TRUFFATI – Anche in Sicilia si allunga la lista dell’inganno dalla falsa  Camera di Commercio
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TRUFFATI – Anche in Sicilia si allunga la lista dell’inganno dalla falsa Camera di Commercio

 

la nuova frontiera dell’inganno digitale che colpisce gli imprenditori. Nella lista anche imprenditori orlandini

C’è una parola che torna spesso nei racconti delle vittime: vergogna e la rabbia di sentirsi indifesi

Vergogna.

 

Come se essere truffati fosse una colpa, invece che il risultato di un sistema sempre più sofisticato e aggressivo. È il caso di Irene, di Carlo, di Antonio, di Piero, di Roberto, – nomi a caso – della lunga lista di imprenditori italiana, tra questi anche siciliani, alcuni di Capo d’Orlando. Storie che non solo isolate, che si accomunano, che diventano identiche  e che si inseriscono in un fenomeno in crescita in tutta Italia: la truffa delle false comunicazioni della Camera di Commercio.

L’inganno perfetto: una mail come tante

Mittente apparentemente istituzionale, tono formale, urgenza velata: aggiornare i dati aziendali entro pochi giorni.

L’indirizzo – servizi@registrodati-imprese.it – sembra credibile. Il contenuto ancora di più. In un contesto in cui gli imprenditori sono abituati a ricevere comunicazioni periodiche da enti ufficiali, il meccanismo funziona proprio perché imita la normalità. È quello che è successo a Irene, ma anche a Daniela, Pietro, Gabriele, titolari di società di servizi, di import-export, di comunicazione a Milano, Palermo, Pavia, Crotone. Tutti hanno seguito la procedura, convinti di adempiere a un obbligo amministrativo. Del resto non si richiedevano nè iban nè coordinata bancarie, solo dati anagrafici.

Poi, settimane dopo, arriva la sorpresa. Una fattura che non ti aspetti

Una richiesta di pagamento: oltre mille euro. Motivazione: iscrizione a una banca dati online.

Solo a quel punto si scopre la verità. Non era un aggiornamento. Era un contratto. Spesso formalizzato anche in viva voce. Un contratto nascosto tra le righe, scritto in caratteri minuscoli, con una formula che prevede un abbonamento mensile – 89 euro per due anni – per un servizio di fatto inesistente. Dietro, una società con sede in Spagna, ad Alicante.

Una truffa costruita sull’ambiguità

Non è una truffa “classica”. Non ci sono hacker, virus o accessi forzati. Qui tutto si gioca sull’ambiguità: nomi simili a quelli ufficiali (registroimprese.it vs registro-dati-imprese): grafica istituzionale; linguaggio burocratico

È una trappola psicologica, prima ancora che tecnica. Chi cade non è ingenuo. È fiducioso. E in un sistema economico che si basa su procedure e adempimenti, la fiducia diventa il punto debole.

Un fenomeno diffuso, non casi isolati

Le denunce si moltiplicano. Le segnalazioni circolano sui social, nei forum di categoria, tra associazioni di imprese ed anche la Polizia Postale allertata indica le strade da seguire. Le stesse Camere di Commercio hanno più volte messo in guardia da comunicazioni ingannevoli, sottolineando come: non vengano richiesti aggiornamenti tramite moduli di questo tipo; non esistano abbonamenti a pagamento per l’iscrizione base. Eppure la truffa continua a funzionare. Perché cambia forma, si aggiorna, si adatta, si evolve, muta ma colpsce sempre come i serpenti.

Il vero danno: oltre i soldi

Mille euro sono una cifra importante, soprattutto per piccole attività. Ma il danno più profondo è un altro. È la perdita di fiducia. È il dubbio continuo: “Questa mail è vera o no?” È il tempo perso a verificare, controllare, difendersi. E poi c’è quella sensazione difficile da raccontare: quella di essere stati ingannati facendo semplicemente il proprio lavoro.

Difendersi è possibile, ma non basta

Le regole base esistono:

controllare sempre il dominio del mittente

diffidare da richieste urgenti

verificare sui siti ufficiali

Ma oggi non sono più sufficienti.

Serve una cultura digitale diffusa, soprattutto nel mondo delle imprese. Serve informazione. Serve condivisione. Perché queste truffe funzionano nel silenzio. E si fermano solo quando diventano pubbliche.

Dice Roberto: Una responsabilità collettiva

Non è solo un problema delle vittime. È un problema di sistema. Un’economia fatta di piccole e medie imprese non può permettersi di lasciare i propri imprenditori soli davanti a minacce sempre più sofisticate. Serve una risposta coordinata: istituzioni più presenti; comunicazione più chiara; strumenti di tutela più rapidi

Così come dice l’avvocato: non pagare. Per chi l’ha fatto sarà difficile recuperer i soldi. Ma bisogna denunciare

Infatti già dopo i solleicti arrivano le diffide e forse è questa la cosa più importante da dire e da fare.

È il segno di un mondo in cui le truffe non puntano più sulla debolezza, ma sulla normalità. E proprio per questo sono così difficili da riconoscere.

20 Marzo 2026

Autore:

redazione


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