BROLO – Sit-in e catena umana pro Gaza: “Stop all’occupazione e al genocidio”
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BROLO – Sit-in e catena umana pro Gaza: “Stop all’occupazione e al genocidio”

Il lungomare di Brolo per una sera si è vestito coi colori della Palestina.

Un partecipato sit-in e una suggestiva catena umana, organizzata da Associazioni in rete di Patti e dintorni e Cittadini attivi pro Gaza, ha avvicinato con la mente e col cuore tanti cittadini al dramma del popolo palestinese, uniti in un coro di protesta per urlare stop all’occupazione e al genocidio a Gaza perpetrato dal governo di Israele. Vari interventi al microfono, anche con letture di poesie, tratte soprattutto da Il loro grido è la mia voce – Poesie da Gaza, hanno caratterizzato la manifestazione, culminata con la catena umana con cui Brolo e dintorni si sono stretti a Gaza in un abbraccio ideale. Presente una notevole rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Brolo.

“Non restiamo spettatori passivi! Chiediamo l’ingresso e la distribuzione degli aiuti umanitari, ora! Chiediamo che non si forniscano armi a Israele!” Con questo appello e tanto altro, gli organizzatori hanno richiamato alla partecipazione e alla mobilitazione i cittadini per quanto sta accadendo in Palestina. A Gaza il dramma umanitario non conosce soste e il mondo civile si mobilita dal basso alzando sempre più la voce in difesa del popolo palestinese. Così anche Brolo e i paesi del circondario fanno sentire il proprio sdegno per quanto sta accadendo in quell’angolo di mondo messo a ferro e fuoco dall’esercito di Israele. Perché tutta la solidarietà e la vicinanza al popolo palestinese, vittima di atrocità, non possono prescindere dalla decisa richiesta a gran voce dello stop all’occupazione, al genocidio, ai crimini contro l’umanità perpetrati dal governo di Netanyahu. E i “numeri” di Gaza, se di ciò si può parlare, sempre in difetto, essendo la situazione, purtroppo, in costante perenne evoluzione, li hanno forniti gli stessi organizzatori: oltre 40.000 morti di cui 18.000 bambini, 92.000 feriti, 1,9 milioni di sfollati, di cui un milione sono bambini. Uccisi a Gaza oltre 200 giornalisti. Tutti gli aiuti umanitari con cibo, acqua, assistenza medica, alloggi temporanei e supporto psicologico sono bloccati. Ciò, a fronte del fatto che a Gaza il 98 per cento dell’acqua non è potabile. Dunque, come agire: “Parlare di ciò con amici e parenti, condividere sui social le informazioni e le notizie corrette, boicottare per la pace, non comprare prodotti israeliani”, scrivono le associazioni. Perché “boicottare è un’azione non violenta, difende i diritti umani”. Come fare? “Riconoscendo i prodotti israeliani con l’applicazione No Thanks, inquadrandone il codice a barre”.

Al sit-in ha preso la parola Carmelo Giuffrè del Circolo Aria Frisca e Cittadini pro Gaza Nebrodi: “Nostro obiettivo è accendere i riflettori su una realtà che seppur distante da noi migliaia di chilometri sta scuotendo la coscienza di molti cittadini italiani. Per l’ennesima volta il nostro Paese in questa vicenda ha un ruolo cruciale. Da qui è nata l’esigenza di far capire cosa sta accedendo a Gaza. Siamo in un periodo storico in cui è difficile restare in silenzio. A Gaza non c’è una guerra – prosegue Giuffrè – ma è in atto un genocidio di cui l’occidente è complice e l’Italia lo è in particolare. C’è una sentenza emessa lo scorso anno dalla Corte Internazionale di Giustizia con mandati di cattura. Da due anni a questa parte le dichiarazioni dei politici israeliani confermano il genocidio dando una prova fondante di ciò. Non si può discutere di questo aspetto. Chi lo fa, o non è informato, o è in malafede”. La realtà: “Bisogna prendere atto che siamo di fronte a un nuovo olocausto. In tutto questo, l’Italia sta anche inviando armi”. Un breve sguardo al passato: “Non so perché, ma storicamente stiamo sempre con gli psicopatici…”

Beatrice Rasizzi Spurio, di In rete e dintorni e Rita Ricciardello hanno letto passi toccanti della lettera – testamento di Anas Jamal Al-Sharif, giornalista ventottenne palestinese che lavorava per Al Jazeera, ucciso dagli israeliani.

Marilia Gugliotta, Il Filo della memoria di Librizzi e New Agorà – Centro Studi Filosofia della Complessità di Patti: “La cultura non può restare a guardare. Quindi siamo scesi in campo. Non possiamo più tollerare questo genocidio. È necessario uscire dalla propria dimensione individuale. È una situazione di grande emergenza che deve scuotere le nostre coscienze. La coscienza critica che ci unisce in questo momento deve diventare movimento, un’onda che superi i social e arrivi nelle piazze”.

Maria Costantino, associazione Salvatore Quasimodo di Patti: “Bisogna partecipare, non stare solamente su una tastiera. Bisogna non essere indifferenti”. E cita Gramsci: “Dobbiamo odiare gli indifferenti.  Essere partigiani, partecipare. Solo così potranno essere combattute queste atrocità e ingiustizie”.

Azzurra Ridolfo e Marinella Speziale entrambe di Ali di Carta, hanno letto rispettivamente letto la poesia di Mahmoud Darwish Sotto assedio e La pace di David Maria Turoldo.

Angela Pipitò di Italia Nostra presidio Nebrodi. “La morte di migliaia di bambini è una cosa insopportabile, è un massacro quotidiano nell’indifferenza della maggior parte degli stati occidentali”. A seguire, la lettura della poesia di Refaat Alaeer, poeta attivista palestinese ucciso due anni fa in un attacco aereo israeliano.

Tra gli interventi non programmati, quello di Achille Marziano: “Israele ha ricevuto la missione di recuperare tutto il territorio dal fiume Giordano fino al mare in nome di Dio. Anche i nazisti sostenevano il motto Dio con noi. Israele dice la stessa cosa. Ma non si capisce quale Dio li abbia mandati a uccidere 18.500 bambini, di mutilarne 3 o 4000, di uccidere 60.000 civili, di lasciare sotto le macerie 10.000 persone. I numeri sono importanti”

Un altro intervento è stato incentrato sulla vendita di armi ad Israele con gravi complicità italiane.

Grazia Capone, di Gioiosa Marea, ha letto la poesia di Mahmoud Darwish Carta d’Identità, 1964.

Francesco Zappia della FISI ha letto Un attimo prima della morte di Dareen Tatour.

Fateh Hamdan, palestinese di Palestina nel Cuore – Sicilia, ha enumerato i tre passaggi fondamentali, urgenti, per la risoluzione del dramma palestinese: “Porre fine al genocidio, aprire i valichi per gli aiuti umanitari, riconoscere lo stato di Palestina. Perché noi vorremmo una nazione normale come tutte le altre…” E ancora: “Nel 1993 abbiamo riconosciuto lo Stato di Israele. È stato un inganno da parte loro. L’Autorità Palestinese fino ad ora ha mantenuto tutte le promesse, ma Israele dalla morte di Rabin non riconosce più questi accordi”. La storia recente: “L’attentato del 7 ottobre non è l’inizio del problema. Israele non ha mai applicato gli accordi di Oslo. Adesso Netanyahu, nel suo piano di occupazione della striscia di Gaza, vuole espellere 900.000 palestinesi. Il progetto di Israele è annientare la questione palestinese con vari metodi, compreso il genocidio, l’embargo e la fame”. Toccanti le conclusioni, alla luce delle previsioni: “Del territorio della Palestina storica, già ridotto al 22 per cento, non rimarrà nulla”.

L’ultimo intervento è con una frase di don Tonino Bello, letta da Manfredi De Simone

“L’uomo di oggi pensa di raggiungere la libertà dominando (…) il concetto di servizio è lontano (…) sappiamo solo lucidare le scarpe per raggiungere il potere”.

La catena umana si è conclusa con un lungo e sentito applauso, segno di affetto e solidarietà per il popolo palestinese, con la consapevolezza per tutte e tutti di ritrovarsi parte attiva in questo drammatico momento storico, con l’intento di continuare a mobilitarsi e resistere per Gaza.

Corrado Speziale  

         

22 Agosto 2025

Autore:

redazione


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