FREEDOM FLOTILLA – “Libertà per la Palestina”. Il sit-in a Messina
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FREEDOM FLOTILLA – “Libertà per la Palestina”. Il sit-in a Messina

Seppur a distanza, tributato un grande appaluso ad Antonio Mazzeo, rientrato nella mattinata di lunedì 28 a Roma da Tel Aviv, dopo il rimpatrio conseguente al sequestro dell’imbarcazione Handala di Freedom Flotilla.

“Speriamo d’averlo presto fra noi. Può dare un contributo determinante al movimento pro-Palestina”. Nello spazio accanto al Nettuno, dinanzi alla prefettura, un nutrito gruppo di attivisti e liberi cittadini, sensibili al dramma della Palestina e solidali con Freedom Flotilla, ha fatto sentire la propria voce.  

“La Sicilia al fianco di Handala. Rompiamo l’assedio a Gaza”.

Mentre l’attualità, laddove sono stati dirottati e arrestati i volontari della Handala è in costante, frenetica evoluzione, dappertutto di susseguono le manifestazioni a sostegno della Freedom Flotilla e dei coraggiosi membri dell’equipaggio della Handala, che dopo l’odissea della solidarietà e della speranza vissuta in navigazione, culminata con l’assalto ad opera dei militari israeliani in acque internazionali, stanno adesso affrontando le problematiche di natura legale e diplomatica per essere liberati e rimpatriati.

A Messina, il sit-in si è svolto proprio a fianco della statua del Nettuno, quel dio dei mari sui quali da anni Israele sta sistematicamente infrangendo le regole internazionali nel segno della guerra e dell’oppressione, esercitata attraverso un blocco infernale intorno a Gaza.

“Freedom Flotilla – ha detto Carmelo Chitè, di Assopace Palestina – ogni anno compie una missione di volontari non violenti, cercando di portare aiuto alla popolazione di Gaza. Solo quattro missioni sono riuscite ad arrivare in porto, fra cui quella di Vittorio Arrigoni”. E nel segno di quel “restiamo umani” inciso nella storia, i riferimenti alla missione della Handala: “Ci sono stati anche momenti drammatici, questo ci ha fatto un po’ preoccupare, perché il nostro amico e compagno Antonio Mazzeo era sull’imbarcazione per questa missione, nella quale non vi era un italiano a bordo da quando aveva partecipato Vittorio Arrigoni. In questo equipaggio gli italiani erano due, lui e il pugliese Tony La Piccirella. Intanto siamo contenti che non sia successo niente…”. Il tragico ricordo: “Nel 2010 – prosegue l’attivista messinese – le truppe israeliane hanno assaltato le navi Marmara e hanno ucciso 10 attivisti. Un fatto di sangue molto grave. Nella penultima missione, la Madleen l’hanno bombardata con un drone, colpendo il motore”. Ancora sulla missione della Handala: “Antonio è già rientrato e speriamo di averlo presto fra noi, perché può dare un contributo prezioso al movimento pro-Palestina. È nostro dovere lottare per la liberazione di tutti i componenti dell’equipaggio della Freedom. Pensiamo – ha proseguito Chitè – che ormai sia giunto il momento in cui le parole non servono. Ci vogliono atti concreti come quelli della Freedom, come il boicottaggio, la pressione che stanno facendo tanti comuni anche del messinese, di riconoscere simbolicamente lo Stato di Palestina. Se il governo non si muove, dobbiamo essere noi dal basso coi movimenti, a far sì che questo governo, che possiamo ormai definire complice di un genocidio, rompa immediatamente ogni accordo militare con Israele, contestualmente al muro di silenzio sui morti civili a Gaza, ormai insopportabili. La morte di 20.000 bambini, anche per fame, è un crimine che non ha nessuna giustificazione e noi speriamo presto che questi criminali rendano conto agli organismi di giustizia internazionali. Ognuno di noi fa quello che può, diamo il nostro contributo. Non possiamo stare in silenzio. Non possiamo domani essere accusati per aver taciuto e non aver visto un genocidio in corso”.

Pietro Patti, segretario provinciale della Cgil: “Ciascuno porti il proprio contributo, perché credo che le parole ormai siano superflue. Vedere immagini di bambini che muoiono realmente di fame, senza acqua né cibo, deve servire ai governi affinché finiscano di tacere su questo genocidio. Noi possiamo fare tanto anche a Messina, dove anche l’Amministrazione comunale bene ha fatto a prendere le distanze, ma si impegni, come hanno fatto alcuni comuni, a riconoscere la Palestina”.

Arnaud Benbara, è un insegnante e attivista francese, che sta vivendo questa fase della sua vita a Messina: “Condividiamo tutti insieme questa ansia collettiva, ma c’è un bisogno urgente di condividere i saperi e la conoscenza. È vero che a tutti dispiace vedere i bambini morire di fame, ma non finisce lì. La questione palestinese va affrontata nelle scuole, così come nelle piazze. Non è soltanto questione di essere sensibili alla sofferenza, ma liberare questo popolo significa informare. Io sono insegnante di storia – ha proseguito Arnaud – e mi metto a disposizione con chiunque. In Palestina ci sono famiglie intere che spariscono. Da noi ci saranno figli e nipoti a ricordare il nostro nome, a tramandare qualcosa. Loro invece hanno paura di sparire interamente. Spero veramente che potremo trovare soluzioni urgenti per Gaza. Dobbiamo mobilitarci, ma la conoscenza è fondamentale”.

Giulia Giordano anni fa era stata una delle anime del Teatro Pinelli a Messina. “Tutte le lotte sono interconnesse. Non esiste giustizia climatica senza giustizia sociale. Cominciamo a fare pressioni su tutti, ad iniziare dai nostri amici e parenti e soprattutto sui governi. È il momento di ribellarsi, di scendere in piazza. Qualsiasi occasione, anche stare in spiaggia a parlare con le persone, è veramente importante. Il popolo palestinese ci contatta attraverso i social. Stiamo facendo delle raccolte fondi per loro, ma soprattutto per quello che ci dicono ogni giorno: non ci dimenticate. Ci contattano ragazzi che hanno paura di rimanere soli. È il momento di impegnarsi, unirci contro l’imperialismo, contro ogni forma di colonizzazione e di guerra. Stop genocidio. Palestina libera, dal fiume al mare”.

Corrado Speziale

 

 

30 Luglio 2025

Autore:

redazione


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