la disinfestazione a Brolo riapre il dibattito sulla comunicazione istituzionale
Un post sui social può davvero sostituire un’informazione capillare rivolta all’intera cittadinanza?
È una domanda che torna puntuale ogni volta che il Comune affida esclusivamente a Facebook comunicazioni che riguardano la salute pubblica o servizi di interesse generale. È accaduto ancora una volta in occasione dell’annunciato intervento di disinfestazione aerea, programmato nella notte tra il 16 e il 17 luglio, per il quale l’Amministrazione comunale ha pubblicato sul proprio profilo Facebook un avviso con le consuete raccomandazioni: tenere chiuse finestre e balconi, evitare di lasciare cibi e panni all’esterno e mettere al riparo gli animali domestici.
Indicazioni importanti, che tuttavia rischiano di raggiungere soltanto una parte della popolazione.
Non tutti i cittadini utilizzano i social network, non tutti seguono la pagina istituzionale del Comune e, soprattutto, gli algoritmi di Facebook non garantiscono che ogni post venga visualizzato da tutti gli utenti. E poi il tempo esiguo dalla comucazione agli interventi dei tecnici specializzati. Così molti hanno appreso quel che avveniva dai rumori che provenivano dalla strada, e con i balconi spalancati a causa dell’afa, in casa e sulle verrande è arivato di tutto.
Di conseguenza, comunicazioni di questo tipo possono facilmente passare inosservate proprio a chi dovrebbe riceverle.
Non è la prima volta che il tema viene sollevato. Negli anni passati, interventi come disinfestazioni, derattizzazioni, interruzioni idriche o modifiche alla viabilità erano accompagnati da strumenti più tradizionali: locandine affisse nei punti strategici del paese e e soprattutto, il vecchio ma sempre efficace bando sonoro, capace di raggiungere ogni quartiere e informare anche anziani e persone meno avvezze alle tecnologie.
Oggi la comunicazione digitale rappresenta certamente uno strumento rapido ed economico, ma difficilmente può essere considerata l’unico canale attraverso cui diffondere avvisi di interesse collettivo. Il rischio è quello di creare una comunicazione “a metà”, efficace per chi è connesso, ma insufficiente per una parte della popolazione che continua a informarsi attraverso metodi più tradizionali.
La riflessione, quindi, non riguarda tanto la scelta di utilizzare Facebook, quanto quella di utilizzarlo da solo. Perché quando si parla di interventi che coinvolgono l’intero territorio comunale e che richiedono comportamenti precauzionali da parte dei cittadini, forse vale ancora il principio secondo cui più canali significano più sicurezza.
In fondo, una semplice locandina nei luoghi pubblici o un passaggio del bando sonoro, per tempo, avrebbero probabilmente garantito che quell’avviso arrivasse davvero a tutti. Perché la comunicazione istituzionale non dovrebbe limitarsi a pubblicare una notizia: dovrebbe avere la certezza che quella notizia raggiunga l’intera comunità.




