Musicando

CASTROREALE JAZZ FESTIVAL – Nona edizione 2009 

Varato il calendario della nona edizione del Castroreale Jazz Festival. Tre le serate in programma quest’anno: 25 Luglio Dhafer Youssef (acoustic quartet) – 30 Luglio 2009 Omar Sosa e Paolo Fresu (duo) – 2 Agosto Gavino Murgia (quartet).
castroreale_jazz_locandina_320_x_60025 LUGLIO DHAFER YOUSSEF – Biografia

DHAFER YOUSSEF
Dhafer Youssef, cantante e solista di oud, da anni fa da tramite tra la musica della sua terra e quella dell’Europa occidentale. Nato in Tunisia nel 1967, ha infatti svolto gran parte del suo apprendistato a Vienna, con tappe artistiche in Francia, Germania e Italia e collaborando con personaggi del calibro di Markus Stockhausen e Paolo Fresu, con il quale si è esibito recentemente nel nostro paese. Per la sua ultima incisione, Youssef si è spinto ancora più a nord, precisamente in Norvegia, terra d’elezione del miglior jazz scandinavo e che negli ultimi anni si è imposto prepotentemente nelle scena continentale. È così che nasce Divine Shadows, album che vede il solista nordafricano collaborare con un gruppo di strumentisti norvegesi tra cui il chitarrista Eivin Svein Aarset (coautore di alcuni brani) e il trombettista Arve Arvid Henriksen. dhafer_youssefÈ un progetto dall’atmosfera piuttosto uniforme: sonorità arabe, molto simili alla linee della tradizione medioevale, si sposano con una visione del jazz apparentemente fredda, schematica. Un’unione che funziona, nonostante alcuni momenti di stasi o di ripetizione che compaiono qua e là, dato che Youssef vuole dare al suo lavoro una caratteristica di preghiera, di musica che si rivolge alla trascendenza.
Nei brani di Dhafer, la musica sufi si mescola al jazz e all’elettronica, arrivando a risultati straordinari. La voce soprannaturale di Dhafer e il suono sottile e misterioso del suo oud si levano su un background di suoni suggestivi e percussioni serrate, evocando immagini di incomparabile bellezza. (fonte: www.kinomusic.it)

30 Luglio  2009 Omar Sosa e Paolo Fresu (duo) – Biografie

omar_sosaOMAR SOSA
Pianista eccezionale, poliglotta musicale che unisce i continenti, Omar Sosa, tra l’utopia e la realtà, è un’allegoria dello scambio artistico universale. Nato nel 1965 a Camagüey, a Cuba, comincia a studiare musica a otto anni al conservatorio municipale, dove si avvicina alle percussioni, e in particolare alle marimba. Continua il suo cursus alla Scuola Nazionale di Musica dell’Avana, poi all’Istituto Superiore d’Arte. Segue una formazione accademica di composizione, armonia e strumentazione. Forte di questa base teorica, si avvicina allora al pianoforte, che l’aveva sempre affascinato per il suo carattere orchestrale e percussivo, diventando presto il suo strumento preferito. La pratica del pianoforte, che Omar suona da autodidatta, sarà sempre influenzata da quella delle percussioni: è il suo stile personale, di grande audacia ritmica, diventato ormai il suo tratto caratterizzante.

Omar comincia subito a suonare in contesti molto vari. Cresciuto nella cultura cubana più tradizionale, scopre ben presto il jazz, il pop, il funk, grazie anche ai programmi americani trasmessi alla radio. È anche l’epoca in cui i musicisti emigrati tornano con cassette e dischi di nuove forme di musica: il paese si apre all’estero e Omar ne approfitta.

Il genere che lo affascina maggiormente è il jazz: sente che è più di una musica, una vera filosofia di vita, una scuola della libertà. Si procura i dischi dei più grandi pianisti (Oscar Peterson, Herbie Hancock, Chick Corea, Keith Jarrett), interessandosi anche alle armonie bop di Charlie Parker, le melopee spiritualiste di John Coltrane e scopre soprattutto Thelonious Monk; il suo stile, aspro e dissonante, diventa per lui un riferimento assoluto.

Alla fine degli anni 80, Omar comincia a lavorare come direttore musicale con cantautori cubani (Vicente Feliu e Xiomara Laugart), poi nel 1993 emigra in Ecuador, a Quito, per un viaggio che sarà decisivo. In un paesino sulla costa occidentale trova un’espressione musicale folklorica originale, fortemente attaccata alle radici africane. Comincia a concepire una musica sincretica, in grado di conciliare tutta la diversità delle espressioni generate dalla diaspora africana. Capisce che lo swing, la danza, il rapporto con il corpo, con la sensualità, sono qualità essenziali che si trovano nel jazz, nella musica portoricana, caraibica, cubana, e che, al di là delle differenze stilistiche nate dal metissage culturale, hanno un’origine comune: l’Africa rubata agli schiavi.

Ha allora trovato la sua strada. Crea un primo gruppo ispirato dalla “jazz fusion”, Entrenoz, trascorre un po’ di tempo in Spagna, a Palma de Mallorca, poi si trasferisce nel 1995 a San Francisco, dove s’impone velocemente come leader sulla scena latin jazz.

Qualche mese dopo il suo arrivo, esce il primo disco negli Stati Uniti, con Otà Records, Omar, seguito nel 1997 dallo straordinario Free Roots. Con Spirits of the Roots (nel 1998) e Bembon (nel 2000), si afferma come leader indiscusso del jazz ibrido, aperto ai ritmi latini e afro-americani di tutto il Nuovo Mondo, ma anche a quelli dell’Africa del Nord, ai canti berberi e al rap. Il groove afro-cubano si trasforma immediatamente in complesse pulsazioni urban; le tradizioni orali (gnawa, yoruba…) si sovrappongono allo slam e all’hip hop.

Omar Sosa trascorre allora più tempo in Europa, dove sviluppa nuovi progetti: registra con John Santos (Njumbe); un secondo disco da solista esce nel 1999 (Inside), magnifica deriva contemplativa e impressionista. Soprattutto continua le sperimentazioni orchestrali, confrontando il suo universo con tradizioni musicali del mondo intero. Con Prietos (2001) e Sentir (2002), apre il suo universo ai ritmi, alle sensazioni del mondo arabo. Non smette di incontrare musicisti, culture diverse: si esibisce in duo col percussionista venezuelano Gustao Ovalles (Ayaguna), col francese Mino Cinelu, crea un opera sinfonica di quarantacinque minuti, From Our Mother, che combina motivi folclorici cubani, venezualani e ecuadoriani con armonie jazz.

Con Mulatos, si avvicina all’universo high-tech ed elettronico, e lascia per un momento l’esuberanza degli ibridi formali. Ed è sempre presente questa volontà, questo desiderio di confrontarsi con lo sconosciuto, lo straordinario che lo guidano. Dice della sua musica, con grande generosità: “Ciò che può un’immagine fedele della diversità della musica attuale non è la fusione superficiale di elementi eterogenei; ma l’intuito che tutte queste tradizioni hanno qualcosa a che fare le une con le altre, e che è tempo di farle riconciliare, di farle cantare all’unisono.”

Per il nuovo CD Afreecanos, Omar ha scelto di collaborare con un’estesa formazione di musicisti, tutti provenienti da paesi che direttamente o indirettamente hanno un legame con il continente africano (Cuba, Mozambico, Francia, Senegal, Mali, Brasile, Usa, Guinea, Marocco). Il senso di pace e di universalità dell’Africa sono il punto di forza dell’intero progetto. “In Afreecanos ho voluto continuare il mio lavoro di ritorno alle origini, di ricerca di punti in comune fra le varie tradizioni; come quella cubana, brasiliana, senegalese, guineana, maliana e mozambicana”, dichiara Omar. “Il mio lavoro vuole dimostrare che siamo figli della stessa Madre, e anche se siamo geograficamente separati, siamo vicini nell’essenza, nei concetti e nelle radici. Ho cercato di esprimere una piccola parte della faccia melodica dell’Africa e credo che attraverso il jazz sono stato in grado di combinare molteplici tradizioni attraverso un sound senza frontiere.” (fonte: www.kinomusic.it)

paolo_fresu_391_x_281PAOLO FRESU
Paolo Fresu è nato a Berchidda (SS) nel 1961. Ha iniziato a studiare la tromba quando aveva 11 anni, mentre suonava nella banda della sua città. Dopo un’esperienza con la musica pop, ha scoperto il jazz nel 1980 ed ha cominciato la sua carriera professionale nel 1982, avendo prima seguito i seminari di Siena e poi registrato per la RAI, sotto la guida di Bruno Tomaso. Nel 1994 si è laureato in Tromba al Conservatorio di Cagliari, dove aveva M. Enzo Morandini come insegnante ed ha frequentato l’Università di Musica e Spettacolo (DAMS) a Bologna. Nello stesso anno ha ricevuto numerosi premi: il Radio Uno Jazz premio dalla RAI, l’Arrigo Polillo dalla rivista Musica Jazz e, nell’agosto 1995, il premio Radiocorriere TV. Da quel momento in poi, è sempre stato nel top dei Top Jazz Polls sia come migliore artista che leader di gruppo ed artista di registrazioni (nel 1990 è stato eletto Migliore Musicista, Migliore gruppo – Fresu Quintet – e migliore disco – Live in Montpellier – dell’anno). Ha insegnato Musica in diverse scuole e per anni si è attivamente occupato degli aspetti didattici della sua arte: dal 1985 è stato professore nei Seminari Nazionali Jazz di Siena e, dal 1987, nei corsi dell’Università Jazz di Terni. Dal 1989 ha condotto corsi invernali a Siena e seminari a Nuoro. Inoltre, ha insegnato in varie città: Podenone, Bari, Matera, Pisa, Sassari, Bologna, Vicenza, Brescia, Boston (USA), Atlanta, Melbourne (Australia) e Beijin (Cina). Ha suonato periodicamente in gruppi orchestrali di musica contemporanea (M. Nyman, G. Schiaffini) ed ha anche composto musica per teatro, poesia, danza, Radio/TV, video e film (esibizioni a Parma, Salerno, Milano, Spoleto-Festival dei Due Mondi ecc). Ha partecipato come solista in tanti progetti di registrazione di jazz innovativo come Jazz-Popular Music e New Age Music. È stato direttore artistico del Festival Time in Jazz a Berchidda dal 1988, del Concorso internazionale per giovani musicisti europei ad Oristano dal 1994 e anche del Jazz Seminary a Nuoro dal 1989. Ha lavorato con tanti musicisti italiani (D’Andrea, Tommaso, Trovesi, Gaslini, Pieranunzi, Giammarco, Damiani), europei ed americani come K. Wheeler, J. Taylor, D. Liebman, T. Oxley, D. Humair, A. Mangelsdorff, P. Favre, M. Portal, G. Mulligan, D. Holland, Ph. Woods, B. Brookmayer, J. Zorn, P. Daniellson, R. Beirach, J. Abercrombie, T. Gurtu, G. Schuller ecc. Si è esibito in tutti i festival importanti italiani e in tantissimi internazionali. Ha registrato 120 album, di cui undici sono apparsi con il suo nome e tanti altri con degli invitati internazionali. Nel 1996 ha ricevuto due nuovi premi a Parigi: il premio Bobby Jaspar dall’Académie du Jazz e il Django d’Or per il migliore musicista europeo. (fonte: www.zam.it)

2 AGOSTO GAVINO MURGIA (QUARTET) – Biografia

gavino_murgia_07_berchidda2008GAVINO MURGIA
Gavino Murgia è nato a Nuoro, Sardegna. Ha cominciato a studiare musica e sax alto a quattordici anni, come autodidatta. Presto ha intrapreso un’intensa attività musicale suonando con diversi gruppi, anche in contesti teatrali. Il tipo di musica su cui ha soprattutto concentrato la sua attenzione è il jazz.
Ha suonato con molti gruppi nei più importanti festivals italiani e stranieri, in Polonia, Austria, Spagna, Finlandia, Svizzera, Germania, Francia, Russia, Sud Africa, Cuba, Usa. Ha suonato con musicisti quali Mal Waldron, Rabih Abou Khalil, Paolo Fresu, Don Moye, Gianluigi Trovesi, Michel Godard, Pietro Tonolo, Djivan Gasparian, Sainkho Namchylak, Al Di Meola e altri.
Al presente la sua ricerca concerne le sonorità della musica sarda e in particolare l’uso della voce con un sassofono e altri strumenti tipici dell’isola, in un contesto musicale moderno.
La produzione e la metodologia propriamente etnica si svolge nei diversi campi inerenti la valorizzazione e la crescita di una terra, la Sardegna, capace di esprimere una pluralità di espressioni sonore legate all’uso di strumenti tradizionali e all’incontro con i suoni di altre culture; una visione che dà come risultato non un mero ed esclusivo incontro sonoro, ma diventa lo strumento di dialogo tra le culture, alla ricerca di quella universalità che sottedende l’essenza stessa della vita dei popoli.
Le launeddas, strumento polifonico costituito da tre canne, due melodiche (mancosa e mancosedda) e una di bordone (tumbu), rappresentano uno dei primi accompagnamenti alla danza. L’esiguo numero di note in grado di produrre una melodia (4+4) è supportato da diversi strumenti che hanno differenti rapporti rispetto alla tonica.
Il canto a tenore rappresenta l’immagine di una Sardegna costituita da differenti espressioni di musicalità popolare. Canto come imitazione della natura madre, espresso attraverso suoni gutturali e primordiali. (fonte: www.enricoblumer.eu)

8 Luglio 2009

Autore:

admin


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