“La città che vorrei. Dieci domande, nessuna via di fuga”. A rispondere alle nostre dieci domande è Carlos Vinci
Tanti protagonisti tante interviste, una città da immaginare. Vuole essere un format che non sia la consueta intervista elettorale; non vuole essere un format per chi si metterà in gioco, come potenziale candidato. Ancora c’è tempo e nessuno vuol mettere etichette. Oggi parliamo con Carlos Vinci.
Le dieci domande iniziali
01 La politica allo specchio – Capo d’Orlando ha vissuto stagioni politiche molto diverse. Oggi, guardando la città e chi la governa, che voto darebbe alla politica orlandina? E qual è l’errore che continua a ripetersi, indipendentemente da chi occupa il Palazzo?
Carlos Vinci – Le darei un’insufficienza, soprattutto per le occasioni perdute. In trent’anni ho visto cambiare amministrazioni, ma non sempre cambiare il modo di pensare il futuro. L’errore più grave è aver privilegiato troppo spesso il consenso immediato rispetto a una visione strategica, sacrificando le potenzialità turistiche ed economiche della città.
02 Sindaco per ventiquattr’ore – Immagini di svegliarsi domani mattina con la fascia tricolore. Ha ventiquattr’ore per prendere una decisione che lasci il segno. Qual è il primo provvedimento che firma? E quale scelta del passato cancellerebbe senza esitazioni?
Carlos Vinci – Quale sarebbe il primo provvedimento? Affiderei a una squadra competente e indipendente una verifica delle risorse pubbliche, delle opere incompiute e delle opportunità turistiche mai sviluppate, trasformandola in un programma di interventi con tempi e obiettivi verificabili. Cancellerei soprattutto la politica degli annunci senza continuità: una città non cresce con le promesse, ma con i risultati.
03 La città che non le piace – C’è qualcosa di Capo d’Orlando che proprio non sopporta? Un luogo trascurato, un’abitudine, un modo di amministrare, persino un difetto degli orlandini. E quale angolo della città, invece, non cambierebbe per nulla al mondo?
Carlos Vinci – Non sopporto vedere una città con un patrimonio naturale straordinario e una posizione privilegiata ancora incapace di valorizzare pienamente le proprie risorse. Mi dispiace quando il degrado, la trascuratezza e l’assenza di programmazione prendono il posto della cura del territorio. Il luogo che non cambierei mai è il suo mare: è una ricchezza identitaria, turistica ed economica che meriterebbe molto più rispetto.
04 Tre priorità, un solo euro – Economia, occupazione e turismo: sono le tre parole che ritornano in ogni campagna elettorale. Ma se le risorse consentissero di puntare decisamente soltanto su una, quale sceglierebbe? E quale progetto concreto potrebbe cambiare la vita economica della città nei prossimi cinque anni?
Carlos Vinci – Sceglierei il turismo, perché può generare lavoro, sostenere il commercio e creare opportunità per i giovani. Con il progetto Mare d’Amare ho cercato per anni di dimostrare che il mare non deve essere soltanto una cartolina estiva, ma una risorsa da trasformare in economia. Investirei in un sistema turistico di qualità, integrando mare, entroterra, cultura, gastronomia e ospitalità, con una programmazione capace di estendere la stagione oltre l’estate.
05 La città di chi ha meno voce – Bambini, anziani e persone con disabilità: tre realtà che misurano la civiltà di una comunità. Se dovesse scegliere un intervento urgente per una di queste categorie, da chi partirebbe? E come renderebbe Capo d’Orlando una città davvero accessibile e inclusiva?
Carlos Vinci – Partirei dalle persone con disabilità, perché il diritto di vivere una città non può dipendere dalle proprie condizioni fisiche. Marciapiedi accessibili, attraversamenti sicuri, spiagge fruibili e servizi pubblici senza barriere devono diventare una priorità concreta. Una città civile non si misura da quanto è bella per chi può muoversi liberamente, ma da quanto è accessibile a tutti.
06 La guerra del parcheggio – A Capo d’Orlando trovare parcheggio può diventare un’impresa. È soltanto una questione di posti auto o il sintomo di una città che deve ripensare mobilità, centro urbano e rapporto con il commercio? Parcheggi nuovi, isole pedonali o trasporto pubblico: quale strada sceglierebbe, anche a costo di scontentare qualcuno?
Carlos Vinci – Il parcheggio è soltanto una parte del problema: occorre ripensare il rapporto tra centro urbano, commercio e mobilità. Realizzerei parcheggi di interscambio dove realmente necessari, collegamenti efficienti con il centro e una rete di percorsi pedonali sicuri. Le isole pedonali possono essere un’opportunità, ma devono essere progettate insieme ai commercianti e accompagnate da soluzioni pratiche. Non servono provvedimenti per accontentare tutti: servono scelte coerenti con il futuro della città.
07 La colonna sonora della politica – Mettiamo da parte delibere, comizi e consigli comunali. Quale musica ascolta quando vuole stare bene? Quale canzone rappresenta il suo carattere? E se dovesse scegliere una colonna sonora per la Capo d’Orlando di oggi, quale sarebbe?
Carlos Vinci – Amo la musica che racconta la vita, le emozioni e la libertà. Mi riconosco nelle canzoni che conservano una dimensione umana, senza nascondere le contraddizioni dell’esistenza. Per Capo d’Orlando sceglierei una musica capace di trasformare la nostalgia in speranza: una città che smette di guardare soltanto a ciò che è stata e trova il coraggio di costruire ciò che potrebbe diventare. Scelgo questa canzone : A muso duro – di Pierangelo Bertoli, per trasmettere il coraggio di reagire e la determinazione di chi non si arrende al passato.
08 A tavola con il nemico – Qual è il piatto al quale non rinuncerebbe mai? E, passando dalla cucina alla politica, con quale politico italiano, di ieri o di oggi, non accetterebbe neppure un pranzo? Viceversa, chi inviterebbe volentieri a tavola, anche se appartiene a uno schieramento opposto al suo?
Carlos Vinci – Non rifiuterei un pranzo per una diversa appartenenza politica, ma per l’assenza di rispetto, di lealtà e di disponibilità al confronto. Inviterei volentieri a tavola chi sa ascoltare anche le idee scomode e riconoscere il valore delle competenze, indipendentemente dallo schieramento. La politica dovrebbe dividere sulle idee, non trasformare le persone in nemici.
09 Chi butterebbe dalla torre? – Il gioco è quello classico, ma la torre è quella del nostro immaginario politico. Se potesse liberare Capo d’Orlando da un vizio della sua classe dirigente, quale butterebbe dalla torre: personalismi, trasformismo, promesse mai mantenute, immobilismo o sete di potere? E, se proprio dovesse fare un nome politico, chi sceglierebbe di aver al suo fianco (anche facendo riferimento alla memoria del passato)?
Carlos Vinci – Butterei dalla torre il personalismo, soprattutto quando il potere diventa più importante della comunità. Ho dedicato una parte significativa della mia vita a battaglie civili e politiche perché credo che una città non possa essere proprietà di chi la amministra. Al mio fianco vorrei persone libere, competenti e capaci di lavorare per obiettivi comuni, senza dipendere da convenienze elettorali.
10 La Capo d’Orlando che verrà – Immagini Capo d’Orlando nel 2036. Come vorrebbe trovarla? Più turistica, più verde, più giovane, più ricca di imprese, più solidale? E soprattutto: sarebbe disposto a rimettersi in gioco personalmente per contribuire a costruirla?
Carlos Vinci – Vorrei una Capo d’Orlando più viva, attrattiva durante tutto l’anno, capace di offrire lavoro ai giovani e opportunità alle imprese, senza perdere la propria identità. Una città che valorizzi il mare, il paesaggio e le proprie risorse con un progetto turistico serio e riconoscibile. Quanto a me, non ho mai avuto bisogno di una carica per impegnarmi. Sono disposto a mettere a disposizione la mia esperienza, ma non per fare politica nel senso tradizionale: soltanto per contribuire a un progetto concreto, credibile e libero dai vecchi condizionamenti.
La domanda numero undici: Una domanda diretta, cucita sulla tua storia, capace di diventare anche il titolo dell’articolo.
11 Dopo trent’anni di attività turistica, iniziative civiche e battaglie politiche, che cosa direbbe oggi a Capo d’Orlando?
Carlos Vinci – Direi che il mio rapporto con Capo d’Orlando è stato un lungo percorso di lavoro, passione e confronto. Con Mare d’Amare ho cercato di valorizzare il mare attraverso il pescaturismo; successivamente ho sostenuto una visione di ospitalità di qualità, convinto che il turismo potesse diventare una vera opportunità economica per il territorio. Parallelamente, ho portato avanti battaglie civili e politiche perché ho sempre creduto che una comunità meriti amministrazioni capaci di guardare lontano. Non ho sempre condiviso le scelte di chi ha governato, e non ho mai rinunciato a esprimere le mie critiche. Ma il mio obiettivo non è mai stato occupare una poltrona: è stato vedere crescere una città che considero parte importante della mia storia.
Dopo trent’anni, la domanda non è quanto io abbia fatto per Capo d’Orlando, ma quanto Capo d’Orlando sia riuscita a trasformare le proprie straordinarie potenzialità in opportunità concrete per i suoi cittadini. È da questa domanda che dovrebbe ripartire ogni seria riflessione sul futuro.
Due righe sul format.
CAPO D’ORLANDO, IL FUTURO IN DIECI DOMANDE “La città che vorrei. Dieci domande, nessuna via di fuga”,
La politica senza cravatta. Tanti protagonisti tante interviste, una città da immaginare. Vuole essere un format che non sia la consueta intervista elettorale né da “vivere” , per chi si meterà in gioco, come potenziale candidato. Ancora c’è tempo e nessuno vuol mettere etichette. L’obiettivo è mettere a confronto chi ha amministrato Capo d’Orlando, chi ha tentato di conquistarne la guida, chi si oppone all’attuale amministrazione e chi potrebbe candidarsi alle prossime elezioni, e chi semplicemente vuol dire la sua forte delle sue esperienze, di vita, di politica, dal guradre la cittadina da osservatori privilegiati. Un racconto politico, ma anche umano. Con domande che costringano gli intervistati a scegliere, esporsi, magari sorridere. E soprattutto a dire qualcosa di concreto sul futuro della città. Dare delle idee che poi possano diventare patrimonio di tutti. Parlare e “narrare” la città da punti di vista originali, nuovi, particolari, differenti. Il punto di forza è quello di porre a tutti le stesse dieci domande, riservando però a ciascuno una domanda aggiuntiva, personalizzata e più pungente. Nessuna censura sulle risposte.
MSM
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