CARGILL – Dopo il sit-in davanti ai cancelli dell’azienda, c’è amarezza, anche per i “vuoti” e le assenza, mentre i licenziamenti continuano
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CARGILL – Dopo il sit-in davanti ai cancelli dell’azienda, c’è amarezza, anche per i “vuoti” e le assenza, mentre i licenziamenti continuano

 

Gli aggiornamenti sulla situazione, la lettera del Consorzio Agrario, la Mensa negata, il sit in del 29 a  Palermo

Gli aggiornamenti:

Intanto è confermato che il  29 ottobre ci sarà un tavolo all’ARS in commissione, tra sindacati e istituzioni (e probabilmente si farà un sit in a Palermo quel giorno). Mentre oggi, a fine riunione, era stato chiesto alla Cargill di far fare un assemblea tra i dipendenti per parlare dei contenuti (visto non erano stati presenti alla riunione) e avevano chiesto l’utilizzo per mezz’ora del locale mensa.

La  Cargill, senza pudore, non ha concesso nemmeno questa mezz’ora del locale e ha costretti di dipendenti  a parlarne in mezzo alla strada.

La novità in serata è quella di una lettera da parte di un consorzio agrario tra i più importanti in Sicilia verso le istituzioni, che chiede fortemente di bloccare la chiusura dell’impianto per evitare effetto domino su diverse aziende siciliane.

La cronaca della mattinata

 I cancelli dello stabilimento Cargill Pectin Italy, nella zona industriale di Giammoro, sono diventati il teatro di una mobilitazione sindacale e territoriale che mette in luce una criticità molto più ampia: la chiusura annunciata di un impianto produttivo che ha costituito per anni un’eccellenza industriale nel comprensorio tirrenico.

Oggi, alle ore 11, è stato promosso un sit-in dei lavoratori davanti all’ingresso dell’azienda, con la partecipazione di sindaci del territorio (tra cui quelli di Pace del Mela e di Milazzo), esponenti politici e giornalisti. A seguire, dalle ore 12, è prevista l’adunanza dell’esame congiunto tra sindacati e azienda, al quale partecipano ormai stremati i lavoratori che attendono risposte concrete.

Le organizzazioni sindacali – tra cui Femca Cisl Messina, Filctem‑Cgil e Uiltec Uil – denunciano che la procedura di licenziamento collettivo non si ferma e che ciò che è in gioco non è più solo un taglio occupazionale, ma lo smantellamento di un know-how industriale locale.

«Il problema reale è che si sta spegnendo anche una realtà che nulla ha a che fare con crisi di settore, ma solo ed esclusivamente con una delocalizzazione che porta all’estero un’attività con la quale non si vuole neppure far concorrenza».
«È inaccettabile che siano le multinazionali a decidere le politiche industriali dei nostri territori».

Queste parole sintetizzano il clima di amarezza e rabbia dei lavoratori e del territorio: secondo le ricostruzioni, lo stabilimento siciliano, fino a poco tempo fa considerato un punto di riferimento nella produzione di pectina derivata da agrumi freschi, viene accantonato in favore di poli produttivi all’estero.

Le richieste e l’appello del territorio

I sindacati chiedono un intervento immediato delle istituzioni regionali e nazionali affinché venga aperto un tavolo di crisi per trovare alternative occupazionali e industriali. Al contempo, richiamano la necessità che tutti i sindaci del territorio facciano quadrato, insieme agli onorevoli e alle parti sociali, per difendere i posti di lavoro e l’economia locale.

«Non possiamo sempre essere legati solo ed esclusivamente a diventare territori di riconquista. Ma quando c’è da difenderli dobbiamo farlo tutti insieme», è il richiamo rivolto alla politica e alle istituzioni.

Lo stabilimento di Giammoro – sito della Cargill Pectin Italy S.r.l. – è ubicato nella zona industriale del Comune di Pace del Mela. La procedura di licenziamento, avviata negli ultimi mesi, coinvolge decine di lavoratori diretti e un indotto significativo. La chiusura rischia di avere un effetto domino: perdita di competenze, fuga di investimenti e desertificazione industriale di un’area storicamente vocata alla produzione agro-alimentare e alla trasformazione degli agrumi.

In attesa dell’esame congiunto e delle decisioni aziendali, il sindacato e il territorio mantengono alta la guardia. L’obiettivo è chiaro: salvare lo stabilimento, riaffermare il ruolo strategico dell’industria nel Tirreno messinese e impedirne lo smantellamento silenzioso.

La tensione rimane alta. L’area industriale di Pace del Mela e Milazzo attende segnali concreti. Le parole non bastano più.

24 Ottobre 2025

Autore:

redazione


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