C’è un dato che più di tutti racconta la portata di quanto accaduto: 34 su 37.
A segnare la rottura definitiva sarebbe stata l’assemblea del 23 marzo scorso
È il numero dei giovani che, in blocco, hanno deciso di lasciare la Consulta Giovanile Stefanese, a poco più di un anno dalla sua nascita. Una scelta forte, maturata nel tempo e formalizzata ieri, che di fatto azzera l’organismo nato per dare voce alle nuove generazioni del paese. Dietro le dimissioni non c’è un episodio isolato, ma un malessere che i firmatari definiscono progressivo. Nel documento diffuso sui canali social si parla chiaramente di un rapporto con le istituzioni che, col passare dei mesi, si è indebolito, fino a incrinarsi. Viene meno – scrivono – quel clima di fiducia e collaborazione che dovrebbe essere alla base di uno spazio pensato proprio per favorire partecipazione e confronto.
Eppure, in questo anno di attività, la Consulta aveva lavorato, promosso iniziative, cercato di costruire occasioni di dialogo.
È proprio questo il punto che emerge con più forza tra le righe del comunicato: la sensazione di non essere stati pienamente riconosciuti nel proprio ruolo, di aver operato spesso senza quelle condizioni necessarie per incidere davvero. Non solo sul piano operativo, ma anche nel modo in cui il confronto veniva gestito, ritenuto in più occasioni poco adeguato.
A segnare la rottura definitiva sarebbe stata l’assemblea del 23 marzo scorso. Un momento atteso, convocato per chiarire le criticità emerse, alla presenza anche del sindaco. Ma da quell’incontro, secondo quanto riferito dai dimissionari, non sarebbero arrivate risposte sufficienti. Anzi, avrebbe contribuito a rendere ancora più evidente una distanza ormai difficile da colmare. Nel testo si richiama anche il regolamento della Consulta, che la definisce come uno spazio di partecipazione attiva, di dibattito e proposta. Proprio su questo punto si concentra una delle contestazioni più nette: quella di aver visto ridurre nel tempo questo ruolo a qualcosa di più formale che sostanziale, svuotandone di fatto il significato.
Le dimissioni vengono così presentate non come un gesto impulsivo, ma come una scelta consapevole: «un atto di dignità, responsabilità e coerenza». Una presa di posizione che chiude un’esperienza, ma non l’impegno. Perché, come sottolineano gli stessi giovani, il legame con Santo Stefano di Camastra resta forte e l’attività civica continuerà, anche se in forme diverse. Resta ora da capire quali saranno le prossime mosse dell’amministrazione e se esistono margini per ricostruire uno spazio di partecipazione giovanile. Intanto, il segnale arrivato è chiaro: quando si rompe il dialogo, anche gli strumenti pensati per avvicinare rischiano di perdere la loro funzione.
Il documento è sato sottoscritto da: Donia B.A. • Carmelo B.F. • Pina V. • Alessandra V. • Alessio C. • Alessio D.G. • Antonino P. • Aurora A. • Daria V. • Davide C. • Elena S. • Emanuela V. • Federica A. • Flavia G. • Francesca N. • Gabriele T. • Giulia S. • Giuseppe Ar. • Giuseppe S. • Irene A. • Isabella A. • Lilia B. A. • Maria Grazia D.S. • Martina G. • Martina P. • Mauro C. • Laura C. • Salvatore R. • Sergio T. • Vincenzo C.








