RIFLESSIONI INTORNO ALLA FESTA – Quella di Piana di Brolo, come specchio di una comunità che cambia
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RIFLESSIONI INTORNO ALLA FESTA – Quella di Piana di Brolo, come specchio di una comunità che cambia

Padre Enzo Caruso “racconta” la festa di Piana.

A fare la festa non è un parroco o una commissione. È un popolo che fa la festa

Ogni anno, con l’approssimarsi della festa di Piana, qualcosa si riaccende nel cuore di chi quella comunità l’ha vissuta pienamente: un moto nostalgico, profondo, che attinge a memorie collettive fatte di preparativi, entusiasmo e senso di appartenenza, ma anche antichi antagonismi, voglie di protagonisti che uniti al sapori dei cibi di strada, e del rompersi delle pignateddi hanno sempre fatto del Festa di Piana un unicum coinvolgente.

Ma è proprio partendo da questa nostalgia che padre Enzo Caruso, parroco della comunità, offre una riflessione lucida e coraggiosa sul presente e sul futuro della festa che può considerarsi al pari di quelal della Patrona la più identitaria del quartiere brolese.

«A fare la festa non è un parroco o una commissione. È un popolo che fa la festa», afferma con semplicità padre Enzo, restituendo alla celebrazione la sua natura più autentica: quella di essere specchio dell’anima spirituale e culturale della comunità che la vive.

Negli ultimi anni, si è spesso parlato di una festa “in crisi”. Ma il sacerdote invita ad andare oltre il rimpianto: non è la festa in sé a spegnersi, ma è l’intera società tradizionale a essere in trasformazione, e con essa il senso di appartenenza, l’identità collettiva, le priorità.

«Ogni crisi è un passaggio di trasformazione», scrive padre Enzo in un lungo post sui social. «La festa di Piana, nel suo rimpicciolirsi, racconta la verità di un quartiere che non è più tale».

Eppure, proprio da questa consapevolezza nasce una nuova scommessa: quella di rilanciare la festa partendo dalle sue radici.

Per questo motivo, padre Enzo ha deciso di assumere direttamente la direzione della festa, «non per escludere, ma per includere», chiamando le famiglie, i residenti, gli ex abitanti a una sfida comune.

Tra le novità di quest’anno, una scelta simbolica e concreta: il quartiere è stato suddiviso in sedici “rioni”, con l’intento di raggiungere capillarmente la gente, riportando al centro il valore della partecipazione popolare.

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Torneranno i giochi di strada, gli eventi comunitari, i momenti di condivisione autentica, accanto agli spettacoli serali che comunque animeranno le serate.

«Non siamo sicuri di quanto il quartiere risponderà, ma siamo sicuri che la festa in sé riuscirà», afferma il parroco con realismo e speranza. E già oggi sono tante le persone che si stanno impegnando con entusiasmo e gratuità per restituire alla festa di Piana la sua anima collettiva.

In un tempo che cambia, la festa di Piana non è un’operazione di nostalgia, ma un tentativo coraggioso di risignificare una tradizione, ancorandola al presente e aprendola al futuro. Un gesto che dice molto non solo di un quartiere, ma di un’intera comunità che cerca – ancora – di riconoscersi.

 

il post integrale

Festa di Piana

Una forte componente nostalgica si riaccende, ogni anno, nell’approssimarsi la festa di Piana. E’ ancora vivo il ricordo di giorni intensi che mettevano in movimento un intero popolo. Ogni famiglia di Piana era coinvolta, in qualche modo, nelle varie fasi della sua realizzazione. Era una festa che aggregava, attorno alla quale una comunità esprimeva la sua identità. Per questo sono nate le feste e la devozione ai santi hanno veicolato, nel tempo, il senso di appartenenza e l’orgoglio identitario.

Da anni la festa è “in crisi”. Ma lo è davvero? Se ci si ferma al mero sentimento nostalgico, è difficile capire. Occorre un’analisi più onesta. A fare la festa non è un parroco o una commissione. E’ un popolo che fa la festa. Essa è, nel suo divenire e nelle sue varie forme espressive, specchio dell’anima spirituale e culturale di quel popolo.

Ad essere in crisi oggi è la società tradizionale, sulle cui basi Piana (come tutti i paesi) si è costruita nel tempo. Parliamo di “crisi” in senso neutro. Ogni crisi è un passaggio di trasformazione. A mutare sono il senso di appartenenza, l’identità, la percezione dei valori e la loro gerarchia.

La festa di Piana, nel suo rimpicciolirsi negli anni, racconta la verità di un quartiere che non è più tale. Abbiamo tutti il desiderio di veder rinascere la festa di Piana. Ma sono i paesi, soprattutto quelli di sviluppo più recente, che devono ancora definirsi e identificarsi, o ri-definirsi.

Per questo motivo ho deciso di prendere in mano direttamente la direzione della festa, non per escludere ma per includere. Ci siamo posti un obiettivo forte che è una vera scommessa. Appellarci alle famiglie, al quartiere, organizzare una festa che torni a puntare su eventi tradizionali, come i giochi di strada, piuttosto che sugli spettacoli serali, che ci saranno comunque.

Abbiamo diviso tutta la zona di Piana in 16 “rioni”, con l’intento di raggiungere quante più persone possibili. Siamo speranzosi ma realisti. Non siamo sicuri di quanto il quartiere risponderà ma siamo sicuri che la festa in sé riuscirà. E c’è tanta gente che ci sta mettendo tempo lavoro ed entusiasmo.

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Autore:

redazione


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