Ci sono anniversari che si contano sul calendario e altri che, invece, si misurano nei ricordi.
Quello dei trent’anni della Riviera del Sole di Gliaca di Piraino appartiene decisamente alla seconda categoria.
Perché dietro quel numero tondo, importante, quasi solenne, non c’è soltanto la storia di un’azienda turistica. C’è la storia di due famiglie, Ziino e Agnello che si sono unite con l’intento di creare una realtà turistico – ricettiva d’eccellenza.
Di un territorio che ha imparato ad aprirsi al mondo, che ha scoperto di poter essere destinazione e non soltanto luogo di passaggio. Ed è proprio questa la cifra più importante, anzi la prima, di questo racconto tra imprenditorialità, famiglia e voglia di scommettere sul futuro.
C’è il coraggio di investire quando nulla era scontato, la capacità di cambiare senza perdere la propria identità, la volontà di ascoltare gli ospiti e, insieme a loro, crescere.
Sono passati pochi giorni dalla grande serata organizzata per celebrare questo traguardo, eppure l’emozione è ancora lì, viva.
Nelle immagini della festa, nella musica, nelle persone radunate insieme, tutti amici e non semplici conoscenti, nei volti della famiglia Ziino, si legge qualcosa che va oltre l’anniversario. Si legge un percorso.
Trent’anni di lavoro, di sacrifici, di intuizioni, di errori trasformati in esperienza, di scommesse vinte e di altre ancora da giocare.
E soprattutto si legge una parola che, forse, racchiude meglio di tutte il senso di questa storia: evoluzione.
Lo ha ricordato sul palco Nino Ziino, oggi manager dell’azienda e protagonista di quella nuova generazione, che ha preso in mano l’eredità familiare professionale, sempre sotto la guida di papà Mimmo, trasformandola in un progetto sempre più strutturato.
Il suo intervento non è stato soltanto un discorso celebrativo. È sembrato piuttosto il racconto di una filosofia aziendale.
Crescere insieme all’ospite. Ascoltare. Capire cosa cambia. Migliorare. Investire. Non accontentarsi mai del risultato raggiunto.
Perché l’ospitalità, quando viene interpretata sul serio, non è semplicemente offrire una camera, una piscina o un servizio. È la capacità di comprendere chi arriva, di anticiparne i bisogni, di leggere i cambiamenti del turismo e trasformarli in nuove opportunità.
E’ la capacità di emozionare.
È quello che la Riviera del Sole ha fatto in questi trent’anni.
All’inizio c’era un villaggio residence per vacanze. Poi, lentamente, stagione dopo stagione, investimento dopo investimento, quella realtà è diventata qualcosa di diverso. Più grande, più completa, più ambiziosa.
Da villaggio a hotel resort, da struttura stagionale a punto di riferimento dell’ospitalità dei Nebrodi, ma anche spa, benessere e tanto altro.
Un percorso che ha richiesto capitali, certamente, ma soprattutto visione.
Perché gli investimenti più importanti non sono stati soltanto quelli visibili: gli spazi rinnovati, i servizi ampliati, le nuove aree dedicate al benessere, al fitness outdoor, all’accoglienza, alla ristorazione.
Gli investimenti più profondi sono stati quelli sulle persone. Sulle professionalità. Sulla formazione. Sulla comunicazione. Sull’immagine. Sulla capacità di raccontarsi in modo moderno e puntuale, senza perdere il legame con il territorio.
La famiglia Ziino lo ha capito presto: nel turismo non basta esserci. Bisogna sapersi presentare, bisogna costruire fiducia, bisogna creare un’identità riconoscibile.
E proprio qui si inserisce uno dei passaggi più interessanti di questa storia.
Gli anni dell’esperienza con i gruppi canadesi, scandinavi, tedeschi, norvegesi, che ancora dura e si ripete stagione dopo stagione, il fare rete con i comuni vicini, l’apertura verso mercati nuovi, il confronto con modelli internazionali di ospitalità. Esperienze che hanno lasciato un segno e che hanno contribuito a cambiare mentalità.
Perché vedere il turismo da un’altra prospettiva significa anche imparare a guardare diversamente casa propria.
Ed è forse proprio questo uno dei meriti più grandi della Riviera del Sole: aver capito, molto prima che diventasse una parola di moda, che Costa Saracena, il fare Gruppo, e il comprensorio nebroideo potevano essere raccontati come una vera destinazione turistica. Riviera del sole ha aperto le porte al territorio.
Non soltanto mare. Non soltanto agosto. Non soltanto vacanza balneare. Ma territorio, esperienza, cultura, accoglienza, gastronomia, paesaggio.
Una visione che oggi appare quasi naturale, ma che trent’anni fa non lo era affatto.
Lo ha ricordato anche l’assessore regionale al Turismo Elvira Amata, intervenuta alla serata celebrativa e che pubblicamente ha elogiato la Riviera del Sole per essere stata, in qualche modo, una realtà pionieristica sul terreno della destagionalizzazione. Un riconoscimento tutt’altro che formale.
Perché destagionalizzare significa avere il coraggio di pensare il turismo oltre luglio e agosto.
Vuol dire immaginare un albergo vivo anche nei mesi meno scontati. Significa lavorare sui gruppi, sugli eventi, sul turismo esperienziale, sulla qualità dei servizi, sul benessere, sulla capacità di attrarre ospiti anche quando il calendario non regala automaticamente presenze.
E questa, nel corso degli anni, è diventata una delle grandi scommesse vinte dalla struttura di Gliaca.
Sul palco, l’assessore Amata ha voluto sottolineare pubblicamente il valore del lavoro portato avanti dalla famiglia Ziino e il contributo che realtà come questa offrono all’intero sistema turistico siciliano.
Nel suo messaggio successivo alla serata ha parlato della Riviera del Sole come di un vero “gioiello di ospitalità”, ricordando la visione e la determinazione di Mimmo Ziino e Nino, capaci di costruire una struttura che, nell’arco di tre decenni, ha accolto quasi un milione di ospiti.
Un numero enorme.
Ma anche un numero che, da solo, non racconta tutto. Perché dietro quel milione di presenze ci sono famiglie tornate più volte, bambini cresciuti e poi ritornati da adulti, coppie, gruppi, stranieri, viaggiatori che hanno scoperto un angolo di Sicilia e lo hanno portato con sé.
Ci sono nomi, volti, abitudini, storie. E c’è soprattutto un rapporto costruito nel tempo.
Non è un caso che Nino Ziino abbia insistito tanto sulla dote dell’ascolto. Perché le aziende che durano non sono quelle che restano uguali a sé stesse. Sono quelle che sanno capire quando è il momento di cambiare.
La Riviera del Sole ha alzato l’asticella più volte. Ogni volta rischiando qualcosa. Ogni volta scegliendo di non fermarsi.
E dietro questa crescita c’è una famiglia che, con il passare degli anni, è diventata sempre più manager di sé stessa.
Ed è proprio parlando delle scelte compiute e delle tante scommesse affrontate in questi trent’anni che Nino Ziino rivolge un ringraziamento particolare ai fratelli Agnello, soci della società e parte fondamentale di un percorso iniziato insieme. «In tutti questi anni hanno sostenuto e condiviso le scelte manageriali portate avanti da mio padre e da me, dandoci fiducia anche quando si trattava di assumere decisioni importanti, investire e guardare oltre. Molte di quelle scelte erano vere scommesse sul futuro: averle potute affrontare contando sulla loro fiducia e sulla condivisione di una visione comune è stato determinante. Oggi possiamo dire che tante di quelle scommesse sono state vinte insieme».
Non nel senso di chiudersi all’esterno, ma esattamente il contrario: imparando a circondarsi delle professionalità necessarie. Perché una delle lezioni più importanti della storia della Riviera del Sole è proprio questa: l’impresa familiare cresce davvero quando comprende che la famiglia, da sola, non basta.
Servono competenze. Servono tecnici. Servono professionisti della comunicazione, del marketing, dell’accoglienza, della ristorazione, dell’organizzazione. Serve la capacità di delegare, ascoltare, innovare.
Ed è lì che una famiglia imprenditoriale smette di essere soltanto una famiglia che gestisce un’azienda e diventa una vera organizzazione manageriale.
Ma ogni storia, prima di guardare avanti, ogni tanto deve voltarsi indietro.
E quella della Riviera del Sole porta inevitabilmente al ricordo di chi ha seminato prima.
Al nonno, imprenditore nel settore agrumicolo, uomo abituato a ragionare con i tempi lunghi della terra, ad ascoltare gli operai, dall’essere stato socialista da sempre, dal comprendere cosa vuol dire emigrare.
Un mondo apparentemente lontano dal turismo, ma soltanto in superficie.
Perché dietro un agrumeto c’è la stessa logica di ogni impresa seria: attendere, curare, investire prima di raccogliere. Credere nel lavoro. Credere nei valori. Avere pazienza. Costruire qualcosa pensando anche a chi verrà dopo.
Poi il passaggio successivo. La storia di un “padre”, Mimmo Ziino.
La capacità di leggere un’opportunità nuova e di trasformare una storia familiare legata a un settore tradizionale. L’esportazione degli agrumi, in un progetto turistico. Una scelta che oggi può apparire naturale, ma che allora era una scommessa.
Forse proprio questa è la cifra che attraversa tutte le generazioni: avere il coraggio di scommettere senza dimenticare da dove si viene.
E poi Elisa e Nino. Una generazione diversa. Figli cresciuti sotto l’imprinting di Mamma Pina. La figlia di donna Peppina. Maestra a scuola e nella vita. Una presenza discreta ma vigile, accorta capace anche della giusta severità ma anche dell’affetto che solo la madre può dare. Nei ricordi anche Cettina, una zia presente e attenta, molto più dell’essere tutto una “presenza” costante.
Ed è proprio parlando di questa nuova generazione che Nino sente di dover rivolgere un ringraziamento particolare alla sorella Elisa, per il supporto, la presenza e il contributo che ogni giorno offre nel portare avanti un progetto familiare che continua a porsi obiettivi sempre più importanti. Un percorso condiviso, fatto di responsabilità, decisioni, sacrifici e della consapevolezza che i risultati più grandi non si raggiungono mai da soli.
Per Nino, del resto, la Riviera del Sole da tempo non è più semplicemente un lavoro. È diventata uno stile di vita.
Un pensiero che accompagna le giornate, spesso anche le notti, un impegno che inevitabilmente si intreccia con la vita personale e familiare. Perché quando si cresce dentro un’azienda, quando se ne conoscono i sacrifici, le persone e la storia, non si timbra mai davvero un cartellino per poi lasciare tutto fuori dalla porta: si vive l’impresa, con le sue responsabilità, le sue preoccupazioni, ma soprattutto con l’entusiasmo e l’ambizione di immaginare ogni giorno ciò che ancora può diventare.
Così si forma il gruppo dei Ziino, Un pool che diventa più manageriale. Più abituato ai nuovi linguaggi del mercato. Più attento alla comunicazione, all’immagine, alla qualità percepita, alla reputazione. Ma con lo stesso tratto di fondo: non dare nulla per acquisito.
È così che un’impresa attraversa trent’anni. Non difendendo ciò che ha costruito, ma continuando a costruire.
La serata dell’anniversario, allora, è stata proprio questo. Non una festa organizzata per celebrare il passato. Ma un grande album aperto.
Dentro c’erano le giornate lunghissime, le notti di lavoro, le difficoltà superate, le scelte che facevano paura, i momenti di entusiasmo, le soddisfazioni e le persone. Perché un albergo non vive soltanto attraverso chi lo possiede. Vive attraverso chi ci lavora.
Ed è stato forse uno dei passaggi più autentici del messaggio della famiglia Ziino: il grazie rivolto a tutti i collaboratori. A quelli che oggi sono ancora lì. A quelli che hanno attraversato la storia della struttura anche soltanto per qualche stagione. A chi ha lavorato alla reception, in cucina, nelle sale, nelle camere, nella manutenzione, nell’animazione, negli uffici. A loro oltre alle parole un tangibile riconoscimento. Un bonus – quasi un premio di riconoscimento. Un grande assegno di 10.000 € da suddividere.
Ognuno ha lasciato qualcosa sottolinea lo stesso Mimmo Ziino, emozionatissimo nella sua compostezza.
E questo, in un anniversario importante, vale più di qualsiasi numero. Perché trent’anni di impresa significano anche trent’anni di lavoro creato. Trent’anni di economie messe in movimento. Trent’anni di fornitori, artigiani, professionisti, aziende del territorio coinvolte. Trent’anni di rapporti costruiti.
Alla celebrazione hanno voluto partecipare anche l’onorevole Giuseppe Laccoto, il sindaco di Piraino Salvatore Cipriano e il sindaco di Naso Gaetano Nanì.
Presenze lette dalla famiglia Ziino come un segno di vicinanza e, soprattutto, come il riconoscimento del ruolo che una struttura ricettiva di questo livello ha assunto nell’economia turistica del territorio.
Poi la musica.
La band XXL, il gruppo giovanissimo al tempo che fece la prima festa della struttura alberghiera, e la Kilimangiaro che hanno accompagnato una notte che, inevitabilmente, doveva essere anche festa, fatta da Persone. Sorrisi. Mani alzate.
Forse è proprio questa la fotografia più bella dei trent’anni della Riviera del Sole. Non un edificio. Non una piscina. Non una hall. Ma le persone.
E le grandi aziende non sono soltanto quelle che crescono nei fatturati o nelle dimensioni. Sono quelle che riescono a lasciare memoria. Forse è proprio questo il segreto più semplice e insieme più difficile della Riviera del Sole: Non vendere una vacanza. Far vivere un’esperienza.
Ed è per questo che la frase con cui la famiglia Ziino ha voluto chiudere il proprio messaggio appare meno celebrativa di quanto sembri.
“Il viaggio continua.”
Perché trent’anni non sono il punto d’arrivo. Sono la dimostrazione che una strada esiste. E, forse, la parte più bella della storia deve ancora essere scritta.
Una prospettiva condivisa anche da ANCE Messina, che sostiene l’iniziativa (altro…)
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