BROLO – Il Natale di una volta in un piccolo panettone
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BROLO – Il Natale di una volta in un piccolo panettone

La proposta di Carmelo Castrovinci riporta alla memoria anche il maestro Saro Scaffidi

Un panettone regalato a scuola prima delle vacanze natalizie. Un gesto semplice che diventa il punto di partenza per riscoprire le tradizioni, valorizzare gli artigiani brolesi e in suo ” #Pourparler ” serve anche a ricordare una figura storica della scuola e della vita cittadina.

C’erano Natali che cominciavano con un piccolo panettone portato a casa nello zaino. Non servivano grandi confezioni, regali costosi o iniziative spettacolari. Bastava quel dolce ricevuto dal maestro, prima delle vacanze, per sentire che qualcosa di speciale stava arrivando. È da questo ricordo che nasce la riflessione di Carmelo Castrovinci, affidata alla sua rubrica Pourparler. Una riflessione che parte dalla nostalgia, ma diventa una proposta concreta rivolta all’Amministrazione comunale di Brolo, alle associazioni dei commercianti e agli imprenditori locali.

«Quanto era bello quando a Natale tornavo da scuola con il piccolo panettone che il maestro Scaffidi, il papà di Massimo, ci aveva dato», scrive Castrovinci, ricordando una consuetudine condivisa anche dagli altri insegnanti del paese. Un gesto che apparteneva a un’epoca nella quale la scuola era anche il luogo in cui si imparavano i piccoli riti della comunità. Il Natale entrava nelle aule con discrezione e ne usciva insieme ai bambini, attraversando le strade del paese fino alle case.

La proposta: un panettone artigianale per ogni bambino

Carmelo Castrovinci parte da una considerazione: Brolo ha sviluppato negli anni una riconoscibile tradizione nella produzione artigianale dei panettoni, grazie alla presenza di pasticcerie e forni che hanno contribuito a valorizzare il dolce natalizio, fino a farne il protagonista di una festa lungo la via Nazionale. Perché, allora, non unire questa capacità produttiva a una tradizione che molti ricordano ancora con affetto?

La proposta è semplice: promuovere, in occasione del Natale, la consegna di un piccolo panettone ai bambini delle scuole, prima dell’inizio delle vacanze.

Il prodotto dovrebbe essere quello tradizionale, con uvetta e frutta candita, in un formato compreso fra 250 e 500 grammi. La produzione verrebbe distribuita in parti uguali fra gli artigiani brolesi aderenti all’iniziativa, valorizzando così tutte le realtà locali coinvolte. Castrovinci suggerisce anche una confezione personalizzata con un logo natalizio, sulla quale ogni produttore apporrebbe la propria etichetta con ingredienti e scadenza. Un progetto che potrebbe diventare un appuntamento annuale, capace di coniugare la memoria delle famiglie, l’educazione alle tradizioni e il sostegno alle attività artigianali del territorio.

Scusate il mio essere antico, ma per me questo era l’inizio del Natale: ricevere il panettone a scuola e portarlo a casa».

Dietro quel ricordo, la figura del maestro Saro Scaffidi

Ma c’è un altro elemento che rende particolarmente significativa la riflessione di Castrovinci: il ricordo del maestro Saro Scaffidi, il suo insegnante. Quel piccolo panettone riporta infatti alla memoria Saro Scaffidi, scrive Carmelo, appartenente a una generazione di insegnanti che ha accompagnato la crescita di Brolo nel secondo dopoguerra.

Una figura che viene raccontata in una pagina personale intitolata Mio padre, il maestro, nella quale il ricordo familiare si intreccia con la storia sociale e culturale del paese. «Mio padre è stato un maestro», ha scritto Massimo. Non soltanto un insegnante, ma una guida, un uomo capace di trasmettere conoscenze, valori e un particolare modo di affrontare la vita.

Saro Scaffidi aveva attraversato alcune delle vicende più drammatiche del Novecento. Militare sul fronte africano, decorato al valor militare,e prima ferito in Albania poi prigioniero degli inglesi e deportato in India, era tornato a Brolo portando con sé anche l’amarezza per le promesse non mantenute ai reduci. Aveva contribuito alla nascita della sezione dei combattenti, partecipato alla vita politica e alimentato il confronto pubblico. Fu tra i primi sostenitori della Repubblica, in un paese che stava cercando una nuova identità dopo la guerra.

E poi la scuola. Gli anni di insegnamento a Scafa, a Rinella e infine a Brolo. L’entusiasmo per la sperimentazione didattica, l’attenzione verso i bambini, la convinzione che insegnare significasse soprattutto accompagnare la crescita delle persone. I suoi colleghi, al tempo, lo ricordavao come parlasse con passione del metodo globale, delle esperienze in classe e dei suoi alunni, che continuarono a salutarlo, anche molti anni dopo, con quel rispettoso e affettuoso «signor maestro».

Quando i maestri erano parte della vita del paese

Quella di Saro Scaffidi era una generazione di insegnanti che viveva la scuola come una responsabilità destinata a proseguire anche fuori dall’aula. Il maestro era una figura riconoscibile, un riferimento per le famiglie, qualcuno al quale si chiedevano consigli e che spesso accompagnava i ragazzi ben oltre il percorso scolastico.

Tornando al “maestro” Saro, molti dei suoi alunni,m quelli della via Trieste, si ritrovavano per guardare la televisione a casa sua, la Tv non era diffusa nelle case degli operai, erano i primi anni sessanta, i passaggi in automobile verso la scuola o la stazione, poi per lui c’erano  i pomeriggi al circolo e le discussioni sulla politica e sulla vita del paese. Riemerge anche il ticchettio della macchina da scrivere. Saro Scaffidi collaborava con il Giornale di Sicilia e, in un tempo lontano dalla comunicazione istantanea, le notizie prendevano forma su fogli destinati a raggiungere Palermo, talvolta attraverso una busta consegnata al capotreno. Sono frammenti di una Brolo che cambiava, fra gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Un paese che cresceva, dove la scuola, il circolo, la piazza e le case erano luoghi di relazioni e di trasmissione delle esperienze. Ed è proprio dentro questa storia che trova posto anche il piccolo panettone ricordato da Castrovinci. Non era soltanto un dolce. Era il segno di un’attenzione, il modo con cui il maestro salutava i suoi alunni e affidava loro un augurio da portare in famiglia.

Una tradizione da recuperare, senza fermarsi alla nostalgia

La proposta di Carmelo Castrovinci possiede dunque un valore che supera il suo contenuto materiale. Non si tratta di riprodurre nostalgicamente il Natale di cinquant’anni fa, né di sostenere che il passato fosse necessariamente migliore del presente. Si tratta, piuttosto, quando fortunatamente non ci sono più i pacchi dono dell’ECA, di recuperare il significato di alcuni gesti che univano scuola, famiglia e comunità.  Potrebbe anche essere l’occasione per raccontare nelle scuole come si prepara un panettone, quali sono gli ingredienti della tradizione e quanto lavoro si nasconde dietro un prodotto artigianale. E magari, insieme al dolce, si potrebbe consegnare un breve messaggio dedicato ai maestri che hanno contribuito a formare intere generazioni di brolesi.

Perché, alla fine, il ricordo del maestro Scaffidi, o dei tanti maestri come Sarina, Lina, Adele, Maria, Achille, Peppinello, Domenico Ernesto, della Fiduciaria Giuseppina Letizia, e la proposta di Castrovinci raccontano la stessa cosa: le tradizioni sopravvivono quando qualcuno decide di trasmetterle. Non basta ricordarle con affetto. Occorre trovare il modo di farle vivere ancora.

E forse, per cominciare, basterebbe davvero un piccolo panettone nello zaino di un bambino. Come tanti anni fa, quando il Natale a Brolo cominciava anche così.

14 Ottobre 2026

Autore:

redazione


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