PUNTI DI PARTENZA – L’anno che verrà
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PUNTI DI PARTENZA – L’anno che verrà

 

 

Il primo gennaio 2014 non si illuminerà freddo e con i frantumi di piatti e bicchieri che i nostri nonni gettavano dalle finestre per salutare il vecchio anno.

Semmai, con le temperature miti di questo inverno da surriscaldamento globale, le strade vuote, bottiglie di alcolici sui marciapiedi e botti inesplosi nelle piazzette dei centri urbani.

Il primo gennaio 2014 s’illuminerà con i buoni propositi dei bambini (Prendere voti alti a scuola, altrimenti l’I-pad se lo sognano. Non sanno che lo avranno comunque, insieme all’X-Box. O forse lo sanno) e la mancanza di aspettative dei più adulti.

tesseramento_2014Del resto lo dicono le statistiche di fine anno trasmesse a ripetizione dai tg: siamo un paese vecchio (aspettative di vita più alte ed anziani che vanno tardi in pensione) con un tasso di natalità perennemente decrescente (la popolazione italiana cresce solo grazie agli immigrati. Ma, a dirla tutta, quelli non li vogliamo), con meno iscritti all’università e, addirittura, meno iscritti alle superiori. Nel 2013 l’Italia ha registrato meno investimenti nella cultura, meno lettori di libri, meno libertà di stampa, l’arresto della produzione editoriale.

Però noi italiani teniamo alle buone abitudini, privilegiamo colazione e pranzo in casa, con la famiglia, nella nostra casa di proprietà di cui siamo fieri, scegliamo ancora prevalentemente il matrimonio (poi non si precisa che lo scegliamo più per questioni patrimoniali visto che le convivenze more uxorio rimangono sempre un passo indietro sul piano della parità di diritti), preferiamo l’automobile (ed ovviamente snobbiamo i mezzi pubblici) salvo lamentarci del traffico, dell’aria irrespirabile, dell’inquinamento acustico.

E si sa, l’Italia è un Paese di ipertesi.

Adesso però lasciamo perdere le statistiche. Il mondo cambia, nostro malgrado. Il 2013 è stato ‘rivoluzionario’.

E’ stato l’anno della rinuncia di Ratzinger, gesto eclatante dell’età contemporanea, provato nello spirito e, sicuramente, incapace di reggere il peso di contrasti politici ed economici  interni alla Santa Sede. E’ stato, decisamente, l’anno di Papa Francesco, che ha fatto una promessa con la scelta del nome da Pontefice e sembra la stia mantenendo: smantella lo Ior, ordina di aprire gli immobili della Chiesa in disuso per accogliere gli immigrati, il mattino di Natale ricorda i bambini in Siria. Sorride deciso e convince.

La rivoluzione bolivariana in Venezuela perde Chavez e Cuba sembra aprire al capitalismo. Ai funerali di Mandela, Obama stringe la mano a Raul Castro. Nel 2013, oltre Mandela, muoiono Andreotti, la Thatcher, Jorge Videla.

Nel nostro Paese, esplodono i Cinque Stelle e nascono i Forconi, populismo corporativismo e rabbia sociale ‘all’italiana’, il tutto adombrato da presenze dell’estrema destra. Il 2013 condanna Berlusconi, le sue frodi fiscali ed i bunga-bunga: non si sa bene se si chiude un ventennio, ma di lui sembrano restare le ultime chiamate alle armi, un fantomatico esercito, la nostalgica visione dei primi anni novanta.

E Dudù.

Contemporaneamente, tornano alla ribalta gli anni ’50 con il successo di pubblico di Renzi e del suo giubbotto di pelle. Viene eletto ‘Giorgio Napolitano II’.

In Italia il 2013 è l’anno del processo alla mafia ed allo Stato che passa in sordina.

E’ l’anno dell’Ilva, degli stupri ambientali, delle parole del pentito Schiavone, della Terra dei Fuochi e del mare feroce che lambisce Lampedusa.

Il mondo cambia, nostro malgrado.

Dal più piccolo dei nostri angoli, noi ne facciamo parte.

Noi siamo parte del cambiamento.

Nel 2013 ci ha lasciati Lou Reed.

Agli spettatori passivi, a chi combatte, agli arresi, agli ottimisti, agli insoddisfatti, ai sognatori, ai ‘diversi’, a chi ama, che il 2014 riservi più ‘giorni perfetti’.

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Sara Marino Merlo

 

 

 

 

30 Dicembre 2013

Autore:

admin


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