PAROLIN SCUOTE IL MONDO – “Basta interessi disumani, Haiti e i popoli feriti meritano pace e dignità”
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PAROLIN SCUOTE IL MONDO – “Basta interessi disumani, Haiti e i popoli feriti meritano pace e dignità”

Un richiamo forte, netto, profondamente umano.

È una presa di posizione chiara contro l’indifferenza globale e contro quei meccanismi politici ed economici che alimentano violenza, miseria e instabilità.

Le parole del cardinale Pietro Parolin arrivano dal cuore della cristianità e assumono il peso di una denuncia morale contro le guerre, la tratta di esseri umani e gli interessi “disumani” che continuano a devastare intere società.

Nella Cappella Sforza della Basilica di Santa Maria Maggiore, durante una Messa dedicata alla pace per Haiti, il Segretario di Stato vaticano ha pronunciato un’omelia che va oltre il semplice appello religioso.

È una presa di posizione chiara contro l’indifferenza globale e contro quei meccanismi politici ed economici che alimentano violenza, miseria e instabilità.

“Haiti aspira a una convivenza libera dalla violenza”, ha ricordato Parolin, indicando la necessità di una pace autentica, diversa da quella “imposta con la violenza e l’inganno”. Parole che assumono un significato ancora più forte davanti al dramma del Paese caraibico, piegato da anni di guerre tra bande armate, sequestri, povertà estrema e migliaia di vittime innocenti.

Il porporato ha scelto di non limitarsi alla cronaca della sofferenza, ma di affondare il colpo sulle responsabilità collettive: “Dio ascolta il grido di tutte le vittime dell’ingiustizia e della miseria”. Un messaggio che richiama governi, istituzioni internazionali e opinione pubblica mondiale a non voltarsi dall’altra parte.

La denuncia del cardinale assume così una dimensione universale. Haiti diventa simbolo di tutti i popoli schiacciati da interessi geopolitici, traffici illeciti, sfruttamento e guerre dimenticate. È qui che la voce della Santa Sede torna a chiedere un’assunzione di responsabilità globale, fondata sulla cooperazione internazionale, sul rispetto dei diritti umani e sulla ricostruzione delle istituzioni democratiche.

Parolin ha insistito su un concetto preciso: la pace non è soltanto assenza di conflitto. È dignità, giustizia, riconciliazione, possibilità di vivere senza paura. Ed è significativo che questo appello arrivi in un momento storico segnato da tensioni internazionali, crisi umanitarie e nuove fratture sociali.

Di particolare rilievo anche il riferimento alla necessità di una “collaborazione interdisciplinare sistematica” tra istituzioni, organizzazioni scientifiche e leader di diversi ambiti. Una visione che supera i confini religiosi e politici, indicando una strada comune per affrontare crisi sempre più globali.

Nel passaggio finale dell’omelia, il cardinale ha affidato a Maria quanti operano quotidianamente per i più deboli: sacerdoti, religiosi, volontari e uomini di buona volontà che continuano a lavorare nei territori segnati dalla violenza. Un tributo silenzioso ma potente a chi, lontano dai riflettori, continua a costruire pace.

Le parole di Parolin non sono apparse come un esercizio diplomatico, ma come una vera chiamata alla coscienza collettiva. Una voce autorevole che sceglie di stare dalla parte degli ultimi, denunciando senza ambiguità i “disumani interessi” che trasformano intere nazioni in teatri di sofferenza.

10 Maggio 2026

Autore:

redazione


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