Brolo ricorda Carmelo Ricciardello, ma dopo 17 anni l’intitolazione di una strada resta una promessa
Ogni 1° ottobre tornano il ricordo, le parole, la vicinanza alla famiglia. È giusto che sia così. Ma la memoria, quando un impegno è stato assunto pubblicamente più volte, e da più parti, chiede anche gesti concreti. Dal 2013 si parla di una strada dedicata a Carmelo Ricciardello. Nel 2019 sembrava cosa fatta, quando si appianò anche la questione burocratica che cancellava la morte presunta. Quella targa, però, non c’è ancora.
C’è una strada a Brolo che esiste sull’asfalto, ma non ancora nella memoria ufficiale del paese.
È quella che da anni viene evocata per portare il nome di Carmelo Ricciardello, il brolese travolto dalla tragedia del 1° ottobre 2009 nel Messinese, da quelle colate di fango che devastarono Giampilieri e altre località della zona ionica, causando 37 vittime. Carmelo era lì per lavoro. Stava rientrando a casa quando il fango lo inghiottì. Il suo corpo e il mezzo sul quale viaggiava non furono mai ritrovati.
Sono trascorsi 17 anni.
Ieri il Comune di Brolo lo ha ricordato ancora una volta. Parole sentite: «Il tempo passa, ma il ricordo non si cancella». E ancora: ricordare significa assumersi la responsabilità di costruire un territorio più sicuro, attraverso prevenzione e attenzione al rischio idrogeologico. Parole condivisibili. Necessarie. Ma proprio una frase contenuta nel messaggio dell’Amministrazione impone oggi una domanda: se mantenere viva la memoria significa “trasformare il ricordo in impegno”, che fine ha fatto l’impegno di dedicare una strada a Carmelo Ricciardello?
Non è un’idea nata ieri.
Già nel febbraio 2013, l’ACIB e l’associazione “Peppino Impastato” di Brolo presentarono formalmente la richiesta di intitolare uno spazio pubblico a Carmelo. L’iniziativa arrivò dopo la presentazione del libro Inferno di fango di Gianluca Rossellini. Era un modo semplice per dire che quella tragedia apparteneva anche alla storia di Brolo. Passarono gli anni e le amministrazioni comunali si sono succedute. Nel 2019, nel decennale dell’alluvione, la proposta tornò con ancora maggiore forza. L’allora assessore Nuccio Ricciardello annunciò di essersi confrontato con i colleghi di Giunta e con il sindaco e parlò di una sostanziale condivisione politica dell’iniziativa.
E non si parlava più genericamente di “uno spazio”. La strada era stata persino individuata. Era il tratto di viabilità che corre lungo il torrente Brolo e conduce verso l’area industriale. Una scelta tutt’altro che casuale: una strada del lavoro per ricordare un uomo del lavoro, in una zona legata alle attività produttive e non distante dallo stesso capannone di Carmelo. Allora si parlò anche dell’avvio delle procedure. Sono trascorsi altri sette anni.
La memoria non può vivere soltanto il primo ottobre
Da allora, puntualmente, Carmelo viene ricordato. Comunicati, anniversari, bandiere a mezz’asta, parole di affetto alla famiglia. Tutto giusto. Tutto dovuto. Ma arriva un momento in cui la memoria istituzionale deve avere il coraggio di misurarsi anche con le proprie promesse. Perché una targa non restituirà Carmelo alla sua famiglia. Non lenirà un dolore che dura da diciassette anni. E non cambierà la storia di quella terribile notte. Ma una targa dice qualcosa. Dice che una comunità ha scelto di consegnare un nome alle generazioni successive. Un ragazzo che tra vent’anni passerà da quella strada potrebbe domandare: «Chi era Carmelo Ricciardello?». E qualcuno potrà raccontarglielo. Questo significa trasformare il ricordo in memoria collettiva, come sottolinea oggi lo stesso Nuccio Ricciardello convinto più che mai che l’intitolazione della stra, va fatta, oggi che non c’è più alcun cavbillo amministrarivo per negarla.
Sarebbe troppo facile trasformare questa vicenda nell’ennesima polemica politica. La promessa attraversa amministrazioni diverse e stagioni politiche diverse. Proprio per questo la responsabilità non può essere scaricata semplicemente su chi governa oggi, ma chi governa oggi ha la possibilità di chiudere finalmente una vicenda rimasta aperta troppo a lungo.
Scomunicando ha continuato a ricordare quell’impegno. Nel 2026 siamo ancora qui. Non stiamo parlando di costruire un ponte, finanziare una grande opera o trovare milioni di euro. Stiamo parlando di portare a compimento un percorso amministrativo per l’intitolazione di una strada. Ma diciassette anni dalla tragedia, tredici dalla prima richiesta documentata sono un tempo abbastanza lungo per chiedere almeno una risposta chiara.
Carmelo, uomo del lavoro
C’è poi un particolare che rende quella strada particolarmente adatta. Carmelo Ricciardello era un imprenditore. Lavorava nel recupero e nel restauro. Quel primo ottobre era nella zona ionica messinese proprio per impegni professionali. Intitolargli la strada che conduce all’area industriale avrebbe quindi un significato che supera la semplice commemorazione. Lavoro, impresa, collegamento, futuro. Nel 2019quella scelta venne definita, con efficacia, «un simbolo nel simbolo». Lo è ancora. Solo che manca il nome.
Ricordare significa anche parlare di prevenzione, manutenzione del territorio e rischio idrogeologico. Su questo il messaggio diffuso ieri dal Comune coglie un punto fondamentale. Per questo, al prossimo anniversario, sarebbe bello non dover scrivere ancora lo stesso articolo. Sarebbe bello poter raccontare una cerimonia semplice. Una famiglia presente. Una targa che viene scoperta. Una strada che finalmente prende il nome promesso tanti anni fa. Non servono grandi discorsi.
Perché la memoria non è un comunicato stampa una volta l’anno. La memoria diventa davvero impegno quando alle parole seguono gli atti.









