ANTONIO MORELLO – Quando la flebo diventa un salvagente: un’immagine per raccontare la sicurezza delle cure
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ANTONIO MORELLO – Quando la flebo diventa un salvagente: un’immagine per raccontare la sicurezza delle cure

Nella Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita, il designer Antonio Morello affida ancora una volta il proprio pensiero alla sintesi di pochi segni. Ripropone una flebo, un salvagente, una croce rossa. Elementi essenziali per ricordare che curare significa anche proteggere.

Una flebo può diventare un salvagente.

E forse basta questo per comprendere il disegno che Antonio Morello dedica alla Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita, celebrata questo 17 settembre per l’ottava volta. Il tema scelto nel 2026 dall’Organizzazione mondiale della sanità è “Safe care for life!”, “Cure sicure per la vita”, con una particolare attenzione alle persone che convivono con malattie non trasmissibili e che, proprio per la durata e la complessità dei loro percorsi terapeutici, sono maggiormente esposte ai rischi connessi all’assistenza.

Morello non ha bisogno di raccontare tutto questo con parole, numeri o didascalie.

Fa quello che gli riesce meglio: lavora per sottrazione. Toglie il superfluo fino a lasciare soltanto ciò che serve. Al centro della grafica c’è un grande salvagente bianco attraversato da quattro campiture rosse. Immediatamente riconoscibile come oggetto legato al soccorso, nella costruzione visiva finisce anche per evocare una croce rossa, uno dei segni più immediatamente associati nell’immaginario collettivo alla cura e all’assistenza. Ma il salvagente non è appeso a una barca. È collegato a una struttura da flebo. In basso, quasi nascosta, compare una piccola sacca con una goccia rossa e il tubicino che scende fuori dall’immagine. È qui che avviene il cortocircuito visivo.

La flebo cura, il salvagente salva. Morello li trasforma nello stesso oggetto.

E il significato, la grafica è del 2024 ma è attualissima, arriva prima ancora di essere razionalizzato: una cura dovrebbe essere esattamente questo, qualcosa a cui potersi affidare. Qualcosa che sostiene quando si è più fragili. Anche i colori contribuiscono al messaggio. Non c’è il buio della malattia, non c’è una rappresentazione drammatica dell’ospedale. C’è invece un azzurro pieno, luminoso, quasi estivo, sul quale il bianco e il rosso acquistano forza e riconoscibilità. Sono colori rassicuranti. Parlano di protezione più che di paura.

Ed è una scelta coerente con il senso della giornata. La sicurezza delle cure non riguarda soltanto l’assenza dell’errore. Significa costruire sistemi capaci di ridurre i rischi lungo tutto il percorso assistenziale, dalla diagnosi alla terapia fino alla gestione quotidiana e di lungo periodo. Per chi convive con patologie croniche, questi passaggi possono moltiplicarsi per anni e coinvolgere professionisti e strutture differenti. L’OMS sottolinea proprio la necessità di continuità, coordinamento e partecipazione del paziente.

Il disegno di Morello finisce così per suggerire anche qualcosa che non rappresenta esplicitamente. La sicurezza è ciò che dovrebbe tenere a galla la cura.

Non un elemento accessorio, non una procedura burocratica aggiunta alla medicina, ma una parte della cura stessa.

È il consueto gioco di Antonio Morello: mettere insieme due oggetti lontani, eliminare quasi tutto il resto e lasciare allo spettatore il compito di completare il pensiero. Questa volta una flebo e un salvagente. Due oggetti diversi che, sovrapposti, pronunciano la stessa parola: protezione.

17 Settembre 2026

Autore:

redazione


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