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PARLARNE E’ NECESSARIO – Brolo, quelle scritte, l’indignazione dei cittadini ma è il silenzio che pesa più della vernice

A volte bastano poche parole per alzare il livello dell’attenzione. Quelle apparse sui giochi di Piazza Verdi a Brolo erano poche, rozze, offensive. Frasi razziste e omofobe lasciate in uno spazio frequentato dai bambini, a due passi dall’oratorio e dal monumento dedicato a Falcone e Borsellino. Sono state cancellate. Ma, come spesso accade, la vernice è venuta via più facilmente del problema.

Perché dopo la prima indignazione, dopo le foto, dopo i commenti e le prese di posizione, resta una domanda che non riguarda soltanto chi ha scritto quelle frasi. Riguarda tutti gli altri.

Riguarda una comunità che, di fronte a parole così nette, avrebbe forse avuto bisogno di una risposta altrettanto netta. Non soltanto individuale. Non affidata alle sensibilità personali di questo o quell’amministratore, di questo o quel consigliere. Una risposta corale.

Una voce istituzionale, forte, decisa, puntuale,  capace di dire subito, senza esitazioni e senza sfumature, che certe parole non appartengono alla storia civile di un paese e non possono essere derubricate a una ragazzata. E invece, almeno nella prima fase, la condanna pubblica è sembrata affidata soprattutto all’iniziativa spontanea di singoli.

L’assessore alla scuola Cono Condipodero è intervenuto parlando di un episodio grave, di un campanello d’allarme e della necessità di costruire, insieme a scuole, famiglie, parrocchia e associazioni, percorsi educativi sul rispetto e sul linguaggio. La consigliera Alessandra Gagliardo, ha ricordato che Brolo non è una comunità razzista e che proprio per questo non può permettersi di minimizzare.

I due rappresnetanti dell’amministrazuione, hanno contributo a cancellare , insieme a Antonio Traviglia, tra i primi a denunciare quanto accaduto, le scritte sui giochi di piazza Verdi.

La consigliera di opposizione Sara Ceraolo ha chiesto di andare oltre la semplice cancellazione delle scritte, insistendo sul tema dell’educazione, delle famiglie, delle responsabilità collettive. Parole importanti. Ma proprio perché importanti, mettono ancora più in evidenza ciò che è mancato: una denuncia comune, un gesto politico e civile capace di superare appartenenze, ruoli e schieramenti.

Per lei non serviva una conferenza stampa. Non serviva un documento solenne. Sarebbe bastato un messaggio condiviso. Sindaco, Giunta, maggioranza e opposizione insieme.

Non per trasformare due scritte in un’emergenza, ma per evitare che il silenzio potesse sembrare indifferenza. Perché è questo il punto. Le comunità non si misurano soltanto da ciò che accade al loro interno. Si misurano anche da come reagiscono. E quando un episodio tocca il terreno del razzismo, dell’omofobia, del disprezzo politico o sociale, la reazione non può essere lasciata soltanto alla buona volontà di chi sente il bisogno di esporsi. Dovrebbe diventare un fatto collettivo.

I commenti arrivati in queste ore lo dimostrano.

C’è chi ha parlato, soffermandosi solo sull’epidermide del disagio, di degrado della piazza, di giochi rotti, di spazzatura, di panchine smontate, chiedendo maggiore cura e controllo. C’è chi ha chiamato in causa i social e il linguaggio d’odio che ormai attraversa la quotidianità. C’è chi ha puntato il dito sulle famiglie.

C’è chi, come Francesco Mastrolembo, ha posto una questione più sottile: punire chi ha imbrattato un bene pubblico senza affrontare il contenuto di quelle frasi significherebbe ridurre tutto a vandalismo, mentre il problema è culturale.

Ed è probabilmente la lettura più difficile da eludere. Perché uno scivolo si lava. Una panchina si ripara. Una telecamera può anche individuare chi ha scritto. Ma nulla di tutto questo spiega da dove arrivino certe parole. I ragazzi non inventano il mondo da soli. Lo ascoltano. Lo osservano. Lo assorbono. Imparano dagli adulti molto più di quanto gli adulti siano disposti ad ammettere.

Imparano , come dice il parroco – don Enzo Caruso –  dalle conversazioni in famiglia, dai commenti al bar, dai toni della politica, dai social, dalle battute che sembrano innocue e che invece insegnano, lentamente, che qualcuno può essere considerato meno degno di qualcun altro. Per questo la riflessione di don Enzo Caruso merita attenzione. Il parroco di Brolo ha invitato a non criminalizzare i ragazzi e a non fermarsi alla formula, ormai abusata, della “famiglia assente”. Ha parlato piuttosto di una famiglia e di una società “evanescenti”, sempre più fragili, incapaci talvolta di offrire punti solidi di riferimento.

È un’immagine amara, ma efficace. Una società dove tutti sono connessi e pochi sembrano davvero in relazione. Dove il linguaggio si irrigidisce, si estremizza, diventa arma.

E allora certe scritte, pur nella loro pochezza materiale, diventano una spia.

Non perché Brolo sia improvvisamente diventata razzista o intollerante. Non lo è. Ma perché nessuna comunità è immune da ciò che attraversa la società intera. Pensare il contrario sarebbe rassicurante, ma falso. Anche per questo sarebbe stato utile vedere una reazione pubblica compatta. ED ora ci si auspica, che coin la riapertura dell’anno scolastico, ci sia un confronto con la scuola, tra le associazioni, tra le istituzioni. Non per puntare il dito contro qualcuno. Ma per dire ai più giovani che esiste un limite. Che la libertà di parola non coincide con la libertà di umiliare.

Che si può essere arrabbiati, provocatori, ribelli. Ma non è ribellione disprezzare chi ha un colore della pelle diverso o un orientamento sessuale diverso. Quello è soltanto il vecchio linguaggio dell’intolleranza.

Sara Ceraolo ha ricordato che “cancellarle non basta”.

Ha ragione. Ma forse non basta nemmeno delegare a scuola e famiglie il compito di riparare ciò che l’intera società contribuisce ogni giorno a produrre. La scuola può fare molto. La famiglia può fare moltissimo. La parrocchia, lo sport, le associazioni possono fare la loro parte. Ma anche le istituzioni educano. Educano con ciò che dicono. E qualche volta anche con ciò che non dicono.

Piazza Verdi oggi è di nuovo pulita. Il gesto di chi è intervenuto materialmente per cancellare quelle frasi è stato giusto e necessario.

Adesso, però, resta da fare il lavoro più difficile. Capire perché quelle parole, anche a Brolo, dove ci si conosce tutti, continuano a circolare con tanta facilità. E magari trasformare proprio quella piazza in un luogo di confronto vero, senza passerelle, senza fotografie di rito, senza prediche. Ragazzi, genitori, insegnanti, amministratori, parrocchia, associazioni. Seduti insieme. A parlare di parole. Di rispetto. Di differenze. Di responsabilità. Perché alla fine il rischio più grande non è una scritta su uno scivolo. È abituarsi a leggerla, pensare che non valga più la pena indignarsi o denucviare il fatto per evitare di “offuscare” l’immagine del paese.

Alcuni commenti nelle loro versioni integrali

Don Enzo Caruso. Gli autori delle scritte vanno aiutati a capire, con i modi dovuti che, che ogni atto compiuto comporta un grado di responsabilità personale.

Gay, negri e tutti i “diversi” sono nostri fratelli nell’unica famiglia umana. Abbiamo bisogno di trasmettere ai nostri ragazzi segnali chiari che il razzismo non è la risposta al disagio sociale o individuale.
A volte gesti del genere sono compiuti dai ragazzi e giovani che hanno alle spalle famiglie sensibili e attente. Né si può pensare di criminalizzare tutti i ragazzi. La domanda è: come rispondere in questi casi?
Mi chiedo, fatte queste premesse e guardando alla società nel suo insieme, se abbia ancora senso parlare semplicemente di famiglia «assente», o se non sia il caso, invece, di spingersi più in là e parlare di famiglia «evanescente», intendendo ciò che non ha alcuna consistenza o densità e che non offre più alcun punto al quale aggrapparsi. L’evanescente “appare”… e poi si dissolve.
Mi sbaglierò, ma ho la sensazione che questa sia la situazione in cui si è venuta a trovare la società nel suo insieme.
Si ha la sensazione che siamo tutti un po’ così: ombre che si spostano da un punto all’altro senza accorgersi che, accanto, l’altro esiste. Il mondo esiste. Siamo tutti interconnessi e i nostri destini dipendono da questa vasta rete di relazioni che sono costitutivi della nostra natura.
I ragazzi vanno aiutati a comprendere che non si cresce per via di “atti di potenza individuale” (bullismo, razzismo) ma per via di com-passione (dal latino cum patire, ossia condividere con qualcuno una “passione”, un dolore, un sogno), do co-appartenenza e di cooperazione.

Cono Condipodero: Le scritte razziste e omofobe al parco giochi di Piazza Verdi lasciano l’amaro in bocca. In ogni occasione celebriamo i valori dell’Amore e dell’Inclusione ma c’è sempre qualcuno che non recepisce l’importanza di questi valori universali. L’episodio è grave e non può essere derubricato a semplice bravata. ​Gesti di questo tipo rappresentano un campanello d’allarme da non sottovalutare. Bisogna lavorare di più non solo nelle aule scolastiche, dove i colleghi e le colleghe quotidianamente fanno tanto, ma anche al di fuori di queste, nelle famiglie, nelle associazioni, nelle istituzioni e nella società in generale. Cancellare le scritte dalle giostre è stato un atto doveroso per restituire la piazza ai più piccoli, ma il lavoro vero inizia adesso contrapponendo all’odio e all’intolleranza Amore e Inclusione. Nei prossimi giorni, in vista della riapertura delle scuole, lavoreremo a stretto contatto con gli istituti scolastici, le famiglie, la parrocchia e le associazioni del territorio. Vogliamo promuovere momenti concreti di incontro e percorsi educativi per riaffermare il rispetto delle differenze e l’uso responsabile delle parol

Alessandra Gragliardo: Brolo non è razzista e non lo è mai stata.

A Brolo i razzisti non sono graditi. E proprio per questo non possiamo minimizzare quanto accaduto parlando semplicemente di una “bravata”.
Scrivere frasi di questo tipo, non è una semplice provocazione: è un insieme di messaggi di odio e discriminazione rivolti a persone sulla base del colore della pelle, delle idee politiche o dell’orientamento sessuale.
E se a scriverli fosse stato un ragazzino, la cosa sarebbe ancora più grave. Non per criminalizzare, ma perché dovrebbe farci interrogare su ciò che stiamo trasmettendo alle nuove generazioni. Se su dei giochini in un parco giochi compaiono queste frasi forse come comunità, come scuola non stiamo facendo proprio un buon lavoro!
Condannare questo episodio significa difendere una comunità che non accetta il razzismo, l’omofobia e l’odio politico e che non vuole che simili messaggi vengano normalizzati come semplici “ragazzate

Sara Ceraolo: QUELLE SCRITTE NON SONO UNA BRAVATA. E CANCELLARLE NON BASTA. “I NEGRI NON CI DEVONO STARE” “ABBASSO COMUNISTI E GAY” Leggere queste parole sui giochi di Piazza Verdi, in uno spazio destinato ai bambini, deve interrogarci tutti.

Non mi interessa puntare il dito contro dei ragazzini. Mi interessa capire che cosa stiamo insegnando loro.
Parlo da Consigliere comunale, ma soprattutto da madre, da primo presidente di un comitato genitori, costituito perché si credeva e si crede ancora che l’unità delle famiglie sia l’ultimo baluardo prima del precipizio e che faccia la differenza contro una società che scivola pericolosamente nella violenza, nell’intolleranza, nel bullismo sociale.
Chi mi conosce sa benissimo che non sono a favore di un ingresso incontrollato di cittadini da altre parti del mondo, e di certo non sono mai stata a favore di usanze e costumi di altre religioni che possano offendere la dignità di donne italiane.
Non sono contro la religione di ognuno, l’importante è che non vada in contrasto con le nostre leggi.
Perché è sempre vero quel detto che recita: “paese che vai usanze che trovi” e questa regola vale sia per gli italiani che vanno altrove sia per chi sceglie di venire in Italia.
Essere genitori oggi è difficile, forse difficilissimo.
Ma proprio per questo non possiamo rinunciare al nostro compito più importante: educare al rispetto, anche — e soprattutto — di chi è diverso da noi.
Perché certe parole non nascono dal nulla. I ragazzi ascoltano, osservano, assorbono. E quando razzismo, omofobia, disprezzo dell’altro e aggressività entrano nel linguaggio quotidiano, il rischio è che finiscano per essere percepiti come normali.
Quelle scritte verranno cancellate. Bene. Ma toglierle non cancella il problema.
Mi piace sempre ricordare che la costituzione del nostro bel paese sancisce che non esistono su questa terra distinzioni di sesso, razza, lingua e religioni. Siamo tutti uguali e basta. Finchè rispettiamo le regole di questa importante democrazia.
Certo è difficile, quando ci si ritrova da soli, affrontare le sfide quotidiane dell’essere genitori, ecco perché sono convinta che bisogna unirsi, parlare e trovare delle soluzioni insieme.
Per questo, come Consigliere comunale, chiedo al Sindaco e all’Amministrazione non soltanto una chiara condanna dell’accaduto, ma un passo ulteriore: coinvolgere scuola, famiglie, associazioni e le diverse comunità presenti sul nostro territorio in un progetto concreto di incontro, conoscenza e rispetto.
Non servono processi sommari né cacce al colpevole.
Serve educazione.
Perché Piazza Verdi tornerà pulita in poche ore.
Ma la domanda che resta è cosa vogliamo lasciare nella testa e nel cuore dei nostri ragazzi…?

Nino Princiotta: L’odio è una carriera senza limiti, in quanto ha sempre bisogno della presenza dell’oggetto odiato per poter esistere. Credo che sia davvero arrivato il momento di fermarci a riflettere su tali episodi. Il fine educativo delle famiglie, rafforzato da quello scolastico, è proprio quello di superare le barriere della disparità sociale, economica e umana, culturale . Ma il contesto attuale, social compresi, al momento non credo sia divulgatore di buoni esempi; anzi, crea proprio quelle barriere sopra citate

Francesco Mastrolembo …. Come ho avuto modo di scrivere altrove, c’è una buona parte di comunità che sottovaluta la questione, un’altra parte che la prende per goliardia ed un’altra che (addirittura) in quei messaggi non ci vede nulla di male. Una ragazzata, certo, ma se tutto attorno è “senso comune” anche l’insegnamento scolastico rimane una “bella teoria”. Spiace, ma vedo sempre più persone (a Brolo ma anche fuori) rimanere indifferenti a quelle parole e a quei gesti. Punire gli autori delle scritte, senza richiamare chi le scrive o le dice fuori dai parchi fa sembrare che il problema sia stato il vandalismo, non il contenuto. E di certo la scritta sull’arredo urbano è il problema minore.

non solo i genitori. C’è una buona parte di comunità che sottovaluta la questione, un’altra parte che la prende per goliardia ed un’altra che (addirittura) in quei messaggi non ci vede nulla di male. Una ragazzata, certo, ma se tutto attorno è “senso comune” anche l’insegnamento scolastico rimane una “bella teoria”. Spiace, ma vedo sempre più persone (a Brolo ma anche fuori) rimanere indifferenti a quelle parole e a quei gesti. Punire gli autori delle scritte, senza richiamare chi le scrive o le dice fuori dai parchi fa sembrare che il problema sia stato il vandalismo, non il contenuto

Calogero Campochiaro: Brolo non è razzista. A Brolo, come in tutto il resto della Sicilia, da sempre convivono in perfetta sintonia culture, religioni e popolazioni diverse.

Ma Brolo, come tutto il resto del mondo non accetta l’arrivo indiscriminato di giovani, sani e forti, che arrivano in Italia per essere mantenuti a spese degli italiani che stentano ad arrivare a fine mese.
Questo non è razzismo, questo è buonsenso.

Antoniuo Traviglia: Davanti a una scritta così, su uno scivolo per bambini, non possiamo girarci dall’altra parte. Se oggi siamo arrivati a questo punto, la colpa non è di un bambino di 11 o 12 anni che ha imbrattato un gioco. La colpa è di un’intera comunità che ha fallito: famiglia, scuola, associazioni, istituzioni, tutti noi.

Abbiamo fallito perché fino ad oggi non siamo stati capaci di contrastare quel vento d’odio e di propaganda che soffia ovunque, sui social, in tv, ogni giorno,ormai da troppo tempo.
Condannare non basta più. Servono iniziative corali e concrete che partano proprio da scuola, sport, cultura, amministrazione e famiglie. Il problema è complesso,enorme, per questo ignorarlo è l’ultima cosa che dovremmo fare. Resto a disposizione per qualsiasi tipo di iniziativa.
Vasi di Fico d’India: I ragazzini di oggi, straordinariamente intelligenti e circondati da una sovrabbondanza di strumenti tecnologici, smartphone e computer che non lasciano spazio ad alcun desiderio materiale, si trovano spesso immersi in un intrattenimento totale che paradossalmente alimenta l’egocentrismo e una forma di cattiveria competitiva, dove ognuno si sente migliore dell’altro; questa mancanza di rispetto del prossimo e di una vera educazione ai valori fondamentali riflette però una fragilità che appartiene forse anche ai loro giovani genitori, anch’essi disorientati e incapaci di trasmettere alle nuove generazioni il significato più profondo e autentico delle parole vivere e umanità
Teodoro Cafarelli: In una nazione in cui nel 2026 la percentuale di analfabetismo funzionale è del 34% non mi stupiscono questi gesti. Il modello attuale di salva nazione si chiama Vannacci, uno che confessa di aver toccato una persona di colore in metro per capire se la consistenza della pelle fosse uguale alla nostra.
Gente irregolare nei campi a raccogliere frutta e ortaggi a 4€ legnate comprese gestite dagli italiani. Badanti in ogni casa a fare quello che nessun italiano farebbe mai con gli anziani. Piazze di spaccio con adepti irregolari gestite dalla mafia locale. Lavapiatti, aiuto cuoco o cameriere praticamente in ogni ristorante altrimenti si rischierebbe la chiusura perché gli italiani non vogliono lavorare di sera e nei fine settimana.
Facciamo venire in Italia poveri disgraziati, li sfruttiamo, non paghiamo un euro di tasse, ci compriamo il Suv, il telefono più costoso e possiamo comprendere l’importanza della dignità umana? Non credo proprio. In un paese in cui il programma più visto è Temptation Island non possiamo aspettarci altro. Il problema non è quella scritta e lo scandalo a cui gridiamo. Dovremmo gridare allo scandalo quando mentre la benzina sale a 2,20€ i nostri politici impiegano gli ultimi 12 mesi a parlare della famiglia nel bosco, di un gioielliere che spara a sangue freddo sulle persone, dovremmo gridare quando un governo nasconde le chat tra un sottosegretario e un mafioso ma chiede di indagare su un giornalista e un suo amico poco discutibile.
Dovremmo scandalizzarci quando ci dicono che un italiano su 20 legge almeno un libro al mese e il resto guarda Temptation Island.
Quella scritta è figlia di una nazione ignorante, ne vediamo ovunque in Italia, purtroppo Brolo o qualsiasi altro paese vicino non fanno eccezione.
Ah, in ultimo, questo gesto può essere stato compiuto sì da qualche giovane, ma è praticamente come fosse stato fatto da genitori, i bambini e i ragazzi per struttura cerebrale difficilmente a quell’età comprendono o addirittura conoscono il termine razza. Un bambino è istintivamente portato alla conoscenza di quello che non si conosce, è attratto dall’altro, è inclusivo e non riconosce la differenza di colore come una diversità a livello umano, siamo noi adulti quelli col cervello modellato da gente che voleva ci lavasse l’Etna con la lava e col tempo per magia si è perdutamente innamorata del destino della nostra terra al punto da mettere un miliardo e trecento euro sotto il materasso per un fantasmagorico super ponte dove si transiterà con la benzina a 9€ al litro.
Vado a leggermi un libro

Articolo in aggiornamento con altri contributi…

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