PD – Genovese: “Invece di contrapporre il Nord al Sud, perché non contrapporre i partiti che sono al governo con quelli che sono all’opposizione?”
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PD – Genovese: “Invece di contrapporre il Nord al Sud, perché non contrapporre i partiti che sono al governo con quelli che sono all’opposizione?”

“Una cosa è dire che ci vuole più sud nei partiti, un’altra è dire che ci vuole un partito del sud. Ognuno è libero – ci mancherebbe – di pensarla come crede, ma mi domando: piuttosto che contrapporre il nord al sud, il centro alla periferia, perché non fare una cosa più semplice e, cioè, contrapporre il PDL, la LEGA e l’MPA – che stanno al governo – al PD, all’IDV e all’UDC che stanno all’opposizione”? Lo ha detto, questo pomeriggio, il Segretario regionale del Partito Democratico, aprendo la Direzione regionale del PD.

genovese_320_x_240“Sarò ‘antico’ (come si dice dalle mie parti) – ha proseguito Genovese – lo ammetto, ma complicare un ragionamento tanto semplice, ovvero la contrapposizione e la possibile alternanza tra maggioranza ed opposizione, non credo che possa giovare né al Sud, né alla Sicilia né tanto meno al Partito Democratico. La farsa iniziata con l’azzeramento della Giunta regionale a qualche giorno dal voto si è finalmente conclusa. A dire l’ultima parola non è stato uno di quei politici che invocano l’autonomia politica della Sicilia o una maggiore tutela del Sud, ma il loro superiore, cioè il Presidente Berlusconi. E’ nato così – nelle non più segrete stanze di Palazzo Grazioli – un governo che era stato annunciato come rivoluzionario, ma che appare invece solo come una brutta copia del precedente. L’unica novità – ha concluso – è, infatti, rappresentata dall’esclusione dell’UDC, che si inquadra in un disegno nazionale del partito di maggioranza relativa”.
DIREZIONE REGIONALE PD – SINTESI INTERVENTO DEL SEGRETARIO REGIONALE FRANCANTONIO GENOVESE:
(Palermo, 06 luglio 2009)
L’odierna riunione della Direzione Regionale avviene in un momento delicato della vita del nostro partito.

Ci troviamo, infatti, all’indomani dell’appuntamento elettorale  per le europee e le amministrative – ma anche della nascita del nuovo governo regionale – ed alla vigilia di una stagione congressuale che, stando alle premesse, si prospetta vivace.

In tale quadro è facile intuire la complessità e l’importanza di alcuni dei temi all’ordine del giorno, che mi sforzerò di trattare in maniera sintetica, ma spero anche  esaustiva.

In politica contano i numeri, ma questi possono essere letti in modo diverso a seconda dei punti di vista.
Nel caso delle elezioni europee, preferisco  collocarmi tra coloro che vedono il bicchiere mezzo pieno ed in questa logica vorrei svolgere alcune considerazioni.

Desidero, innanzi tutto, rinnovare i ringraziamenti – già fatti all’indomani dello scrutinio – a tutti i candidati del PD.

C’è stato da parte di tutti loro il massimo impegno e la più grande determinazione a raggiungere il miglior risultato possibile non tanto per se stessi, quanto per il partito.

Come è noto, il PD ha conquistato due seggi e si tratta di due siciliani: Rita Borsellino e Rosario Crocetta, che hanno raggiunto una quota di preferenze davvero significativa ed ai quali rivolgiamo i migliori auguri di buon lavoro nel nuovo ruolo di europarlamentari.

Tornando ai nostri numeri, su sei seggi assegnati alla circoscrizione delle isole, il PD ne ha ottenuto un numero uguale a quello del PDL.

Ragionando, quindi, in termini di maggioranza e di opposizione, quest’ultima ha conquistato quattro seggi (includendo UDC e IDV) su sei.

Senza dubbio su tale risultato ha influito l’elevata  astensione, ma questa non può essere acriticamente ascritta alla categoria della casualità, quanto piuttosto alla “scelta di non scegliere” – da parte di quasi la metà del corpo elettorale siciliano – che in parte ha penalizzato anche il nostro partito.

Certamente diverso è il ragionamento in termini percentuali, ma anche sotto questo profilo vanno evidenziati due elementi di valutazione.

1) Innanzi tutto, non bisogna dimenticare che, fino a due settimane prima del voto, nei sondaggi su base regionale venivamo accreditati di un modesto 16%, mentre ci siamo poi attestati su una percentuale sostanzialmente pari  a quella delle precedenti regionali e di qualche punto inferiore al risultato delle politiche, sul quale – va ricordato – aveva influito positivamente il cosiddetto voto utile ed il contributo dei radicali nostri alleati in quella competizione.

2) Ed inoltre, va pure considerato il generale arretramento del PD a livello nazionale (circa sette punti percentuali), rispetto al quale in Sicilia vi è stata una migliore tenuta.

Ed infatti, alle ultime politiche la distanza tra il dato nazionale e quello siciliano è stata di circa otto punti (33,7 naz. 25,9 reg.), mentre alle europee è scesa a circa quattro punti percentuali (26,1 naz. – 21,9 reg.).

Analizzando – seppur sommariamente – i dati elettorali nelle singole province si riscontra sostanzialmente una media tra il risultato delle regionali e quello delle politiche del 2008, con un livellamento verso il basso nelle tre maggiori province. Ad eccezione di Ragusa (26,4%) dove si è quasi mantenuto il dato delle ultime politiche.

Sicuramente molto positivo è il risultato della provincia di Caltanissetta, che con il 31,3% supera di 4 punti quello delle politiche e di oltre sette punti quello delle regionali.

In senso opposto, invece, il dato della provincia di Enna  che – sia pure con un ragguardevole 29% – si attesta quattro punti sotto la percentuale delle elezioni dell’anno scorso.

Come dicevamo, la scelta della squadra da mettere in campo – e la straordinaria prova da questa fornita – ci ha consentito di avere oggi due europarlamentari, fatto questo assai più concreto dei numeri e delle percentuali.

Aprire sempre più di più le porte del PD a quanti – condividendone i valori – vogliono contribuire a farlo crescere: questo è il messaggio che i nostri elettori ci hanno mandato e di cui dovremmo far tesoro anche per l’immediato futuro.
In riferimento alle elezioni amministrative non entrerò nel merito dei singoli risultati oltre che per ovvie ragioni di tempo anche perché gli scenari delle varie consultazioni sono stati molto diversificati – da comune in comune – così come le alleanze che si sono create tra il PD ed altri partiti.

Il tema delle amministrative richiama per certi versi quello delle alleanze, che merita certamente qualche riflessione in più anche alla luce delle novità registrate negli ultimi giorni nella formazione del nuovo governo Lombardo.

Alcuni ballottaggi per l’elezione del Sindaco sono stati trasformati – dalla stampa e da alcuni analisti politici – in una sorta di prova di forza o di prova generale della cosiddetta alleanza anomala tra il PD, l’MPA ed esponenti  del PDL.

Al di là dei singoli risultati, da queste elezioni si è potuta facilmente trarre la conclusione che tale formula non abbia avuto l’effetto auspicato dai suoi sostenitori.

Sulle ragioni di tale mancato successo si potrebbe a lungo disquisire, ma servirebbe a poco farlo con il senno di poi.

Si tratta, invece, di capire se si è trattato di una iniziativa di carattere strettamente elettorale – e pertanto soggetta alle vicende contingenti di ogni singolo comune in cui è stata sperimentata – o se, piuttosto, si possa immaginare una strategia di più lungo respiro.
Su questo punto credo che – in un dibattito serio, aperto e costruttivo – non debba mancare qualche elemento di chiarezza.

Cominciamo con il dire che il PD non ha bisogno di giustificarsi con gli elettori per l’operato – sicuramente antimeridionalista e contro gli interessi della Sicilia – del governo Berlusconi.

Sono altri ad avere questo problema e a dover tentare disperatamente di risolverlo.

Una cosa è dire che ci vuole più sud nei partiti, un’altra è dire che ci vuole un partito del sud.

Ognuno è libero – ci mancherebbe – di pensarla come crede, ma mi domando: piuttosto che contrapporre il nord al sud, il centro alla periferia, perché non fare una cosa più semplice e, cioè, contrapporre il PDL, la LEGA e l’MPA – che stanno al governo – al PD, all’IDV e all’UDC che stanno all’opposizione?!

Sarò “antico” (come si dice dalle mie parti), lo ammetto, ma complicare un ragionamento tanto semplice – ovvero la contrapposizione e la possibile alternanza tra maggioranza ed opposizione – non credo che possa giovare né al Sud, né alla Sicilia né tanto meno al Partito Democratico!!!

La farsa iniziata con l’azzeramento della Giunta regionale a qualche giorno dal voto si è finalmente conclusa.
A dire l’ultima parola non è stato uno di quei politici che invocano l’autonomia politica della Sicilia o una maggiore tutela del Sud, ma il loro superiore, cioè il Presidente Berlusconi.

E’ nato così – nelle non più segrete stanze di Palazzo Grazioli – un governo che era stato annunciato come rivoluzionario, ma che appare invece solo come una brutta copia del precedente.

L’unica novità è, infatti, rappresentata dall’esclusione dell’UDC, che si inquadra in un disegno nazionale del partito di maggioranza relativa.

Ma facciamo un passo indietro.
Il 25 maggio scorso, alle ore 12,45, l’ANSA comunicava la notizia dell’azzeramento della giunta regionale e la decisione di Lombardo di arrivare alla formazione di un nuovo governo – cito testualmente – “con quei pezzi di partito che ci staranno”.

Sì, proprio così, non partiti, ma “pezzi” di partito, che poi tradotto dal politichese significa con quei deputati regionali pronti a tutto pur di conservare il potere o di conquistarlo.

Di fronte al dichiarato tentativo del Presidente della Regione di “fare a pezzi” i partiti suoi alleati e quello dell’opposizione, il PD ha dimostrato grande compattezza e senso di responsabilità.
Ne va dato atto al nostro gruppo all’ARS ed ai suoi vertici, sottolineando che tanta coerenza e fermezza rappresentano per tutti i democratici siciliani un motivo di orgoglio ed un punto di forza.

Il fatto che i numeri della maggioranza di centrodestra si siano ristretti consentirà probabilmente di condurre un’opposizione ancora più forte e determinante.

In ogni caso, siamo certi che il gruppo del PD all’ARS non farà sconti a nessuno e continuerà a svolgere il suo ruolo di opposizione con ancora maggiore fermezza, nella convinzione che questo nuovo governo regionale – oltre che politicamente debole – sia inadeguato ad affrontare e risolvere le tante emergenze di questa regione.  

Dopo aver superato la possibilità di un nuovo rinvio, siamo – finalmente, lasciatemelo dire – giunti all’avvio della fase congressuale.
Il grande fermento di candidature, convention, ipotesi di programma, che ha già coinvolto il partito a livello nazionale, tra qualche giorno investirà anche il livello regionale.

Alcuni temi del nostro dibattito su statuti, regolamenti, primarie aperte, sono tornati nel confronto delle ultime settimane a livello nazionale.
A dimostrazione del fatto che certi nostri dubbi e perplessità non erano dettati da spirito di autoconservazione, ma dalla oggettiva difficoltà che alcuni meccanismi statutari e congressuali di fatto determinano.

Ma non è questo il momento per fare il consuntivo del percorso tracciato a partire dalle primarie del 2007.
Quello che oggi possiamo augurarci è che il congresso diventi occasione per un confronto costruttivo, tra diverse ipotesi, in materia di organizzazione del partito, di possibili alleanze, ma soprattutto sui caratteri distintivi del PD in termini di valori e di progetti condivisi.

Quello della piena e leale condivisione – comunque vadano a finire le primarie – di un comune disegno politico sarà a mio avviso il banco di prova su cui si giocherà il futuro del Partito Democratico.

6 Luglio 2009

Autore:

admin


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