Nessuna decisione nel merito, almeno per ora.
Il nodo: le dimissioni di Basile
Sarà il Tribunale amministrativo regionale di Palermo a pronunciarsi sul ricorso contro le elezioni amministrative fissate per il 24 e 25 maggio a Messina. Il Tar di Catania, infatti, ha disposto con ordinanza la trasmissione del fascicolo al presidente del Tar Sicilia con sede nel capoluogo, ritenuto competente sulla questione. La decisione è arrivata al termine dell’udienza in Camera di consiglio, chiamata a esaminare il ricorso presentato dagli avvocati Paolo Starvaggi (nella foto) e Angelo Giorgianni, quest’ultimo ex senatore ed ex magistrato, oggi vicino al candidato sindaco Gaetano Sciacca.
Al centro del contenzioso c’è la tempistica delle dimissioni dell’ex sindaco Federico Basile. Secondo i ricorrenti, le dimissioni sarebbero divenute efficaci con tre giorni di ritardo rispetto ai termini previsti, compromettendo così la possibilità di andare al voto già a maggio. Una tesi che, se accolta, potrebbe avere conseguenze rilevanti: i legali sostengono infatti che si aprirebbe la strada a un commissariamento della durata fino a un anno. Di diverso avviso la Regione Siciliana, che ha già chiarito la correttezza dell’iter seguito, ribadendo la prevalenza della normativa regionale nella definizione delle tempistiche elettorali.
Perché decide Palermo
Il passaggio del fascicolo da Catania a Palermo non riguarda il merito della vicenda, ma la competenza territoriale. Il Comune di Messina, costituitosi in giudizio, ha eccepito l’incompetenza della sezione staccata etnea, evidenziando come il ricorso impugni atti di carattere generale con validità sull’intero territorio regionale. Una posizione condivisa dal Tar di Catania, che ha quindi individuato nel tribunale con sede a Palermo l’organo competente a decidere su atti che riguardano l’intera Sicilia. Nel giudizio si sono costituiti anche la Regione Siciliana, la Presidenza della Regione e l’assessorato alle Autonomie locali, oltre alla Giunta regionale.
Il ricorso è stato presentato da tre cittadini – Antonino Spampinato, Sebastiano Dibilio e Salvatore Bucceri – contro la delibera della Giunta regionale n. 88 del 4 marzo 2026 e il decreto assessoriale n. 125 del 23 marzo, nella parte in cui includono Messina tra i comuni chiamati al rinnovo degli organi elettivi a maggio. Intanto, sul piano politico, non sono mancate reazioni critiche alle tesi dei ricorrenti. L’ipotesi di un lungo commissariamento è stata definita “assurda” da alcuni esponenti locali, mentre dal fronte opposto si insiste sulla presunta irregolarità delle tempistiche. L’avvocato Angelo Giorgianni ribadisce la propria posizione: secondo la sua ricostruzione, le dimissioni sarebbero diventate definitive oltre i termini utili per rientrare nella finestra elettorale di maggio, rendendo quindi illegittima la convocazione delle elezioni.
Adesso la parola passa al Tar di Palermo, chiamato a sciogliere un nodo che ha inevitabili ricadute politiche e amministrative per la città dello Stretto. La decisione stabilirà se Messina potrà effettivamente tornare al voto a maggio o se, invece, si aprirà una fase di commissariamento più lunga del previsto. Un passaggio che potrebbe incidere in modo significativo sugli equilibri politici locali e sul futuro amministrativo della città.







