Cronaca semiseria di una strana teoria amministrativa
di Aretusa
La notizia è di quelle che fanno sinceramente piacere. Le analisi effettuate lungo la costa tirrenica messinese certificano ancora una volta l’eccellente qualità delle acque marine. Da Capo d’Orlando a Milazzo, passando per Barcellona Pozzo di Gotto e buona parte del comprensorio dei Nebrodi, il mare continua a rappresentare un patrimonio straordinario, degno di essere tutelato e valorizzato.
È una buona notizia. Ed è giusto riconoscerlo.
Proprio per questo, però, sarebbe opportuno evitare che qualcuno cada nella tentazione di attribuirsene il merito come se fosse il risultato di una brillante intuizione amministrativa. Il mare, infatti, possiede un difetto che lo rende difficilmente gestibile dalla politica contemporanea: esiste da milioni di anni e continua a fare il proprio dovere senza aver mai avuto bisogno di un ufficio stampa, di una conferenza di servizi, di una cabina di regia o di un post su Facebook corredato da fotografie accuratamente selezionate.
Ed è qui che il ragionamento si fa interessante.
Viviamo infatti in un’epoca nella quale sembra essersi affermata una nuova teoria dell’amministrazione pubblica. Un tempo gli amministratori sentivano il dovere di informare i cittadini su ciò che avevano realizzato; oggi, troppo spesso, si ha l’impressione che realizzino qualcosa soltanto per poterlo comunicare. La comunicazione, da strumento della politica, ne è diventata il fine ultimo, fino al punto che il successo di un’opera non si misura più dall’utilità che produce, ma dalla quantità di fotografie che riesce a generare.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ogni intervento, anche il più modesto, viene annunciato, illustrato, presentato, inaugurato, celebrato e infine raccontato con tale abbondanza di comunicati stampa da indurre il cittadino meno esperto a credere che, nel frattempo, sia stata edificata una nuova Dubai affacciata sul Tirreno. Poi, terminata la lettura, lo stesso cittadino esce di casa, percorre la strada che conduce al lungomare e scopre, con malcelato stupore, che la realtà continua ostinatamente a ignorare il contenuto dei comunicati. Il mare, naturalmente, resta magnifico.
Ma il turista, contrariamente a quanto sembrano credere alcuni amministratori, prima o poi esce dall’acqua.
Ed è in quel preciso momento che comincia il vero esame.
Perché il turismo non vive soltanto di paesaggi. Vive di servizi, di decoro urbano, di manutenzione, di parcheggi razionali, di segnaletica efficiente, di spiagge accessibili, di trasporti, di una programmazione culturale degna di questo nome e, soprattutto, della capacità di trasformare un dono della natura in una concreta occasione di sviluppo economico.
Confondere il mare con il turismo equivale a confondere un pianoforte con un concerto. Il primo è uno strumento straordinario; il secondo dipende da chi lo sa suonare.
Ed è forse questo l’equivoco più grave della politica locale.
Troppi amministratori sembrano sinceramente convinti che il consenso si costruisca occupando con regolarità il centro dell’inquadratura fotografica, quasi che la frequenza delle apparizioni possa compensare l’assenza di una visione. Si inaugura ciò che dovrebbe essere ordinaria amministrazione, si celebrano attività che rientrano nei doveri istituzionali, si trasformano piccoli interventi manutentivi in eventi epocali, mentre il comunicato stampa assume, giorno dopo giorno, la dignità di atto amministrativo sostitutivo.
È una forma moderna di illusionismo politico.
Non si modifica la realtà; si tenta di modificare la percezione della realtà.
E poiché l’immagine, nell’epoca dei social network, dura più della memoria, si confida che il cittadino finisca per ricordare la fotografia anziché lo stato dei luoghi.
È un calcolo comprensibile, ma profondamente offensivo nei confronti dell’intelligenza delle persone.
Perché il cittadino può anche lasciarsi sedurre da un titolo altisonante, ma continua a vivere ogni giorno nella propria città. Sa distinguere perfettamente una strada asfaltata da una strada fotografata, un progetto realizzato da un rendering, una stagione turistica costruita da una stagione turistica semplicemente annunciata.
Le analisi ci dicono, dunque, che il mare della nostra costa gode di ottima salute.
È una fortuna immensa.
Resta soltanto una curiosità, che nessuna agenzia ambientale, almeno per ora, sembra intenzionata a soddisfare: sapere quale sarebbe il responso se, accanto alla qualità delle acque, si procedesse finalmente ad analizzare anche la qualità dell’azione amministrativa.
Temo che, in quel caso, la classificazione non potrebbe limitarsi alle tradizionali categorie di “eccellente”, “buona” o “sufficiente”. Occorrerebbe introdurne una nuova, tutta italiana e profondamente contemporanea: “balneabile nei comunicati stampa”.
Se questo deve diventare una rubrica fissa di Aretusa, io alzerei ancora il livello della cattiveria intellettuale. Non contro i singoli sindaci, ma contro un costume politico. L’obiettivo dovrebbe essere che ogni amministratore della fascia tirrenica, leggendo l’articolo, si chieda in silenzio: “Sta parlando anche di me?”.
È questo il punto in cui la satira diventa davvero efficace.
Una prospettiva condivisa anche da ANCE Messina, che sostiene l’iniziativa (altro…)
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