Il 5 ottobre 1980 Nanni venne “suicidato” in carcere.
Quel giorno, 45 anni fa, segna una ferita che non si è mai rimarginata.
Quel giorno, a soli 22 anni, moriva in carcere Nanni De Angelis, giovane militante romano, il cui nome è rimasto legato agli anni più bui della nostra Repubblica, quelli della violenza politica e delle contrapposizioni ideologiche che segnarono una generazione.
Sono passati tanti anni dalla sua scomparsa, il fratello Marcello, ne ha tracciato un bel ricordo, in un lungo articolo pubblicato sul Barbadillo cinque anni fa, che va riletto. Lui ne ha ricordato la figura con un “pezzo” accorato e personale, lontano dalle ricostruzioni giornalistiche o dalle letture ideologiche che hanno troppo spesso deformato la sua vicenda: «Non ho mai accettato – scrive – che mio fratello venisse considerato un eroe o un personaggio da fumetto. Per me era e sarà sempre solo mio fratello».
Una morte piena di ombre
Nanni De Angelis fu arrestato nell’autunno del 1980 insieme all’amico Luigi Ciavardini. Pochi giorni dopo, venne trovato morto nella sua cella di Rebibbia, ufficialmente suicida. Ma attorno alla sua fine si addensano sospetti mai chiariti. Pestaggi, torture, un possibile scambio di persona e un’indagine che non ha mai fatto piena luce sulle responsabilità alimentano ancora oggi l’ipotesi – che diventa certezza – che la morte sia stata il risultato di violenze subite e non di una scelta volontaria. Anni dopo, il patologo Umani Ronchi avrebbe sottolineato come il “suicidio per strangolamento” fosse un metodo usato per mascherare altre cause di morte all’interno delle carceri. Ma nessuna inchiesta approfondita ha mai cercato la verità.
Le accuse e i depistaggi
Il nome di Nanni venne trascinato anche in due delle vicende più oscure di quegli anni: la strage di Bologna e l’omicidio di Valerio Verbano. Nel primo caso, una pista subito rivelatasi inconsistente cercò di attribuirgli un ruolo impossibile, dato che il 2 agosto 1980 si trovava a giocare una partita di football americano immortalata dalle telecamere Rai. Nel secondo, il suo nome fu più volte associato in modo improprio, quando in realtà Nanni era stato lui stesso vittima di un accoltellamento da parte di Verbano anni prima.
«Un curioso artificio – ricorda Marcello – ha trasformato mio fratello da vittima di un tentato omicidio in un sospettato. Una ferita che ancora oggi fa male».
Oltre il militante: il fratello, l’amico, il ragazzo
Dietro le cronache politiche resta la memoria personale di un giovane uomo.
Scout, sportivo, appassionato di rugby e pioniere del football americano in Italia, Nanni era ricordato dai suoi amici come un leader naturale, soprannominato “il piccolo Attila” per la sua forza e determinazione. Fondatore insieme ad altri coetanei di Lotta Studentesca e poi di Terza Posizione, aveva scelto una militanza dura ma non armata, ben distinta da quella che avrebbe portato altri, negli stessi anni, sulla strada del terrorismo. Per Marcello, però, al di là della politica resta soprattutto l’assenza di un fratello con cui aveva condiviso l’infanzia, i giochi, la stanza da letto.
«Mi manca ma ormai mi mancano così tante altre persone che il dolore, più che attenuato, si è confuso con altre perdite».
Una memoria che resiste
Nanni De Angelis fu cremato nel 1981, secondo le sue stesse volontà, e parte delle sue ceneri vennero sparse sul Gran Sasso, luogo a lui caro. Oggi la sua figura resta intrappolata o raffigurata tra storia, memoria e polemica politica, simbolo di una generazione perduta e di un’Italia che ancora fatica a fare i conti con gli anni di piombo.
Il ricordo del fratello, affidato a pagine intime e senza retorica, restituisce però un’immagine diversa: quella di un ragazzo, prima ancora che di un militante. Un ragazzo che il destino e le circostanze hanno strappato alla vita troppo presto, lasciando una famiglia segnata per sempre.
Per gli amici, Nanni vive sempre.
da leggere l’articolo integrale
https://www.barbadillo.it/93628-il-ricordo-1980-2020-nanni-de-angelis-mio-fratello/
abbiamo già scritto
“PICCOLO ATTILA” – Commemorandolo ancora dopo essere stato suicidato in carcere 44 anni fa
MEMORIE – Per Nanni De Angelis giustizia non è stata fatta. 37 anni… non fu suicidio
“Piccolo Attila” – Nanni De Angelis, simbolo di un tempo che non c’è più
CATTURA E MORTE – Nanni de Angelis quel maledetto 5 ottobre 1980
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