Martedì 29 settembre, alle 17.30, il cortile di via Placida 101 ospiterà la performance promossa dalla Biblioteca sociale del riciclo di Arcigay nell’ambito di Bibliopride 2026. Al centro il racconto scritto dal giornalista e attivista messinese Antonio Mazzeo dopo la missione sulla Handala della Freedom Flotilla e diventato fumetto con le illustrazioni di Lelio Bonaccorso.
Raccontare ai bambini la guerra senza tradire la loro sensibilità.
Parlare di Gaza scegliendo il linguaggio della fiaba, dell’immaginazione e della speranza. Nasce con questo obiettivo “Mi chiamo Handalino”, la performance in programma martedì 29 settembre, alle 17.30, nel cortile di via Placida 101 a Messina. L’iniziativa è promossa dal gruppo scuola e animazione sociale della Biblioteca sociale del riciclo di Arcigay e rientra negli appuntamenti della quindicesima Settimana nazionale delle Biblioteche dell’Associazione Italiana Biblioteche, Bibliopride 2026.
Un appuntamento che nasce dall’esperienza di una biblioteca sociale attiva da anni in un quartiere del centro cittadino. Uno spazio nel quale i libri diventano anche strumenti di aggregazione e inclusione e dove il gruppo scuola affianca bambini e ragazzi attraverso attività di supporto scolastico ed educativo. Questa volta, nel cortile di via Placida, protagonista sarà un piccolo peluche con una storia molto particolare.
Ogni copia venduta aiuta a sostenere l’ospedale Al-Awda di Gaza.
“Mi chiamo Handalino” racconta infatti il viaggio di un peluche diretto verso la Striscia di Gaza per portare aiuti alla popolazione palestinese. Durante la traversata la barca sulla quale si trova viene attaccata dai pirati. Impaurito, Handalino trova protezione tra le braccia del Vecchio Marinaio che, per tranquillizzarlo, comincia a raccontargli un’altra storia. È quella di Conigliopoli, una città felice nella quale vivono Coniglio Clown e tanti piccoli coniglietti. Un mondo nel quale non mancano cibo, serenità, affetto e allegria.
Poi qualcosa cambia. Arrivano i temibili Militaren Kattiven e su quella comunità fino ad allora serena compare anche l’incubo del nucleare. La fiaba cambia così registro e, senza abbandonare il linguaggio destinato ai più piccoli, introduce i temi della guerra, della paura e della violenza. Il finale non viene anticipato: saranno i bambini a scoprirlo durante il laboratorio-performance.
Dietro la fiaba una storia realmente vissuta
Il racconto nasce da un’esperienza personale del giornalista e attivista messinese Antonio Mazzeo, che ha scritto la storia dopo la missione dello scorso luglio verso Gaza a bordo dell’imbarcazione Handala, nell’ambito della Freedom Flotilla. È proprio durante quella missione che il piccolo peluche diventa qualcosa di più di un semplice giocattolo. «Handalino è il piccolo peluche che viaggiava a bordo con noi, dono di una bambina di Gallipoli per i “cuginetti” palestinesi di Gaza – racconta Mazzeo – e che dopo l’assalto israeliano mi sono ritrovato abbracciato alle mie gambe. Mi ha fatto compagnia la notte della deportazione in Israele e sono riuscito a riportarlo con me in Italia».
Un’immagine rimasta impressa nella memoria del giornalista e dalla quale è nato il personaggio destinato successivamente a parlare ai bambini. L’esperienza reale viene così trasportata sul terreno della fantasia. Handalino diventa il tramite attraverso il quale affrontare argomenti difficili senza ricorrere a immagini traumatiche, lasciando che siano il racconto, i personaggi e il laboratorio a introdurre concetti come pace, solidarietà e nonviolenza.
Dalla fiaba al fumetto con Lelio Bonaccorso
Il progetto ha poi incontrato il disegno. La storia di Mazzeo è diventata un fumetto grazie alle illustrazioni di Lelio Bonaccorso ed è stata pubblicata da Miranda Editrice di Milano con il titolo Mi chiamo Handalino. Dal libro è nato anche il laboratorio-performance che sta girando l’Italia, costruito per coinvolgere direttamente i bambini e trasformarli da semplici spettatori in partecipanti al racconto. L’obiettivo dichiarato è parlare di quanto accade a Gaza utilizzando strumenti adeguati all’età dei più piccoli, evitando di sovraccaricarli con la durezza delle immagini della guerra e privilegiando invece un percorso educativo fondato sull’empatia. Handalino diventa così il filo conduttore tra una vicenda realmente accaduta e una narrazione fantastica nella quale paura e violenza incontrano solidarietà, protezione e speranza.
Una biblioteca che diventa spazio educativo
La scelta della Biblioteca sociale del riciclo di Arcigay come luogo dell’iniziativa si inserisce nel lavoro che il gruppo porta avanti nel quartiere. Non soltanto libri, dunque, ma uno spazio aperto nel quale sviluppare attività educative e occasioni di confronto, soprattutto con bambini e ragazzi. Ed è proprio questo il significato che la Biblioteca attribuisce alla partecipazione a Bibliopride 2026: utilizzare la lettura e il racconto come strumenti capaci di affrontare anche questioni complesse del presente.
“Mi chiamo Handalino” prova a farlo partendo dal punto di vista dei bambini. Non una lezione sulla guerra, ma una storia attraverso la quale porre domande. Non la rappresentazione diretta della violenza, ma personaggi fantastici capaci di parlare di ciò che accade quando la serenità di una comunità viene spezzata. E soprattutto un messaggio che attraversa l’intero laboratorio: educare alla pace significa cominciare presto, scegliendo parole e immagini che i bambini possano comprendere senza rinunciare alla complessità del mondo che li circonda.
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