L’ETNA ERUTTA – Le alternative restano a terra: SD chiede le dimissioni dei vertici SAC
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L’ETNA ERUTTA – Le alternative restano a terra: SD chiede le dimissioni dei vertici SAC

foto realizzata con l’AI

L’ETNA NON SI PUÒ DIMETTERE

Le emergenze, in genere, arrivano senza bussare, ma capita che, dopo essere tornate decine di volte, continuino misteriosamente a essere accolte come ospiti inattesi: l’Etna appartiene a questa seconda categoria.

Sta lì da qualche centinaio di migliaia di anni e, con una certa ostinazione, continua a eruttare. Pretendere che smetta per non disturbare il traffico aereo sarebbe forse eccessivo. Pretendere che, nel 2026, chi gestisce uno degli aeroporti più importanti d’Italia abbia già deciso cosa fare quando erutta dovrebbe invece rientrare nell’ordinaria amministrazione.
È da questa considerazione che nasce la reiterata, durissima presa di posizione di Socialdemocrazia SD, che dopo l’ennesima estate di cancellazioni, dirottamenti, disagi e soluzioni tardive torna a chiedere le dimissioni del CdA di SAC e dell’assessore regionale ai Trasporti. Non una richiesta improvvisata sull’onda dell’ultima eruzione, ma l’ultimo capitolo di una battaglia che il partito conduce da mesi sulla gestione degli aeroporti di Catania e Comiso e contro il progetto di privatizzazione della società.

«Tre mesi d’estate hanno mostrato, ancora una volta, l’incapacità di gestire con tempestività ed efficacia le conseguenze delle eruzioni dell’Etna sull’aeroporto di Catania», afferma Vicky Amendolia, Vice Segretaria nazionale vicaria di Socialdemocrazia SD. Il Centro Ricerche Consumatori, presieduto da Claudio Merchiorre, stima in 600 milioni di euro i danni prodotti al comparto turistico siciliano. Ma, osserva Amendolia, in un comunicato diffuso dal suo partito, il conto potrebbe non fermarsi al turismo: «Una gestione che compromette l’efficienza e l’affidabilità del sistema aeroportuale rischia di incidere anche sul valore degli asset oggetto dello sciagurato progetto di privatizzazione e, quindi, sul corrispettivo che la parte pubblica potrebbe ricavarne. Sarebbe il paradosso finale: dopo il danno prodotto al sistema economico siciliano, anche quello arrecato al valore di un patrimonio pubblico che si vorrebbe cedere ai privati. Tutto ciò ha un incredibile sapore masochistico».
Parole dure, ma che arrivano dopo una sequenza di iniziative precise. Socialdemocrazia si è opposta fin dall’inizio alla privatizzazione di SAC, proponendo come alternativa l’acquisizione da parte della Regione delle quote della Camera di Commercio per mantenere pubblico il controllo di un’infrastruttura considerata strategica per l’Isola. Alla contestazione politica sono seguiti gli atti: un esposto-segnalazione alla Corte dei conti e alle Procure di Catania, Palermo e Ragusa, trasmesso anche all’ENAC, nel quale sono state sollevate questioni relative alla valutazione dell’operazione, agli investimenti pubblici, alla gestione degli scali e al possibile danno erariale.
La vicenda è stata portata anche a Bruxelles attraverso una petizione alla Commissione PETI del Parlamento europeo, ponendo questioni che riguardano mobilità insulare, concorrenza, trasparenza, investimenti e tutela dei passeggeri. Non soltanto comunicati, dunque, ma una strategia politica e istituzionale costruita nel tempo per tentare di fermare la privatizzazione e chiedere conto della gestione di un patrimonio pubblico.

foto realizzata con l’AI

Le ripetute emergenze provocate dall’Etna hanno aggiunto un altro elemento. Nessuno contesta che, quando la cenere rende insicuro il volo, lo spazio aereo debba essere limitato o chiuso. Socialdemocrazia contesta ciò che accade dopo: l’assenza di un sistema di alternative già organizzato.
Un aeroporto che convive strutturalmente con uno dei vulcani più attivi del mondo dovrebbe disporre da tempo di un vero “Piano Etna”: accordi preventivi con le compagnie per la riprotezione dei passeggeri, autobus immediatamente disponibili tra Catania, Comiso e Palermo, collegamenti ferroviari straordinari già programmati, informazioni coordinate e soprattutto un aeroporto di Comiso realmente attrezzato per svolgere la funzione complementare a Fontanarossa. Non si può aspettare che migliaia di persone siano rimaste a terra per cominciare a cercare autobus, treni e aeroporti alternativi.
Ed è precisamente su questo punto che Amendolia respinge l’alibi della fatalità: «L’Etna è lì da sempre e gli amministratori di SAC sono lì da anni: se dopo ogni emergenza si riparte da zero, il problema non è il vulcano, ma l’assenza di programmazione».
La richiesta di dimissioni, dunque, non riguarda l’eruzione in sé, ma ciò che Socialdemocrazia SD considera una responsabilità politica e gestionale maturata nel tempo: emergenze ricorrenti senza risposte strutturali, ritardi, insufficiente valorizzazione di Comiso e, sullo sfondo, una privatizzazione che il partito continua a ritenere contraria all’interesse pubblico.

foto realizzata con AI

Per questo SD torna oggi a chiedere che il CdA di SAC e l’assessore regionale ai Trasporti ne traggano le conseguenze. «Dopo un’estate di cancellazioni, dirottamenti, passeggeri lasciati senza alternative e danni economici di questa portata – conclude Amendolia – le responsabilità non possono dissolversi insieme alla cenere».
Poi la battuta finale, che in poche parole contiene l’intera accusa politica:
«L’Etna non si può dimettere. Chi aveva il compito di prevederne e gestirne le conseguenze, invece, sì».

29 Settembre 2026

Autore:

redazione


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