INCHIESTA SUGLI APPALTI – La difesa di Francesco Scirocco respinge con fermezza la ricostruzione accusatoria
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INCHIESTA SUGLI APPALTI – La difesa di Francesco Scirocco respinge con fermezza la ricostruzione accusatoria

 numeri dell’inchiesta: 12 misure cautelari 

Un presunto sistema di gestione occulta di appalti pubblici tra la Sicilia e la Calabria è al centro di una vasta inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale. L’indagine ha portato all’emissione di 12 misure cautelari complessive, suddivise in sei arresti domiciliari per i presunti promotori del gruppo e sei divieti temporanei di contrarre con la Pubblica Amministrazione nei confronti di imprenditori ritenuti concorrenti esterni.

Al centro del sistema illecito ci sarebbe la figura dell’imprenditore di Gioiosa Marea, Francesco Scirocco, accusato di aver avuto un ruolo centrale in una struttura definita dagli investigatori come un’“organizzazione aziendale ombra”. Questa struttura avrebbe gestito occultamente diverse commesse pubbliche attraverso imprese formalmente affidatarie dei lavori.

L’accusa contesta l’utilizzo di subappalti non autorizzati, noli di comodo, fatture ritenute false e meccanismi finanziari finalizzati a drenare risorse pubbliche e a occultare la provenienza del denaro. Nel mirino degli investigatori sono finiti inoltre la qualità dei materiali impiegati nei cantieri, la sicurezza delle opere e l’impiego di manodopera irregolare. La presenza di Scirocco è stata inizialmente collegata dalla Procura ai suoi precedenti giudiziari, tra cui una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa con riferimento alla famiglia dei “barcellonesi”.

La difesa di Francesco Scirocco respinge con fermezza la ricostruzione accusatoria, escludendo qualsiasi matrice mafiosa legata alla vicenda.

L’avvocato Nino Favazzo (nella foto in alto), legale dell’imprenditore, ha dichiarato che a una prima lettura dell’ordinanza emerge un dato inequivoco: Scirocco non appartiene alla mafia e il contesto dei fatti non è mafioso. Secondo quanto evidenziato dalla difesa, il Giudice ha rigettato la richiesta del pubblico ministero in merito ai reati di intestazione fittizia, estorsione e turbativa d’asta, escludendo l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. La difesa affiderà ora al Tribunale del Riesame le valutazioni sulla gravità indiziaria e sulle esigenze cautelari.

Le indagini hanno riguardato appalti affidati principalmente dal Consorzio Autostrade Siciliane (Cas). Sotto la lente degli inquirenti sono finite anche opere del Genio Civile di Trapani, del Comune di Brolo e della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

la nota

“In attesa del doveroso approfondimento della corposa ordinanza cautelare, già ad una prima lettura, un dato emerge inequivoco: Francesco Scirocco non è un appartenente alla mafia, contrariamente a quanto sostenuto dalla Pubblica Accusa e, quindi, il contesto nel quale si sono verificati i fatti sottoposti allo scrutinio del Gip non è un contesto mafioso. Il Giudice ha così – mi auguro, definitivamente – chiarito la posizione del mio assistito ed ha rigettato la richiesta del PM in relazione ai reati di intestazione fittizia, estorsione e turbativa d’asta, escludendo, ovviamente, anche la aggravante della agevolazione mafiosa. Affideremo al giudizio del Tribunale del Riesame, ogni necessaria valutazione sia in tema di gravità indiziaria, che di esigenze cautelari.

8 Agosto 2026

Autore:

redazione


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