il turismo significa anche questo. Non moltiplicare soltanto gli appuntamenti estivi, ma costruire attorno alle risorse autentiche della città occasioni capaci di vivere durante tutto l’anno. Perché un pescatore che racconta come riconoscere un pesce, come cambia il mare o quando una specie arriva sotto costa non sta semplicemente spiegando il proprio mestiere. Sta consegnando una memoria, fatta di gusti e lavoro.

E quella memoria, se Capo d’Orlando saprà custodirla insieme alle persone che ancora la possiedono, può diventare una parte importante del suo futuro. Ecco Marèa parte da qui.

L’iniziativa si inserisce in un progetto sostenuto dal Comune di Capo d’Orlando, dall’Unione Europea, dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, dal FEAMPA 2021-2027 e dalla Regione Siciliana – Assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea.

Marea le foto del protagonisti del tavolo tecnico

   

gli scatti della giornata

 

 

Marèa: la comunicazione

Redazione Scomunicando.it

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