VISIONI 6 – Francesco Mastrolembo: “Brolo ha bisogno di visione. Basta slogan, servono scelte coraggiose per i prossimi 30 anni”
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VISIONI 6 – Francesco Mastrolembo: “Brolo ha bisogno di visione. Basta slogan, servono scelte coraggiose per i prossimi 30 anni”

“Adesso basta: ci vuole creatività, coraggio e anche un po’ di sana follia. Altrimenti restiamo fermi, mentre gli altri corrono.»

 Ingegnere, ricercatore, politico per passione. Francesco Mastrolembo parla di Brolo come di un laboratorio vivo: ne conosce i limiti, ma anche le potenzialità. Lo fa senza sconti, con un’ironia che alleggerisce la critica, e con un ottimismo che tradisce l’attaccamento a questo territorio. Alla vigilia dell’adozione del nuovo piano regolatore, abbiamo raccolto la sua visione: una Brolo che deve smettere di inseguire emergenze e cominciare a progettarsi davvero un futuro.

“Brolo ha bisogno di coraggio, non di amministratori che tirano a campare. Il futuro non si governa con slogan”

Continuiamo a dare spazio a interventi ed idee in vista nel nuovo piano regolatore del paese.

Ingegnere Mastrolembo, partiamo da lontano, dal nodo casa e valori immobiliari.

Mastrolembo:

«Oggi comprare casa a Brolo è diventato proibitivo. Una generazione intera, la mia, quella dei quarantenni e dintorni, si trova schiacciata: da un lato il desiderio di metter su famiglia, dall’altro prezzi ormai fuori portata. Paradossalmente, il paese è diventato attrattivo perché negli anni Duemila si è lavorato bene sui servizi: scuole, commercio, infrastrutture. Ma tutto questo, se non governato, ha gonfiato i valori immobiliari oltre la sostenibilità.

E allora che facciamo? Continuiamo a dire ai giovani “arrangiatevi”? Oppure apriamo una discussione seria anche sull’edilizia popolare?

Lo so, la parola spaventa perché evoca vecchi modelli, ma se pensata in modo moderno può essere uno strumento per calmierare i prezzi, ridare respiro a chi vuole restare o attrarre le professionalità che serviranno in futuro. Senza questo, Brolo rischia di diventare un paese di seconde case e di villeggianti, mentre la comunità residente si assottiglia. E questo, mi creda, è l’inizio della fine.»

E questo si lega direttamente al tema dello spopolamento e dell’invecchiamento…

Mastrolembo:
«Sì, perché lo spopolamento non è un concetto astratto, lo vediamo nei numeri e nelle facce. Gli anziani crescono, i giovani se ne vanno. E chi resta deve immaginare una società che tra vent’anni avrà più bisogni di assistenza che di scuole elementari. Questo significa attrezzarsi: formare figure professionali, integrare chi verrà da fuori per lavorare come badante o operatore sociale, creare servizi di prossimità.

Ma attenzione: non è solo questione sanitaria. È questione sociale.

Una comunità che invecchia rischia di diventare più fragile, più isolata. Brolo deve pensare a modelli di welfare di quartiere, servizi a domicilio, centri di aggregazione. Perché un paese in cui gli anziani vivono bene è anche un paese più attrattivo per le famiglie. Il guaio è che la politica, invece di ragionare su questi scenari, continua a guardare al consenso immediato, al taglio del nastro, al selfie selvaggio. Ma il futuro non si governa con slogan, si governa con coraggio.»

A proposito di futuro: lei insiste, anche sui social, molto sulle competenze.

Mastrolembo:
«Per forza. Tra 20 o 30 anni, metà dei lavori che conosciamo non esisteranno più. La rivoluzione tecnologica è già qui: automazione, intelligenza artificiale, nuove professioni. Se Brolo non comincia a pensarci adesso, resterà tagliata fuori.

Per come la immagino io, Brolo dovrebbe puntare su incubatori di startup innovative, laboratori di competenze digitali, progetti formativi sui nuovi mestieri che coinvolgano non solo i ragazzi del paese ma tutto il comprensorio.

Perché?

Perché se formiamo qui i nostri giovani, restano. Se non lo facciamo, ce li portano via Milano, Berlino o Londra. E sa qual è la differenza tra una comunità viva e una comunità spenta? La capacità di non perdere i propri cervelli.

Il turismo?

Sono sempre stato concettualmente lontano dall’idea del turismo di massa e col mito che ha generato dell’essere la panacea di tanto e di tutto. Brolo non può inseguire Rimini o Gallipoli o vivere di grandi eventi sporadici. Quel modello porta solo ricchezza ad alcuni e lavoro precario. Serve invece diversificare: industria, terziario, agricoltura innovativa, le forme tradizionali ma effettive dell’economia. E poi, anche il turismo: di qualità, legato magari all’ambiente, all’enogastronomia, alla cultura. Senza un giusto mix, si muore.»

Veniamo all’ambiente e ai cambiamenti climatici.

Mastrolembo:
«Qui rischiamo grosso. Le mareggiate non sono più eccezioni, sono diventate la normalità. E le cosiddette “bombe d’acqua” ci hanno già insegnato quanto siamo fragili. Brolo è cresciuta senza pianificazione negli anni ’50-’70, quando certi rischi non erano nemmeno immaginabili. Oggi lo scenario è cambiato: il livello del mare salirà, e in 30 anni alcune zone saranno a rischio costante.

Cosa facciamo? Mettiamo sacchi di sabbia ogni inverno? Non mi sembra percorribile. Come ho già detto in passato, a ridosso di eventi estremi (https://tinyurl.com/4y33fzb7 ) , bisogna avere il coraggio di dire che certe aree vanno ripensate, magari spostate gradualmente. In molte città del mondo stanno già riducendo l’asfalto, creando spazi drenanti.

Lo dico provocatoriamente, ma nemmeno tanto: trasformiamo Piazza Nunziatella in un parco, invece che un parcheggio. Lo so, tocco interessi, creo malumori ed il lavoro da compiere, anche a livello di immaginazione, è davvero di lungo termine. Ma è meglio pensarci oggi che piangere domani.

Perché il vero danno lo fa la politica che finge di non vedere.

Ci spieghi cosa intende nel ridisegnare piazza Annunziatella?

Eliminare l’asfalto, renderla un parco in modo che la terra possa assorbire l’acqua che scende giù dalle aree urbanizzate e pensate senza scoli. Non è la soluzione che passa attraverso nuove condutture senza strozzature, o l’utilizzo degli alvei dei torrenti, ma certamente mi piace sotto l’aspetto estetico che della socialità: un luogo per tutte le generazioni, l’idea di Brolo paese delle piazze (anche perché, mi permetta la polemica, non ha molto senso crearne una come Piazza Roma se poi non ci possono giocare i bambini o passeggiare i cani). Per parcheggi e altro, penso ad esempio alle attività che si affacciano sulla piazza, ci sarà spazio per definirli, ma prima di questi penserei anche alla possibilità di ricavare un’isola pedonale o delle ciclabili. Le soluzioni tampone servono solo a guadagnare consenso nel breve periodo, mentre servono soluzioni strutturali, che richiedono visione e capacità di sopportare qualche protesta. Senza questo, Brolo rischia di affogare — letteralmente.»

Sul metodo politico lei è molto critico.

Mastrolembo:
«Perché c’è poco da essere diplomatici. La politica a Brolo si è ridotta a mera gestione di consenso e potere. Nessun confronto vero, nessuna visione. L’opposizione è finta o nel migliore dei casi “educata”, la maggioranza gestisce, con poca fantasia, l’ordinaria amministrazione. Ci si limita ai lavori pubblici. È così che si diventa irrilevanti.

Io non dico di tornare ai vecchi steccati ideologici, ma almeno a un dibattito serio sì. Ma il dibattito va coltivato.

Ricordo, ad esempio, l’esperimento della Consulta giovanile: fu un’occasione interessante, ma abbandonata. Senza luoghi di confronto, senza spazi di dibattito, una comunità non cresce. È il confronto, anche aspro, che migliora le idee. Senza, restano solo monologhi e post su Facebook. Le faccio notare che alle ultime elezioni è stato difficile candidare i diciottenni e che comunque nessun consigliere eletto ha meno di trent’anni.

La politica oggi si accontenta di raccattare consenso a breve. Io dico: serve costruire consenso a lungo, anche sbagliando, ma con onestà intellettuale. Altrimenti Brolo resta ferma, e il mondo intorno va avanti.»

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Eppure, dietro le critiche, sembra esserci ottimismo.

Mastrolembo:
«Sì, perché io a Brolo ci credo e pur non essendo residente gli voglio bene come fosse paese d’adozione. Nonostante tutto. Il paese ha potenzialità enormi: la sua posizione geografica, i servizi costruiti negli anni, un tessuto sociale che, se stimolato, può ancora dire la sua. Ma bisogna smettere di vivere di rendita. Ciò che è stato fatto in passato può solo essere la base per una visione di qui a 30 anni.

Io vedo una Brolo che nel 2055 può essere un modello di sostenibilità, innovazione e comunità. Ma per arrivarci bisogna cominciare ora. Non domani, non dopodomani. Ora.»

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Una battuta finale, col suo stile ironico.

Mastrolembo:
«Gliela faccio semplice: la politica dovrebbe imparare dai ristoranti di sushi. Se non rinnovi il menù, la gente si stufa. Brolo ha servito le stesse portate per trent’anni. Adesso basta: ci vuole creatività, coraggio e anche un po’ di sana follia. Altrimenti restiamo fermi, mentre gli altri corrono.»

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11 Settembre 2025

Autore:

redazione


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