Quella pubblicità della Rai è ingannevole! A sostenerlo è il Sindaco di Sant’Angelo di Brolo, che ha inviato una segnalazione all’Agenzia Garante per la Concorrenza e il Mercato in materia di tutela del consumatore.
Il primo cittadino ha scritto più volte alla Rai e al Ministero per lo Sviluppo economico, per denunciare la scarsa e incompleta ricezione dei programmi della Televisione di Stato nel territorio di Sant’Angelo di Brolo.
Nei mesi scorsi il Corecom Sicilia ha effettuato una serie di rilievi, confermando che, nella migliore delle ipotesi, nelle zone servite i canali televisivi ricevuti sono solo 4: Rai1, Rai2, Rai3 e Rainews24, e non 15 come riporta la pubblicità.
Infatti, la Rai da tempo trasmette il messaggio pubblicitario con il quale, oltre a ricordare che il canone è obbligatorio, perché equiparato ad una imposta di possesso, contestualmente afferma che trasmette 15 canali tv e 10 stazioni radio.
Partendo da questo, il Sindaco ha scritto all’AGCM, chiedendo di accertare se il messaggio pubblicitario è, come sembrerebbe, ingannevole e, comunque, non rispondente ai servizi che la Rai afferma di erogare ai cittadini-utenti-contribuenti.
Bravo Basilio.
Entro fine gennaio scade il termine per pagare il canone RAI, quindi non è un caso che sia partita una campagna pubblicitaria piuttosto invasiva. Sui canali RAI lo spot non va troppo per il sottile: “Il canone si deve, il canone si vede”. Adiconsum però non ha gradito e quindi ha affilato le penne.
Prima di tutto ha ricordato che il pagamento dell’imposta di possesso per finanziare il servizio pubblico televisivo è un obbligo anche se non si guarda la RAI. Dopodiché sostiene che lo spot “non aiuta per niente a comunicare quello che vorrebbe (il pagamento di un’imposta, per l’appunto)”.
La nota associazione dei consumatori sostiene che lo spot basato sulla parola “canone” non dovrebbe avere nulla a che fare con i loghi di tutta l’offerta del servizio pubblico – anche radiofonico. “Il messaggio che viene percepito da chi non è già informato in merito, è che si tratti del pagamento di un canone per la visione dei vari canali Rai”, spiega Adiconsum.
“Per questo motivo abbiamo deciso di chiedere l’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, perché’ verifichi se non ci siano gli estremi di una pubblicità ingannevole”.
Effettivamente il discorso non fa una grinza: il canone è una tassa sul possesso della televisione, non un abbonamento per accedere ai servizi RAI. Questione di dettagli.



