Lucio Melita rilancia la sfida per il futuro di Patti
Lucio Melita torna ad alimentare il confronto pubblico
Dopo aver acceso il dibattito sul progetto di un Polo Produttivo Comprensoriale, Lucio Melita torna ad alimentare il confronto pubblico con una nuova proposta che guarda a uno dei settori storicamente più importanti dell’economia pattese: la nautica.
Attraverso un lungo intervento pubblicato sui social, l’ex consigliere provinciale chiarisce innanzitutto una scelta che non è passata inosservata.
Nel precedente contributo dedicato allo sviluppo produttivo del territorio, infatti, la cantieristica nautica non era stata menzionata. «Non era una dimenticanza. Era una scelta», scrive Melita. «Perché la nautica, nel nostro territorio, non è un capitolo da inserire in mezzo ad altri: è un settore che merita un discorso a parte, una proposta dedicata, una visione autonoma».
Una riflessione che parte da lontano e che affonda le radici negli anni in cui Melita sedeva al Consiglio Provinciale, quando portò all’attenzione dell’Assessorato regionale alle Attività Produttive la proposta di un Distretto Nautico del Tirreno.
non ho alcuna voglia di candidarmi
Un’idea che oggi torna d’attualità e che si intreccia con la storia industriale di Patti. Oggi Lucio Melita, imprenditore pattese, – in passato aveva anche corso verso lo scranno più alto della città, ma che oggi si limita ad osservare, dichiarando che non ha alcuna intenzione di candidarsi e che spera solo che vinca la città – ricorda infatti come il comprensorio pattese rappresenti una delle aree europee con la maggiore concentrazione di produzione di imbarcazioni da diporto, una tradizione nata negli anni Settanta grazie all’intuizione imprenditoriale dell’ingegner Fortunato e del cantiere Eolo e prima ancora del nascere del cantiere Geremia – poi trasferiotosi a Brolo – a Case Nuove.
«Da quella intuizione è nato un settore vivo, competente e riconosciuto. Ma, a differenza di altri poli nautici italiani, qui la filiera non è mai riuscita a completarsi», osserva Melita.
Secondo la sua analisi, il territorio possiede competenze consolidate nella lavorazione della vetroresina, ma continua a scontare l’assenza di infrastrutture e servizi indispensabili per consentire la crescita dell’intero comparto.
«Mancano spazi adeguati, servizi, logistica, energia stabile, aree attrezzate. E senza un luogo pensato per accogliere e far crescere le attività collegate alla nautica è difficile immaginare che possano nascere o consolidarsi quelle competenze artigiane che rendono completa una filiera».
Tra i temi affrontati emerge anche quello ambientale. Melita richiama infatti il problema dello smaltimento degli scarti di vetroresina, considerato uno dei nodi più complessi dell’industria nautica europea. Per affrontare questa criticità indica una possibile soluzione nel progetto KOREC, una tecnologia innovativa capace di trasformare la vetroresina da rifiuto problematico a risorsa recuperabile.
«Un impianto del genere, inserito dentro un Distretto Nautico, renderebbe Patti un modello nazionale di economia circolare», sostiene.
La proposta immaginata va ben oltre la semplice realizzazione di un’area industriale. L’idea è quella di costruire un vero ecosistema produttivo, capace di mettere in rete cantieri, artigiani, aziende specializzate, scuole, università, centri di ricerca e servizi per l’export.
Nel suo intervento Melita descrive un distretto in cui falegnami nautici, lavoratori dell’acciaio, tecnici dell’elettronica di bordo, imprese del refitting e operatori della logistica possano operare in sinergia, condividendo spazi, servizi e opportunità. Una visione che si collega direttamente al progetto del Polo Produttivo Comprensoriale.
«Senza spazi adeguati, senza logistica, senza servizi, senza energia stabile, nessun settore può crescere. Il Polo Produttivo sarebbe il primo passo concreto per dare finalmente forma a un progetto che il territorio attende da decenni», afferma.
Nel ragionamento trovano spazio anche proposte operative: un consorzio per l’acquisto condiviso delle materie prime, incentivi legati all’insularità, contratti specifici per il comparto nautico, accesso ai fondi della blue economy, formazione tecnica avanzata e un marchio territoriale capace di promuovere il distretto sui mercati nazionali e internazionali.
Al di là degli aspetti tecnici, il messaggio finale assume una chiara valenza politica.
«Questa non è una riflessione personale. È un invito. A chi oggi amministra Patti e a chi si propone di amministrarla domani», scrive Melita. Un contributo che si inserisce in un confronto sempre più acceso sulle prospettive di sviluppo della città e che, inevitabilmente, finisce per assomigliare a una delle prime piattaforme programmatiche in vista delle future competizioni elettorali.
«Patti non ha bisogno di divisioni. Ha bisogno di visione, di coraggio, di scelte. E la nautica può essere uno dei simboli della nuova stagione che questa città merita».
Parole che rilanciano il dibattito sul futuro economico del comprensorio e che riportano al centro una domanda fondamentale: può la nautica diventare il motore di una nuova stagione di sviluppo per Patti e per l’intero Tirreno nebroideo? Il confronto è aperto.
Ultima nota a margine
Nel dibattito aperto sui social, Melita affronta anche il problema del porto: E’ vero: oggi non abbiamo nemmeno una struttura di varo e alaggio. Ma proprio per questo dobbiamo smettere di elencare ciò che non c’è e iniziare a dire come costruire ciò che serve. Se continuiamo a ripeterci che “manca tutto”, resteremo fermi all’anno zero. Se invece iniziamo a progettare, programmare e creare le condizioni, allora sì che possiamo cambiare le cose. Il Polo Produttivo servirebbe esattamente a questo: passare dai problemi alle soluzioni, dalle mancanze alle opportunità, dalle parole ai fatti. Io preferisco lavorare per costruire, non per arrenderci.
Nel 2016 aveva detto:
il post integrale
“NON ERA UNA DIMENTICANZA. E’ STATA UNA SCELTA”.
Negli ultimi giorni molti mi hanno chiesto perché, nel mio intervento sul Polo Produttivo, non abbia citato la cantieristica nautica.
La risposta è semplice: non era una dimenticanza. Era una scelta.
Perché la nautica, nel nostro territorio, non è un capitolo da inserire in mezzo ad altri: è un settore che merita un discorso a parte, una proposta dedicata, una visione autonoma.
Ed è proprio questa visione che, anni fa, portai al tavolo dell’Assessorato regionale alle Attività Produttive, quando, da consigliere provinciale, proposi la nascita di un Distretto Nautico del Tirreno.
Allora rappresentai criticità e potenzialità che oggi sono ancora più evidenti.
Molte delle idee che oggi ripropongo le avevo già messe sul tavolo allora, e negli anni le ho affinate, modellate, studiate ulteriormente, in attesa che arrivasse il momento giusto per rimetterle in campo.
Quel momento può arrivare, se lo vogliamo davvero.
E il Polo Produttivo è la condizione per renderlo possibile.
Patti e il suo comprensorio rappresentano infatti una delle aree con la più alta concentrazione di produzione di imbarcazioni da diporto d’Europa.
Un risultato che affonda le sue radici nella visione dell’Ing. Fortunato–Cantiere Eolo, che negli anni ’70 hanno aperto la strada a una tradizione che ancora oggi rappresenta una delle vocazioni più forti del territorio.
Da quella intuizione è nato un settore vivo, competente, riconosciuto.
Ma, a differenza di altri poli nautici italiani, qui la filiera non è mai riuscita a completarsi.
A Patti abbiamo un’eccellenza riconosciuta nella lavorazione della vetroresina, una competenza che negli anni ha dato identità e valore al nostro territorio.
Ma una filiera moderna non vive solo di ciò che già esiste: ha bisogno di condizioni che permettano di crescere, di svilupparsi, di far nascere nuove professionalità e nuovi artigiani a supporto della nautica.
Oggi, invece, queste condizioni non ci sono.
Mancano spazi adeguati, servizi, logistica, energia stabile, aree attrezzate.
E senza un luogo pensato per accogliere e far crescere le attività collegate alla nautica, è difficile immaginare che possano nascere o consolidarsi quelle competenze artigiane che rendono completa una filiera.
A questo si aggiunge un altro tema decisivo: lo smaltimento degli scarti di vetroresina, uno dei problemi più complessi dell’intera industria nautica europea.
Già allora avevo rappresentato questa criticità all’Assessorato: la vetroresina è un materiale straordinario, ma difficilissimo da riciclare, e i cantieri si trovano spesso a dover gestire costi elevati e soluzioni poco sostenibili.
Oggi, rispetto ad allora, abbiamo finalmente una strada percorribile.
Mi riferisco al progetto KOREC, una tecnologia termochimica innovativa che consente il riciclo reale della vetroresina, trasformando un rifiuto problematico in una risorsa.
Un impianto del genere, inserito dentro un Distretto Nautico, renderebbe Patti un modello nazionale di economia circolare, capace di affrontare uno dei nodi più critici del settore con una soluzione moderna, sostenibile e competitiva.
Per questo, già allora, immaginavo — e oggi ripropongo con ancora più convinzione — la creazione di un Distretto Nautico del Tirreno.
Immaginate un Consorzio delle Materie Prime, dove tutti i produttori possano rifornirsi insieme:
resine, acciai, tessuti tecnici, componentistica, elettronica, vernici, plexiglass.
Acquistare insieme significa acquistare meglio: volumi più grandi, costi più bassi, margini più alti.
Significa che anche un piccolo cantiere può avere gli stessi vantaggi di un grande gruppo industriale.
Significa che la competitività non dipende più dalle dimensioni, ma dall’organizzazione del territorio.
Immaginate un luogo dove un giovane che vuole aprire una falegnameria nautica, un laboratorio di acciaio, un centro per l’elettronica di bordo abbia finalmente uno spazio dove farlo.
Oggi non esiste.
Domani, con il Distretto, sì.
Immaginate un ecosistema dove chi produce scafi, chi fa tappezzeria, chi lavora l’acciaio, chi installa elettronica, chi fa refitting, chi si occupa di logistica non siano realtà isolate, ma parti di una rete che cresce insieme.
Immaginate Patti che non guarda più al passato, ma che torna a essere un punto di riferimento nazionale, come lo fu negli anni ’70 grazie al coraggio dell’Ing. Fortunato.
Quella intuizione non è morta: è rimasta sospesa, in attesa delle condizioni giuste per tornare a generare sviluppo.
Ed è qui che il discorso si collega in modo naturale alla proposta del Polo Produttivo Comprensoriale.
Perché senza spazi adeguati, senza logistica, senza servizi, senza energia stabile, senza aree attrezzate, nessun settore può crescere, men che meno uno complesso come quello nautico.
Oggi, invece, quelle condizioni possiamo crearle.
E il Polo Produttivo sarebbe il primo passo concreto per dare finalmente forma a un progetto che il territorio attende da decenni.
Un Distretto Nautico non è un insieme di capannoni.
È una rete: imprese della filiera, artigiani specializzati, servizi collegati, parti sociali, istituti tecnici e professionali, università e centri di ricerca, sportelli unici per export e certificazioni, politiche del lavoro dedicate.
Significa lavorare su strumenti concreti: contratti di lavoro specifici per la nautica, agevolazioni legate all’insularità per ridurre i costi di trasporto, incentivi per l’innovazione dei materiali, formazione tecnica avanzata, marchio territoriale, accesso a bandi europei della blue economy.
Non è fantasia.
È programmazione.
Ecco perché non ne ho parlato nel primo intervento:
perché la cantieristica nautica non è un dettaglio, è un patrimonio.
E merita un progetto dedicato, serio, strutturato, condiviso.
E qui arriva il punto.
Questa non è una riflessione personale.
È un invito.
A chi oggi amministra Patti. A chi si propone di amministrarla domani.
Il Distretto Nautico non è il sogno di qualcuno.
È un’opportunità concreta per tutti.
È una strada che possiamo percorrere insieme, se c’è la volontà politica di farlo.
Patti non ha bisogno di divisioni.
Ha bisogno di visione, di coraggio, di scelte.
E la nautica può essere uno dei simboli della nuova stagione che questa città merita.
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