Accogliere è una scelta politica, appartenere è un diritto. A Naso, Sharif diventa cittadino italiano ed è una bella storia!
Il giuramento davanti al sindaco Gaetano Nanì racconta una storia di lavoro, di famiglia e di radicamento. Ma offre anche una riflessione sul ruolo delle istituzioni, sulle politiche di inclusione e sul futuro dei piccoli comuni dei Nebrodi.
Una firma, un’abbraccio, un sorriso
La famiglia vicina, e cittadinanza smette di essere una questione burocratica e diventa il riconoscimento di anni di lavoro e condivisone, di una vita costruita giorno dopo giorno. Di un lavoro, di una casa, di una famiglia e di aspettative che hanno trovato in un luogo, lontantissimo da casa, la possibilità di diventare futuro. È il significato della giornata vissuta a Naso da Sharif, che ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana davanti al sindaco Gaetano Nanì, diventando ufficialmente cittadino italiano.
Un momento istituzionale, ma soprattutto umano. Dietro quel giuramento c’è la storia di una persona e della sua famiglia, fatta di impegno, sacrifici e volontà di costruire una vita nel territorio che li ha accolti. Una storia di onestà, di lavoro, di rispetto delle regole, di figli mandati a scuola, di una patente presa di aver imparato a scrivere e leggere una lingua una volta straniera, diversa, di sapersi adeguare mantenendo la propria fede, le proprie tradizioni, ricette e preghiere.
Ma c’è anche una dimensione politica che merita attenzione. Perché accogliere è una scelta che riguarda il modello di società che una comunità intende costruire. Significa considerare le persone non soltanto per la loro provenienza, ma per il contributo che possono offrire alla vita economica, sociale e culturale del territorio. La cittadinanza rappresenta il riconoscimento giuridico di un’appartenenza maturata nel tempo. Porta con sé nuovi diritti, compresi quelli politici, e responsabilità condivise. Soprattutto, restituisce piena dignità istituzionale a un percorso personale e familiare.
Nei piccoli centri dei Nebrodi, dove lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e la partenza dei giovani rappresentano problemi concreti, la capacità di accogliere nuove famiglie assume anche un valore strategico. Chi sceglie di vivere, lavorare e crescere i propri figli in questi paesi contribuisce a mantenerne viva la dimensione sociale. Le politiche di inclusione, dunque, non sono soltanto espressione di solidarietà, ma possono diventare parte di una visione amministrativa che guarda alla tenuta e allo sviluppo delle comunità locali.
È una questione che chiama in causa la politica, nazionale e territoriale. Oltre il confronto, spesso acceso, sui flussi migratori che finisco in prima pagia tra drammi e cronaca, esiste la realtà quotidiana di persone che lavorano, costruiscono relazioni e chiedono di poter progettare il proprio futuro con stabilità nella comunità che li ha accolti e che di questa scelta fa la sua cifra inclusiva.
Una politica attenta ai territori dovrebbe saper riconoscere queste esperienze, come accade a Naso, favorendo l’accesso ai servizi, la partecipazione e le condizioni necessarie perché nessuno rimanga ai margini. La notizia del giuramento è stata accompagnata da parole di orgoglio e affetto da parte del sindaco, Gaetano Nanì, per il percorso compiuto da Sharif e dalla sua famiglia.
«Oggi l’Italia ti accoglie come suo cittadino, ma sono certa che tu, con il tuo esempio, ne faccia parte già da tanto tempo», si legge nel messaggio di congratulazioni, che contiene anche un ringraziamento al sindaco Gaetano Nanì per la sensibilità con cui ha condiviso questo momento. Il gesto istituzionale del primo cittadino assume così anche un valore simbolico: quello di una comunità che riconosce ufficialmente uno dei suoi membri, nel rispetto delle leggi e dei principi costituzionali.
Naturalmente, il conferimento della cittadinanza segue un percorso previsto dalla normativa nazionale e non dipende da una scelta discrezionale del sindaco. Ma il modo in cui le istituzioni accompagnano questi momenti può esprimere una precisa sensibilità civile. Per Sharif e per la sua famiglia è un traguardo importante. Per Naso è una pagina che invita a riflettere sul significato dell’appartenenza e sulla necessità di costruire comunità capaci di tenere insieme identità, diritti e nuove opportunità. Perché difendere le radici di un paese non significa chiudere le porte. Significa anche creare le condizioni affinché chi sceglie di viverci possa contribuire alla sua storia.
E in un territorio il saper accogliere non è soltanto un valore umano: è anche una scelta di futuro.








