Dall’osservazione delle Leggi dell’Universo, chiaramente squadernate nel Cosmo deriva, per chi ha compreso, la necessità di seguire comportamenti volti ad assecondare l’Armonia e la Bellezza del Tutto.
L'”Etica” è, appunto, “la scienza applicata ai comportamenti”, poiché produce “scientificamente” effetti positivi certi e verificabili; si manifesta come la volontà di costruire il Bene, in ogni regno della Manifestazione, nel coerente e costante riferimento alle Leggi universali.
Ogni religione insegna l’etica: i Comandamenti dei cristiani, gli insegnamenti Yoga, le regole buddiste, Taoismo e Confucianesimo, Zoroastrismo e religione Bahaij mirano alla realizzazione di una mente illuminata e di un cuore amorevole, che tendano all’unità; le azioni originate da uno stato di coscienza non-separativo sono benefiche, poiché non inquinate dalla mente discriminante.
Quando l’uomo perde di vista la Realtà più ampia è portato ad agire soltanto in funzione dei dati parziali della sua esperienza quotidiana, dalla quale è costantemente condizionato, perdendo di vista la “rete” in cui ciascuna creatura è inserita.
Annebbiato da ciò che gli orientali chiamano “avidia”, cioè dall’ignoranza delle Leggi universali, incapace di cogliere l’essenziale e di usare limpidamente il discernimento, egli tende a vivere “per sé”, e in tal modo si pone spesso in conflitto con gli altri. La sua piccola vita si impoverisce e perde di significato; ne derivano lotte, miserie, sofferenze e solitudini, come dimostra la situazione economica, sociale ed ecologica del nostro tempo, prodotta dalla somma degli egoismi di molti.
L’uomo sul Sentiero al cospetto del dolore del mondo, e alla necessità etica di agire, non si chiede, in modo “profano” “di chi siano le responsabilità”, ma si sente chiamato ad operare in prima persona, e con fraterna prontezza di cuore:
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Una quantità di persone augura successo ad una buona causa, ma ben pochi si danno la pena per aiutarla e in minor numero ancora sono quelle pronte a rischiare qualcosa per sostenerla.
“Qualcuno dovrebbe farlo, ma perché proprio io?” è la frase ripetuta dal pavido. “Qualcuno dovrebbe farlo, e perché non io?” è il grido di un devoto servitore dell’umanità che si slancia volenteroso ad affrontare qualche pericoloso dovere.
Tra queste due frasi corrono secoli di evoluzione morale.
(A. Besant, Società Teosofica)
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