Il nuovo Palacultura ha ospitato un grande evento dedicato ad Antonio Indaimo, personaggio politico e uomo di spiccate qualità, a cento anni dalla sua nascita.
Ospite speciale, l’attore Elio Crifò che ha portato in scena ben cinque monologhi abbinati ad altrettante opere dell’artista Giuseppe Indaimo, figlio del politico.
Quest’ultimo è stato ricordato anche attraverso le testimonianze di chi l’ha conosciuto, condividendo con lui esperienze, sia da compagno che da avversario. Tra le varie fasi dell’evento sono stati proposti brani di musica popolare in linea con gli argomenti trattati.
“Salvare l’umano nell’umano” è un impegno che fa leva sull’amore più autentico, accompagnato dalla cultura e dalla conoscenza, con la consapevolezza che nessun ambito della vita può ritenersi escluso.
Ne vale il senso di responsabilità di ciascuno: è una questione di sopravvivenza della civiltà.
Allora, ecco un figlio artista, dedicare con gratitudine al proprio padre, suo maestro di vita e modello di riferimento assoluto, un momento di immersione totale in un oceano di ricordi e sensazioni, rappresentate attraverso un ensemble di discipline culturali concentrate in una serata che Brolo ricorderà a lungo. Arti visive, monologhi teatrali, canzoni di musica popolare, testimonianze portate dinanzi ad un pubblico accorso numerosissimo al nuovo Palacultura di Piazza Nunziatella, hanno caratterizzato un evento speciale che ha messo insieme importanti qualità e sensibilità sia umane che artistiche. La manifestazione ha avuto come ospite speciale l’attore romano di origini messinesi Elio Crifò, protagonista di momenti straordinari, attraverso monologhi che hanno seguito e integrato le descrizioni di cinque opere di Giuseppe Indaimo, artista che immortala su tela la propria visione del mondo e i propri principi etici e sociali, che sa proporre con rigore artistico e profondità nei contenuti.
L’introduzione sul profilo di Antonino Indaimo è di Elio Crifò: “Figura centrale nella vita politica e civile e brolese del secondo dopoguerra, indipendente, tendenzialmente di sinistra, attivo dagli anni ‘50 fino ai primi anni del 2000. Ha incarnato una visione alta della politica, intesa come responsabilità morale e servizio alla comunità. Non accettò compromessi contrari ai suoi valori, né cedette alle tentazioni del potere. Alla fine della sua vita terrena non lasciò ricchezze materiali, ma un’eredità pienamente più preziosa, il suo esempio di integrità”.
L’evento dal palco è stato presentato da Marinella Speziale:
“Si tratta di un percorso tra pittura, musica e teatro, alla ricerca dell’umano che vive dentro di noi. Lo facciamo ricordando Antonino Indaimo, un uomo speciale, in occasione del centenario della sua nascita, l’11 novembre del 1925. Un cittadino brolese, un maestro di vita, papà, nonno, marito esemplare che ha avuto un’unica direzione, la giustizia, la lealtà e la libertà”. E sul figlio, l’artista Giuseppe Indaimo: “Un uomo che ha dimostrato che non è mai troppo tardi per inseguire un sogno. A cinquant’anni, quando in molti pensano che i traguardi più importanti siano stati raggiunti, lui ha deciso di rimettersi in gioco, ripartire da sé e dalla sua passione, la pittura. Le sue opere oggi parlano di esperienza, maturità e libertà. Ogni quadro è un invito a credere nella possibilità di rinascere sempre. Oggi è riconosciuto come un grande pittore, apprezzato per la sua sensibilità artistica e per il messaggio che porta con sé”.
Il sindaco Giuseppe Laccoto, nel portare i saluti dell’Amministrazione, ha rimarcato le qualità dell’arte di Giuseppe Indaimo:
“È un segno tangibile di quello che vuole essere l’umano. In questo momento fatto di tante guerre, di tante situazioni particolari in tutto il mondo, ciò vuol dire certamente riscoprire l’animo umano”. Dall’alto della sua ultracinquantennale esperienza politica, ha sorpreso che Laccoto non abbia espresso alcun commento sulla vita politica di Nino Indaimo. Una testimonianza breve e discreta, l’ha portata Nino Speziale, che fu consigliere comunale, assessore e sindaco negli anni ’70. Dopo i ricordi di Messina, l’esperienza da amministratori: “Lui era consigliere di minoranza, io di maggioranza. Conosceva bene i regolamenti. Era molto preparato amministrativamente e nei suoi interventi in Consiglio spesso metteva in difficoltà la maggioranza. Quando ero assessore abbiamo avuto delle discussioni, ma sempre con il massimo rispetto. Eravamo avversari politici, non nemici. Nino non amava i ricchi, era per il popolo. Io l’ho sempre stimato, perché è stato un uomo integerrimo, coerente, onesto e di alta moralità”.
Ettore Salpietro: “L’ho conosciuto soprattutto da giovane, come un faro da seguire per coerenza ed integrità morale. Abbiamo creato una società sportiva denominata Unione Sportiva Brolese. Poi, l’Unione Popolare Brolese, la prima lista di Brolo dove ho avuto il privilegio di essere candidato. Indaimo ha vissuto secondo i suoi principi e coerentemente con i suoi principi”.
Alessandro Tripi fu allora uno dei giovani prediletti da Indaimo. La sua commozione era palese: “Celebriamo una persona di un’integrità morale assolutamente ineguagliabile. Il suo contributo per l’espansione brolese è stato determinante. Quando a Brolo si compivano scempi edilizi di ogni genere, voleva che il paese andasse avanti con razionalità, che si costruissero strade larghe, parchi pubblici, che i bambini potessero esprimersi e giocare. Contrariamente a ciò che molti sostenevano, lui non era contro nessuno. Era per le regole democratiche. Lottava per la dignità dell’uomo”.
Tra Indaimo e la famiglia Germanà c’era una rivalità politica storica, eppure…”Tutto sommato – ha detto Basilio Germanà – per molti aspetti pensavamo le stesse cose, forse esprimendole in modo diverso. Un giorno, scambiando le nostre idee, siamo finiti nella stessa lista…Le sue idee erano spesso contrastanti con le mie, ma spesso anche uguali”.
I contributi musicali, intervallati agli interventi dell’artista e dell’attore, sono stati portati da Aurelio Indaimo alla voce e da Delfio Plantemoli e Claudio Sciacca alle chitarre.
Da “Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale”, di Dante, proiettata sullo schermo e commentata da Giuseppe Indaimo, tema l’emigrazione, nasce la splendida “Terra ca nun senti” della grande Rosa Balistreri: “Malidittu ddu mumentu ca graprivu l’occhi nterra nta stu nfernu”. Da “Dona all’amore solo amore”, tratta da “Apologia dell’Anima”, dedicata alla madre, i musicisti intonano “Lu venniri matinu”, sempre di Rosa Balistreri: “Lu Vennirì matinu a ghiornu chiaru la Bedda Matri si misi in camminu…”. Il racconto dell’artista sull’amore assoluto, dimostrato da suo padre nei confronti della moglie, madre dell’artista, nel corso della sua malattia, ha ispirato i musicisti in “Amuri, amuri chi m’hai fattu fari”, di Otello Profazio. Alla confessione del padre, prima che morisse, il trio ha dato vita ad una versione intensa e struggente di “Vitti ‘na crozza”. All’ultimo intervento dell’artista sulla bellezza, hanno risposto i musicisti con “‘A Viddanedda”.
Elio Crifò, così descrive Giuseppe Indaimo e ciò che li ha uniti in questo progetto. “La scelta delle opere non è casuale – dice l’attore. In esse c’è una stretta correlazione con i miei spettacoli, come le ingiustizie, il capitalismo, lo sfruttamento, l’emergenza ambientale, la malasanità, le guerre contemporanee. Egli diviene così testimone empatico del suo tempo. Ma l’artista non si limita alla critica, all’analisi delle situazioni delle vicende attuali, bensì, propone una soluzione, un cambiamento che deve essere illuminato secondo i principi della Bibbia in ambito spirituale, e i valori della Costituzione in ambito civile”.
Le opere e l’abbinamento ai monologhi.
In “Apologia dell’Anima” svetta la frase, “Dona all’Amore solo amore”. Crifò: “Quante volte con la scusa dell’amore si dona tormento, infelicità, morte… Quante volte le nazioni donano alla pace la guerra?” Il monologo dedicato è tratto da La Classe digerente, un “cabaret politico” pungente, condotto con la dovuta indignazione: “La nostra democrazia è diventata talmente sottile che non si riesce più neanche a percepirla. Si ha la sensazione di vivere sotto una dittatura”. E i politici? “Mercanti della felicità umana…”.
“La Bilancia della Giustizia”. L’attore è graffiante su temi attuali e veritieri: “Le banconote sono la criminalità. Il padre di Giuseppe, rappresenta la moltitudine dei cittadini onesti. I piatti sono in equilibrio, perché lo Stato tratta in modo uguale gli onesti e i disonesti, i criminali e le persone perbene”.
Il monologo è la parte finale de La Classe digerente, la recitazione sale per contenuti ed intensità: “Vorrei finalmente sentire una voce delle istituzioni. Ogni giustizia tace, sepolta negli insabbiamenti e nel segreto di Stato. Ma lo Stato siamo noi e lo siete soprattutto voi. E noi Stato chiediamo scusa a voi Stato. Scusateci per queste vittime, scusateci…”
“Processo dell’essere”. “Tre doppie eliche del DNA, fluttuano in una grande rete… Un’esplosione di figure simboliche che rappresentano l’unione tra l’anima spirituale e la vita corporea”. L’ironia: “Per questo quadro ci possono essere delle controindicazioni. È da esporre con cautela…”
La recitazione sarà un “breve monologo sulla creazione della vita”. Il tema è profondo e impegnativo, portato con toni duri, nonché coinvolgente nell’esposizione: “Tutti conniventi, silenziosi di questa società pornografica che non conosce l’erotico della vita. Gli antichi avevano perfettamente ragione ad identificare Eros con dio”. L’attore descrive con enfasi “l’esplosione di luce che avviene nel momento del concepimento”. E, “dopo che siamo venuti alla luce, che siamo arrivati alla vita, dobbiamo viverla come ci pare, l’importante è viverla bene”.
“Conosci te stesso”, apre a mille “riflessioni”. Ancora Elio Crifò: “Lo specchio, quando sappiamo vederlo veramente, ci rivela una realtà più profonda di noi stessi e se ci rendiamo conto che l’immagine esterna non corrisponde a quella interna. Quando la grandezza della nostra anima non si riconosce nella piccolezza della persona che siamo diventati, allora, ci colpisce, ci sconvolge totalmente…” La domanda: “Dentro quell’immagine riflessa vediamo noi, o solo quello che vogliamo o possiamo vedere?”
La parte recitata riguarda “La carriola”, novella di Pirandello riadattata dall’artista. La società impone una maschera a ogni persona: “Mi pare estranea, come se altri me l’avessero imposta e modellata questa figura, per farmi muovere in una vita non mia…”
“Occhio dell’anima”, è un’opera complessa: “Il fiore rappresenta la bellezza. Intorno a esso il fondo blu ci fa pensare al cosmo, dove abbiamo quattro frammenti ai lati che stanno a ricordare i quattro elementi, aria, acqua, fuoco e terra. Ma anche i petali sono quattro, come le virtù cardinali, ma ne abbiamo anche un quinto, che rappresenta l’amore, Dio. Senza l’amore le quattro virtù non possono esistere”.
La recitazione riguarda “La discesa agli inferi”: Socrate riemerge dall’inferno dopo il suo viaggio tra i dannati. Il monologo è straordinario, potente. Elio Crifò interpreta il dramma con grande trasporto e intensità. La risposta ai dolori della vita è seguire la strada giusta: “Conosci te stesso e diventa ciò che sei. Lascia tutto e segui la tua anima, ovunque essa ti condurrà. La felicità è desiderare quello che si ha. La via si fa andando, e la vita è solo scie nel mare”.
L’attore ha poi letto il testo di “Inno alla vita”, opera di Giuseppe Indaimo del 2018.
“Salvare l’umano nell’umano” è stato un evento che ha coinvolto anche le scuole. Attraverso un concorso a premi, si sono espressi con dei disegni a tema: Paul Mirel Voicu dell’IPSAR di Brolo; Stefano Scaffidi Gennarino, IPSAR Brolo; Giulio Russo, Primaria di Ficarra; Rachele Russo, Secondaria di Ficarra. Poi un gruppo: Lara Aguilar, Ioana Cosmina Caputo, Igor Pellizzeri, dell’IPSAR di Brolo. Sefora Panarisi, Domenico Santoro e Noemi Todaro del Liceo Artistico “E.Basile” di Messina.
Giuseppe Indaimo e il suo evento: “Abbiamo messo insieme l’arte pittorica, musicale e teatrale, affinché questa diventi una valida alternativa educativa al sistema di oggi, che lascia un po’ a desiderare, visto il caos mondiale in cui ci troviamo”. La riflessione: “Pur avendo fatto una vita molto travagliata, ma fortunata, mi sento orfano di mio padre come maestro di vita, ossia colui il quale incarna le quattro virtù cardinali, che sono l’identità del genere umano: fortezza, prudenza, giustizia, temperanza. E aggiungo, l’amore”.
L’incontro col padre Antonino. La confessione pubblica del figlio: “Poco prima che morisse, gli chiesi cosa fosse per lui la politica. E lui mi rispose che è aiutare umanamente chi è meno fortunato. Poi, sì inginocchiò davanti a me e mi disse, Ti ringrazio per essere mio figlio”.
Il finale: “In arte il buio è il male, la luce è il bene. Quando accendiamo una fiammella dove c’è il buio, questo scompare. C’è l’umano e il disumano, il bene e il male. Esorto tutti quanti ad accendere una lucetta sull’umano che c’è in noi, così il disumano scompare”.
Corrado Speziale
foto di repertorio


























