continua la pubblicazioni “intorno” ai protagonisti dell’edizione 2025 degli artisti al “Situ Festival” di Ficarra
Margot Kalach,
Olio Lampante, 2025. Carta fotografica, prodotti chimici fotografici, macchina fotografica stenopeica ricavata da un barile di olio, utensili del Museo dell’olio, dimensioni variabili.
Margot Kalach sviluppa il suo intervento site-specific presso il Museo dell’Olio di Ficarra, trasformando lo spazio in un dispositivo visivo complesso. La sua azione non si limita all’allestimento, ma coinvolge profondamente l’identità visiva del museo, che viene osservata, analizzata e reinterpretata attraverso una sorta di radiografia ottenuta con camere stenopeiche da lei stessa costruite. Il punto di partenza concettuale è l’olio lampante, combustibile ottenuto dall’ultima spremitura degli scarti della macina, un tempo utilizzato per alimentare le lampade e generare luce. In modo inverso e poetico, Kalach impiega la luce che pervade il museo per far emergere le sue visioni fotografiche, fissandole su carta attraverso l’uso di tecniche analogiche.
Le opere nascono da una serie di esperimenti in cui differenti metodologie della fotografia analogica si confrontano con gli strumenti e le macchine del Museo dell’Oliva Minuta di Ficarra.
Utilizzando camere stenopeiche ricavate da barili d’olio o imprimendo tracce direttamente con i macchinari, l’artista costruisce un corpus visivo che non solo ritrae lo spazio museale, ma sembra generarsi da esso, come un corpo che si guarda, si riconosce e si rivela a sé stesso attraverso la luce.
BIOGRAFIA
Margot Kalach (Città del Messico, 1992) Inizia il suo lavoro ai limiti e all’espansione del medium fotografico. Margot si concentra sulla fotografia sperimentale analogica, così come su installazioni e disegni che partono dal mezzo fotografico e si estendono ad altri media. L’idea dell’immagine come azione fisica in un mondo inteso come movimento costante e puro motiva il suo lavoro. Margot enfatizza la creazione di “tecnologie intime” – strumenti di disegno luminoso e altri dispositivi come estensioni del corpo per creare opere. È interessata all’evoluzione organica e complessa del tempo e della materia e alla filosofia della scienza.
Silvia Muscolino,
Goodbye. Annina, Bimba, Carmela, Concetta, Macalda, Sofonisba, Virdimura, 2025. Installazione, tavolo basso con corredo siciliano ricamato a mano e dipinto a tempera, candele in cera vegetale, 170x39x170 cm.
Goodbye è un convivio impossibile, che cerca di ricordare senza timore, illuminando dall’oblio della memoria, le storie di sette spiriti femminili legati alla Sicilia. Come in un paradosso gentile, è un addio, ma anche un possibile ritorno, mentre è proprio in questo spazio incerto che l’opera vive. Nessuna voce emerge, ma le presenze si ascoltano come in un atto psicomagico o in una seduta di gruppo. Attraverso il corredo siciliano, i racconti visivi nei tovaglioli, e la disposizione del tavolo come spazio cerimoniale, l’opera costruisce un dispositivo intimo e collettivo di trasmissione. In questa tavola, le sei donne presenti – familiari, storiche, simboliche – non sono né vive né morte: sono qui, in un tempo altro, in bilico tra eredità e immaginazione, mentre la settima, Bimba, danza nel futuro, come spirito creativo del Femminile rigenerato. Ogni elemento del corredo ferma attimi nevralgici delle invitate, in metafore universali. Annina, come Maternità spezzata e del dono vitale che si trasforma in assenza, protezione silenziosa, ma anche mancanza non pacificata. È la madre fantasma che la famiglia santifica o dimentica. Bimba, come Femminile rigenerato, che, integrando i vissuti delle altre invitate, può ancora essere tutto, nuova presenza creatrice, custode e libera. Carmela, come ambivalenza tra Promessa, della giovinezza in campagna e Realtà, nella concretizzazione della vita, giorno dopo giorno, durante il boom economico urbano. Concetta, come l’altra Cenerentola, quella che non viene scelta, né riconosciuta e non arriva al “ballo”, né a un lieto fine. L’ombra archetipica del femminile sacrificato: la donna silenziosa, che lavora, ama e non reclama nulla. Macalda, come Ribellione agli schemi sociali imposti, nobile guerriera e stratega ambiziosa nella scacchiera della corte aragonese e dei Vespri Siciliani. Sofonisba, come Visione Liquida, prima come pittrice di corte, poi colpita da cecità e vivendo un rapporto intimo con il mare, tra continue avventure, perdite, rinascite. Virdimura, come Cura, la prima donna ufficialmente autorizzata a esercitare la medicina nel Regno di Sicilia, guaritrice e chirurga sapiente, in epoca medievale, delle donne e degli emarginati. Ogni elemento del corredo ferma attimi nevralgici delle invitate, in metafore universali.
BIOGRAFIA
Silvia Muscolino (Catania, 1998) sii laurea in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze e nel 2025 si specializza in Pittura e Linguaggi del Contemporaneo all’Accademia di Belle Arti di Catania. Nello stesso anno viene selezionata per il programma espositivo del progetto “Coalizioni” di Isola|Catania e supportato dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea. La sua ricerca indaga nuove vie espressive per un Femminile rigenerato, attraverso scene di idillio e spiriti tormentati. Tra le ultime mostre a cui ha partecipato: Forme Consapevoli, Fondazione Amleto Bertoni (Saluzzo); No Time No Space, LOC – Laboratorio Orlando Contemporaneo (Capo D’Orlando); Volàtile, Galleria Massimoligreggi (Catania).
da leggere
L’INTERVISTA – Basilio Ridolfo: a Ficarra, “Situ Festival” ed altre storie













