DICO LA MIA – Il pestaggio e la tempesta di reazioni: tra rabbia social e risposte possibili
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DICO LA MIA – Il pestaggio e la tempesta di reazioni: tra rabbia social e risposte possibili

Vi siete sfogati a sufficienza?

Francesco Mastrolembo dice la sua facendo seguito al dilagare di commenti a seguito del pestaggio avvenuto l’altra sera in un parcheggio di Capo d’Orlando, ai danni di un ragazzo e pare di suo padre intervenuto a difenderlo.

Una rabbia comprensibile, vista l’efferatezza dell’aggressione, ma che troppo spesso si è tradotta in slogan punitivi e ricette semplificate: carcere a vita, leva obbligatoria, coprifuoco per i giovani, mano libera alle forze dell’ordine.

Idee che funzionano bene per accumulare like, molto meno se si vuole davvero comprendere il fenomeno e trovare soluzioni concrete.

Se davvero vogliamo che episodi come quello di Capo d’Orlando non si ripetano, non possiamo limitarci a chiedere più repressione o immaginare soluzioni drastiche e improvvisate. La violenza giovanile non si combatte solo con pene più severe, ma con investimenti in istruzione, spazi di socialità, sport e associazionismo: strumenti che costruiscono relazioni, radici e prospettive. In altre parole, la vera sicurezza nasce dal riconoscimento reciproco e dal sentirsi parte di una comunità. Punire è necessario, ma senza prevenzione resterà sempre un passo indietro.

Francesco Mastrolembo scrive così:

Vi siete sfogati a sufficienza?

L’altra sera in un posteggio di Capo d’Orlando è avvenuto un pestaggio ai danni di un ragazzo e di suo padre che, a quanto pare, lo stava difendendo dal furto del proprio motorino (secondo altre teorie c’erano anche altre motivazioni, ma poco importa).

Nei social le reazioni più diffuse sono state:

– Carcere a vita per l’aggressore

– Carcere a vita per l’aggressore e tutti i suoi coetanei, visto che c’è il sospetto che qualcosa non sia andato perfettamente nel sistema educativo, e quindi la colpa è di quelli che non si fanno “educare”

– Reintroduzione della leva obbligatoria sin dal dodicesimo anno di età e coprifuoco indiscriminato fino al ventunesimo, dal momento che ai tempi in cui si faceva la naja la violenza non esisteva ed è la disciplina che forgia lo spirito alla comprensione dell’altro

– Carcere a vita per l’aggressore, per i coetanei e per chi ha fatto il filmato dell’aggressione. Poco importa, infatti, se difficilmente avrebbe potuto fare altro, visto che era una ragazza e statisticamente è molto improbabile avesse la forza fisica per contrastare un energumeno con un bastone.. una punizione per non essersi immolata è dovuta anche se col suo gesto permetterà l’identificazione del criminale

– Carcere a vita per l’aggressore e per tutti i suoi cari: famiglie deviate, del resto, troppo permissive, ed i figli non hanno bisogno di amici ma di guide.. seguono una sfilza di luoghi comuni che talvolta sfociano, nel caso migliore, anche in una assunzione di colpa collettiva

– Ultima, ma non meno importante: più strumenti repressivi alle forze dell’ordine, quasi a sostituirle alla Magistratura, che è sempre brutta e cattiva, con mano libera non solo nei confronti dei violenti ma con chiunque contesti l’ordine costituito.

A poco serve, infatti, far notare che l’aggressione è avvenuta in un luogo dove difficilmente potevano esserci carabinieri e che, anche a voler mettere un poliziotto ogni 100 metri, difficilmente si sarebbe potuta evitare: la disciplina e l’arbitrio avrebbe, nell’immaginazione di questi, un effetto psicologico curativo. Se vedi una divisa, insomma, ti calmi.

A parte lo scherzo, difficilmente come in questi giorni ho visto così tante reazioni di pancia (cosa oltretutto comprensibile, vista l’efferatezza dell’aggressione), ma mi auguro che chi deve implementare delle soluzioni non si faccia dettare la linea da opinioni certamente ottime per prendere like, ma del tutto campate in aria se si vogliono dare risposte concrete ai problemi.

Andiamo per ordine:

1. Si tratta di un fenomeno generalizzato o limitato?

Risposta: A quanto pare non siamo di fronte ad una svolta generazionale violenta, ma è senz’altro vero che c’è un trend di crescita per alcuni tipi di reati giovanili (rapine, lesioni dolose, minacce, risse e percosse sono in aumento di circa il 50% negli ultimi 15 anni e 15 anni fa non erano comunque significative)

2. Ciò vuol dire che aumentando la repressione si otterranno risultati?

No. Gli studi sulla devianza giovanile mostrano che l’aumento della sola repressione (più carcere, pene più dure, arresti immediati) non è sufficiente e anzi spesso ha un effetto opposto: può rafforzare l’identità deviante, aumentare la recidiva e favorire la creazione di gruppi violenti più compatti.

3. Quali sarebbero quindi gli interventi “sensati”?

Bisognerebbe intervenire, e non solo a mio vedere, sulle cause profonde (dispersione scolastica, marginalità sociale, assenza di prospettive) visto che è dimostrato che nei paesi dove si investe in istruzione, sport, centri giovanili e programmi di reinserimento, la criminalità giovanile cala più stabilmente.

Nei nostri piccoli centri, invece, assistiamo ad un aumento di investimenti pubblici a sostegno quasi esclusivo delle attività economiche e ad un abbandono colpevole della funzione sociale dei comuni, funzione che non si può limitare alla sporadica organizzazione di momenti di socialità per i giovani. Una proposta, ad esempio, potrebbe essere quella di sostenere ed incentivare la nascita di “associazioni con sede”, associazioni insomma che non organizzano solo iniziative estemporanee ma che permettono una frequenza costante degli iscritti, con attività che si espletano tutto l’anno. La violenza, infatti, diminuisce considerevolmente laddove riconosci l’altro e lo vivi, e sono certo che incontrandoci miglioreremmo anche la qualità del nostro scandalizzarci.

Detto questo, mi fermerei, per adesso qui, visto che probabilmente nei commenti emergeranno altri aspetti (il ruolo della famiglia, della scuola, il modo in cui ci organizziamo come gruppi sociali etc… ).

Quello a cui tenevo era che nel dibattito si introducesse un’attenzione alle cause: a reprimere siamo tutti bravi, ma, com’è detto, se non si interviene altrove, il deterrente è nullo ed ahimè si risolve ancora meno

Analisi impeccabile

 

22 Agosto 2025

Autore:

redazione


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