“A chi non ce l’ha fatta”.
Antonio Morello ripropone per la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza un’illustrazione realizzata anni fa sulla tragedia di Lampedusa.
Un’immagine essenziale che continua a parlare al presente, dimostrando come un segno grafico possa sopravvivere alla cronaca che lo ha generato. Immagini che, purtroppo, il tempo continua a rendere attuali.
Il grafico l’ha riproposta in occasione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza del 3 ottobre, accompagnandola con poche parole: “A chi non ce l’ha fatta”. È un disegno che non ha bisogno di spiegazioni complicate. E proprio nella sua semplicità trova la forza.
La composizione è costruita attorno a un unico asse verticale. Al centro c’è una grande candela bianca. Ma basta guardarla qualche secondo perché quella candela cambi forma: diventa una lapide, un monumento funebre, quasi la prua di un’imbarcazione. Sopra arde una fiamma. Sotto compare la data: 3 ottobre 2013. Più in basso, nel riflesso scuro immerso nel mare, una scritta: “Lampedusa 368”.
Morello divide l’immagine in due mondi. Sopra c’è il cielo, azzurro e luminoso. Una lunga fila di persone cammina su una linea nera che attraversa l’immagine da una parte all’altra. Sono figure ridotte a silhouette: uomini, donne, persone con borse e bagagli. Non hanno volto perché potrebbero avere qualunque volto. È il viaggio, la fuga, la speranza di raggiungere un’altra sponda. Quella linea, però, non è semplicemente una strada. Avvicinandosi alla candela assume l’aspetto di una catena. Ed è forse qui che il disegno acquista la sua maggiore durezza: il cammino verso la libertà sembra trasformarsi nel suo contrario. Una catena che attraversa la scena e tiene insieme destini, partenze e paure.
Poi c’è ciò che sta sotto. La superficie del mare taglia nettamente la composizione. La parte bianca della candela continua sott’acqua diventando grigia, fino a restringersi verso il fondo. Là dove sopra camminano gli uomini, sotto rimane una sola piccola figura nera, sospesa nel blu e collegata a un anello. È il punto più doloroso dell’illustrazione. Sopra il viaggio, sotto chi non è arrivato. Sopra i vivi, sotto la memoria dei morti. E al centro quella fiamma. Non illumina soltanto. Ricorda. Morello elimina quasi tutto ciò che sarebbe superfluo. Non ci sono fotografie del naufragio, corpi, volti disperati, onde drammatiche. Non cerca lo choc. Utilizza pochi elementi – il blu, il bianco, il nero, una fiamma, delle sagome – e lascia che sia il rapporto tra questi elementi a raccontare la tragedia. Anche il numero 368, collocato nella parte sommersa, pesa proprio perché è isolato. Non è una statistica dentro una tabella: diventa parte del monumento.
È questo che rende interessante riproporre oggi il lavoro di Antonio Morello. L’illustrazione porta chiaramente una data, 3 ottobre 2013, eppure non appare confinata al passato. La grafica, quando riesce davvero a sintetizzare un fatto invece di limitarsi a illustrarlo, può avere questa capacità: fermare un concetto prima ancora di fermare un’immagine. Il mare continua a dividere il foglio in due. Le sagome continuano a camminare. La candela continua a bruciare. Ed è difficile trovare una spiegazione migliore per quelle poche parole con cui Morello ha deciso di riproporre il suo lavoro: “A chi non ce l’ha fatta”.




