Nel caldo afoso di un agosto infermale come mai se ne ricordano, mentre il paese vive il clou della stagione estiva, la macchina amministrativa del Comune di Brolo non va in vacanza.
Sotto la guida del sindaco Giuseppe Laccoto, la Giunta comunale ha impresso un’accelerazione decisiva a una procedura urbanistica destinata a far discutere.
Con la Delibera di Giunta n. 279 del 6 agosto 2026, l’esecutivo ha infatti approvato lo schema di accordo urbanistico ai sensi dell’articolo 32 della Legge Regionale n. 19/2020, aprendo le porte alla trasformazione dell’ultimo grande spazio libero rimasto nel cuore del centro urbano.
Dalla “zona bianca” al cemento: i numeri del progetto
L’area in questione, compresa tra le vie Pirandello e Carrubera (censita in catasto al Foglio di mappa n. 2, particelle 643 e 691), ricadeva originariamente nel Piano Regolatore Generale come zona per Attrezzature Pubbliche “Ap”. Con la decadenza del vincolo preordinato all’espropriazione, l’area è nei fatti assimilata a una “zona bianca”. L’accordo stipulato tra il Comune e i proprietari privati prevede una variante parziale al PRG.
La trasformazione urbanistica: l’intera superficie di circa 2.350 mq passa a “zona B1 di completamento residenziale”.
L’edificazione: su una porzione di 1.350 mq verrà realizzato un corpo di fabbrica (tre piani più piano seminterrato) con un indice di edificabilità fondiaria massimo pari a 5,00 mc/mq, per una cubatura complessiva autorizzata di 6.750,00 mc. Il piano terra sarà destinato ad attività commerciali (esercizi di vicinato), i piani primo e secondo a civile abitazione.
La contropartita pubblica: i proprietari si impegnano alla cessione gratuita al Comune di una superficie residua di circa 1.000,00 mq, destinata a uno spazio di fruizione collettiva.
Per la Cipriano, oggi consigliere d’opposione: Il Consiglio, la memoria corta e raccnta i cambi di rotta politici
La vicenda riaccende inevitabilmente i riflettori sulla coerenza della politica brolese. Già nel 2019, una prospettiva di edificazione su quest’area fu al centro di un infuocato dibattito politico, bollata dall’allora gruppo di minoranza Per Brolo come una “vergogna inaudita”.
Il consigliere Comunale d’opposizione Vittoria Cipriano ricorda che all’epoca, le barricate contro la cementificazione del centro vedevano in prima linea la contestazione alla variante al PRG, con il coinvolgimento attivo anche di Legambiente, e stilettando puntualizza che “l’assessore Cono Condipodero e il consigliere Manuel Agnello, sembra proprio che siano chiamati a fare i conti con le battaglie identitarie del passato.”
E aggiunge ancora “In verità, quando cambia il protagonista l’intera storia si rovescia e ciò che ieri era una battaglia identitaria di principio, oggi è divenuto un opportuno accordo urbanistico avente ad oggetto la nuova destinazione di zona in cambio della cessione di un’area residua al Comune. Il triangolo di via Carrubera non è un pezzo qualunque di territorio”.
Oggi, tuttavia, la geografia politica e le posizioni sembrano essersi ampiamente riallineate alle esigenze di governo.
Nomi che allora tuonavano contro la speculazione edilizia siedono oggi nei gangli dell’amministrazione: un cortocircuito politico.
L’interesse pubblico e la “rigenerazione” negoziata
Nella narrativa della delibera di Giunta, l’operazione, perfettamente legale nella sua strutturazione, viene dipinta come un modello di sviluppo sostenibile e di preminente interesse pubblico. L’amministrazione motiva la scelta con la necessità di: Riqualificare un’area giudicata in stato di abbandono nel cuore del tessuto urbano. Evitare contenziosi e onerosi esborsi finanziari legati a procedure espropriative coattive. Acquisire standard pubblici (i 1.000 mq ceduti gratuitamente) da integrare con i progetti di rigenerazione urbana già in campo.
Eppure, la sostanza urbanistica restituisce alla collettività un compromesso severo: laddove la cittadinanza aveva a lungo immaginato un’estensione verde e un polmone di raccordo organico con la vicina Villa comunale – sgombro da volumi e cemento –, si profila invece la sagoma di un nuovo e massiccio edificio residenziale e commerciale.
Il dado è tratto, o meglio, l’accordo è firmato.
L’iter della variante, forte dell’immediata esecutività della delibera, compie il primo passo formale anche se la parola ora spetta al consiglio comunale. Resta da capire se il dibattito pubblico in paese saprà riaccendersi o se l’aria pesante di agosto spegnerà sul nascere ogni residua voce d’opposizione.
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