“La città che vorrei. Dieci domande, nessuna via di fuga”. Tanti protagonisti tante interviste, una città da immaginare. Vuole essere un format che non sia la consueta intervista elettorale né da “vivere” , per chi si meterà in gioco, come potenziale candidato. Ancora c’è tempo e nessuno vuol mettere etichette. Oggi parliamo con Roberto Ricciardello.
Non cerco una Capo d’Orlando perfetta, ma una città che abbia il coraggio di migliorarsi. Una città dove le idee non restino promesse, dove chi investe venga incoraggiato e dove l’interesse collettivo venga prima delle appartenenze. Non conta chi si prende il merito. Conta ciò che rimane alla città
Le dieci domande del format
01 La politica allo specchio – Capo d’Orlando ha vissuto stagioni politiche molto diverse. Oggi, guardando la città e chi la governa, che voto darebbe alla politica orlandina? E qual è l’errore che continua a ripetersi, indipendentemente da chi occupa il Palazzo? Che voto darebbe alla politica orlandina? Qual è l’errore che continua a ripetersi?
Roberto Ricciardello – Non mi interessa dare un voto a una persona o a uno schieramento. Se devo giudicare la politica, preferisco valutare i risultati. Capo d’Orlando ha avuto amministratori che, in epoche diverse, hanno contribuito alla sua crescita. Sarebbe ingeneroso negarlo. Ma oggi credo che la città abbia bisogno di ritrovare una visione, una programmazione e soprattutto una maggiore capacità di trasformare le idee in risultati.
L’errore che si ripete? Pensare troppo spesso alla prossima competizione elettorale e troppo poco ai prossimi dieci anni della città. La politica dovrebbe essere un servizio a tempo determinato, non una professione a tempo indeterminato.
02 Sindaco per ventiquattr’ore – Immagini di svegliarsi domani mattina con la fascia tricolore. Ha ventiquattr’ore per prendere una decisione che lasci il segno. Qual è il primo provvedimento che firma? E quale scelta del passato cancellerebbe senza esitazioni? Quale sarebbe il primo provvedimento? Quale scelta del passato cancellerebbe?
Roberto Ricciardello – La prima cosa che farei sarebbe mettere attorno allo stesso tavolo amministrazione, commercianti, imprenditori, associazioni e professionisti, con un obiettivo preciso: definire poche priorità concrete, assegnare responsabilità e stabilire tempi verificabili. Ma firmerei soprattutto un piano straordinario di manutenzione e decoro urbano. Strade, marciapiedi, illuminazione, verde pubblico e pulizia sono il biglietto da visita di una città.
Quanto al passato, non cancellerei un’opera in particolare. Cancellerei un metodo: quello di avviare progetti senza avere una visione complessiva della loro utilità, gestione e sostenibilità nel tempo. Prima di costruire qualcosa di nuovo, dobbiamo imparare a prenderci cura di quello che abbiamo.
03 La città che non le piace – C’è qualcosa di Capo d’Orlando che proprio non sopporta? Un luogo trascurato, un’abitudine, un modo di amministrare, persino un difetto degli orlandini. E quale angolo della città, invece, non cambierebbe per nulla al mondo?
Roberto Ricciardello – Cosa non sopporta di Capo d’Orlando? E cosa non cambierebbe mai? Non sopporto la rassegnazione. Quel modo di pensare secondo cui certe cose non possono cambiare e bisogna abituarsi a conviverci. Mi dispiace vedere spazi trascurati, manutenzioni rinviate e potenzialità lasciate inutilizzate. Ma soprattutto non condivido l’abitudine di criticare tutto senza poi contribuire a costruire qualcosa.
Di Capo d’Orlando non cambierei il suo rapporto con il mare, la sua identità e quella straordinaria capacità di diventare un luogo vivo, accogliente e pieno di persone. Quando vedo il centro animato, le famiglie passeggiare, i locali lavorare e i giovani ritrovarsi, vedo la città che vorrei. Non dobbiamo inventarci un’altra Capo d’Orlando. Dobbiamo valorizzare meglio quella che abbiamo.
04 Tre priorità, un solo euro – Economia, occupazione e turismo: sono le tre parole che ritornano in ogni campagna elettorale. Ma se le risorse consentissero di puntare decisamente soltanto su una, quale sceglierebbe? E quale progetto concreto potrebbe cambiare la vita economica della città nei prossimi cinque anni?
Roberto Ricciardello – Sceglierei l’economia, perché un’economia sana genera occupazione e permette anche al turismo di svilupparsi. Il turismo è una risorsa fondamentale, ma non possiamo pensare che una città viva soltanto nei mesi estivi. Capo d’Orlando deve diventare attrattiva per chi vuole investire, aprire un’attività, creare un’impresa o sviluppare un progetto.
Nei prossimi cinque anni punterei su un programma di destagionalizzazione che coinvolga commercio, porto turistico, ricettività, cultura ed eventi. Immagino un calendario di iniziative distribuito durante l’intero anno, accompagnato da servizi efficienti e da una promozione territoriale coordinata.
Il vero risultato non è avere una città piena per quattro settimane, ma un’economia che lavori per dodici mesi.
05 La città di chi ha meno voce – Bambini, anziani e persone con disabilità: tre realtà che misurano la civiltà di una comunità. Se dovesse scegliere un intervento urgente per una di queste categorie, da chi partirebbe? E come renderebbe Capo d’Orlando una città davvero accessibile e inclusiva?
Partirei dalle persone con disabilità, perché l’accessibilità non è un favore che una città concede: è un diritto che deve garantire. Marciapiedi percorribili, attraversamenti sicuri, accessi alle spiagge, parcheggi dedicati realmente utilizzabili ed edifici pubblici accessibili dovrebbero rappresentare la normalità.
Ma penserei anche agli anziani, spesso penalizzati dalla mancanza di collegamenti e servizi di prossimità, e ai bambini, che hanno bisogno di spazi sicuri e curati. Non servono necessariamente progetti faraonici. A volte sono piccoli interventi, realizzati con criterio, a cambiare concretamente la quotidianità delle persone. Una città è davvero moderna quando nessuno deve sentirsi un ostacolo per gli altri.
06 La guerra del parcheggio – A Capo d’Orlando trovare parcheggio può diventare un’impresa. È soltanto una questione di posti auto o il sintomo di una città che deve ripensare mobilità, centro urbano e rapporto con il commercio? Parcheggi nuovi, isole pedonali o trasporto pubblico: quale strada sceglierebbe, anche a costo di scontentare qualcuno?
Parcheggi, isole pedonali o trasporto pubblico? Credo che il problema non si risolva scegliendo una sola soluzione. Sono favorevole alle isole pedonali, perché un centro libero dal traffico, quando è ben organizzato, diventa più vivibile e attrattivo. Ma bisogna essere pragmatici. Non possiamo chiudere le strade senza offrire alternative credibili a residenti, lavoratori, commercianti e visitatori.
Servono parcheggi di interscambio, collegamenti frequenti con il centro, una segnaletica intelligente e una gestione della mobilità che tenga conto delle diverse stagioni. E soprattutto serve dialogo con chi nel centro lavora ogni giorno. La pedonalizzazione deve essere un’opportunità per il commercio, non un problema da scaricare sui commercianti.
07 La colonna sonora della politica – Mettiamo da parte delibere, comizi e consigli comunali. Quale musica ascolta quando vuole stare bene? Quale canzone rappresenta il suo carattere? E se dovesse scegliere una colonna sonora per la Capo d’Orlando di oggi, quale sarebbe?
La musica per me è energia. Mi piace quella capace di coinvolgere, creare emozioni e far stare bene le persone. Per il mio carattere sceglierei Don’t Stop Me Now dei Queen. Mi rappresenta quella voglia di fare, di andare avanti e di non fermarsi davanti alle difficoltà. Per Capo d’Orlando sceglierei invece A Sky Full of Stars dei Coldplay. Perché immagino una città luminosa, viva, piena di opportunità. Una città che non perda mai la capacità di sognare, ma che sappia anche trasformare i sogni in progetti concreti.
08 A tavola con il nemico – Qual è il piatto al quale non rinuncerebbe mai? E, passando dalla cucina alla politica, con quale politico italiano, di ieri o di oggi, non accetterebbe neppure un pranzo? Viceversa, chi inviterebbe volentieri a tavola, anche se appartiene a uno schieramento opposto al suo?
A tavola resto legato alla nostra tradizione siciliana. Una buona pasta con il pesce fresco, nella sua semplicità, per me vale più di tanti piatti elaborati. In politica, invece, non ho nemici personali. Posso non condividere idee, comportamenti e scelte, ma credo che il confronto sia sempre utile. Non mi siederei volentieri con chi considera la politica uno strumento di interesse personale e non di servizio pubblico.
Inviterei invece chiunque, anche di uno schieramento opposto al mio, dimostri competenza, coerenza e rispetto per le istituzioni. Non mi interessa il colore politico di una persona quanto la sua capacità di mantenere gli impegni. Preferisco confrontarmi con un avversario coerente piuttosto che con un alleato opportunista.
09 Chi butterebbe dalla torre? – Il gioco è quello classico, ma la torre è quella del nostro immaginario politico. Se potesse liberare Capo d’Orlando da un vizio della sua classe dirigente, quale butterebbe dalla torre: personalismi, trasformismo, promesse mai mantenute, immobilismo o sete di potere? E, se proprio dovesse fare un nome politico, chi sceglierebbe di aver al suo fianco (anche facendo riferimento alla memoria del passato)?
Roberto Ricciardello – Butterei dalla torre le promesse mai mantenute. Perché i personalismi e il trasformismo sono certamente problemi, ma promettere sapendo di non poter mantenere significa compromettere la fiducia dei cittadini.
La politica dovrebbe recuperare il valore della parola data. Quanto alla persona che vorrei al mio fianco, non farei necessariamente un nome famoso. Vorrei qualcuno che conosca la città, che abbia capacità amministrativa, che sappia ascoltare e che non abbia paura di assumersi responsabilità anche quando le decisioni sono impopolari. Qualcuno che non abbia bisogno di ricordare continuamente il proprio ruolo, perché siano i risultati a parlare.
Le parole ispirano, ma sono le azioni a fare la differenza.
10 La Capo d’Orlando che verrà – Immagini Capo d’Orlando nel 2036. Come vorrebbe trovarla? Più turistica, più verde, più giovane, più ricca di imprese, più solidale? E soprattutto: sarebbe disposto a rimettersi in gioco personalmente per contribuire a costruirla?
Roberto Ricciardello – Vorrei una Capo d’Orlando più moderna, più curata, più accessibile e soprattutto più ricca di opportunità per i giovani. Una città dove non si debba necessariamente andare via per costruirsi un futuro.
Vorrei vedere nuove imprese, un turismo meno stagionale, servizi efficienti e una comunità capace di collaborare senza dividersi continuamente in appartenenze politiche. Mi piacerebbe che tra dieci anni si parlasse di Capo d’Orlando non soltanto come di una bella località di mare, ma come di un modello di qualità della vita e capacità imprenditoriale. Quanto al mio impegno personale, credo di aver già dimostrato che, quando posso dare un contributo, non mi tiro indietro. Non penso che per essere utili alla propria città sia indispensabile indossare una fascia tricolore. Si può fare politica nel senso più nobile del termine anche creando lavoro, investendo, organizzando iniziative e mettendo le proprie competenze a disposizione degli altri.
La domanda numero undici:
Una domanda diretta, cucita sulla tua storia, capace di diventare anche il titolo dell’articolo.
Gli eventi e l’economia della città Da giovane imprenditore conosce il valore delle iniziative capaci di portare persone nelle piazze e generare movimento economico. Ma un calendario di eventi basta a costruire una destinazione turistica? Quale investimento dovrebbe compiere Capo d’Orlando per trasformare i visitatori occasionali in ospiti che tornano, soggiornano e spendono sul territorio? E cosa chiederebbe alla prossima amministrazione? Un calendario di eventi basta a costruire una destinazione turistica? Cosa chiederebbe alla prossima amministrazione?
Roberto Ricciardello – No. Gli eventi da soli non bastano, ma possono rappresentare uno straordinario strumento di promozione e sviluppo economico. Lo dico per esperienza diretta. Organizzare un evento significa assumersi responsabilità, affrontare costi, risolvere problemi e coordinare persone. Ma significa anche vedere una piazza riempirsi, i locali lavorare, le attività commerciali beneficiare della presenza di visitatori e le famiglie vivere la città.
Con il Beer Fest abbiamo cercato di dimostrare proprio questo: un’iniziativa può diventare qualcosa di più di una semplice occasione di divertimento. Ma sarebbe un errore pensare che bastino quattro serate di successo per costruire una strategia turistica. Il vero investimento deve essere nella continuità. Capo d’Orlando ha il mare, il porto turistico, una posizione strategica rispetto alle Eolie, attività commerciali, strutture ricettive e persone capaci di fare impresa. Quello che serve è mettere a sistema queste risorse. Alla prossima amministrazione chiederei tre cose: programmazione, collaborazione e semplificazione.
Gli operatori devono conoscere per tempo il calendario delle iniziative, poter pianificare investimenti e trovare nell’amministrazione un interlocutore disponibile e organizzato. Gli eventi non devono essere considerati proprietà di chi li organizza o di chi governa. Quando funzionano, il beneficio è collettivo. Non mi interessa che qualcuno dica che un evento è stato un successo mio o di un gruppo.
Mi interessa che abbia lavorato un ristorante in più, che un albergo abbia venduto qualche camera in più, che un commerciante abbia incassato qualcosa in più e che una famiglia abbia trascorso una bella serata nella propria città. Questo è il risultato che conta. Perché alla fine il successo non è avere una piazza piena per una sera. È riuscire a costruire le condizioni perché quella piazza continui a vivere.
Due righe sul format.
CAPO D’ORLANDO, IL FUTURO IN DIECI DOMANDE “La città che vorrei. Dieci domande, nessuna via di fuga”,
La politica senza cravatta. Tanti protagonisti tante interviste, una città da immaginare. Vuole essere un format che non sia la consueta intervista elettorale né da “vivere” , per chi si meterà in gioco, come potenziale candidato. Ancora c’è tempo e nessuno vuol mettere etichette. L’obiettivo è mettere a confronto chi ha amministrato Capo d’Orlando, chi ha tentato di conquistarne la guida, chi si oppone all’attuale amministrazione e chi potrebbe candidarsi alle prossime elezioni, e chi semplicemente vuol dire la sua forte delle sue esperienze, di vita, di politica, dal guradre la cittadina da osservatori privilegiati. Un racconto politico, ma anche umano. Con domande che costringano gli intervistati a scegliere, esporsi, magari sorridere. E soprattutto a dire qualcosa di concreto sul futuro della città. Dare delle idee che poi possano diventare patrimonio di tutti. Parlare e “narrare” la città da punti di vista originali, nuovi, particolari, differenti. Il punto di forza è quello di porre a tutti le stesse dieci domande, riservando però a ciascuno una domanda aggiuntiva, personalizzata e più pungente. Nessuna censura sulle risposte.
Massimo Scaffidi
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