Torna lo scontro sui termovalorizzatori di Palermo e Catania. Sei organizzazioni depositano nuove osservazioni e chiedono di fermare l’iter. E torna d’attualità anche una proposta rimasta ai margini del dibattito: il sistema Converter indicato dal Consorzio Cassiopea per ridurre i rifiuti destinati alle discariche.
Quando un problema dura da decenni, la logica suggerirebbe di mettere sul tavolo tutte le soluzioni possibili, confrontarle, misurarne costi, benefici e conseguenze. Sui rifiuti siciliani, invece, il dibattito sembra tornare continuamente allo stesso punto: discariche da una parte, inceneritori dall’altra.
E proprio mentre procede l’iter per i due termovalorizzatori previsti a Bellolampo, Palermo, e nell’area industriale di Catania, torna a farsi sentire il fronte contrario. I due progetti sono effettivamente all’interno delle procedure PAUR, comprensive della Valutazione di impatto ambientale e delle altre autorizzazioni necessarie.
Federconsumatori Sicilia, Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, CGIL Sicilia e Italia Nostra Sicilia hanno depositato una nuova memoria indirizzata al commissario straordinario, al Dipartimento regionale dell’Ambiente, alla Commissione tecnica specialistica e agli altri enti coinvolti. Chiedono il ritiro dei progetti o, quantomeno, lo stop dell’iter e l’apertura di un’inchiesta pubblica.
Le contestazioni sono numerose. Le associazioni sostengono che la documentazione integrativa non abbia risolto le criticità già sollevate e indicano problemi ambientali, sanitari, tecnici, economici e procedurali. Contestano, tra l’altro, il dimensionamento degli impianti, alcuni aspetti della localizzazione, il trattamento dei fanghi, l’efficienza energetica prevista e le tecnologie indicate per l’abbattimento degli ossidi di azoto. Sono rilievi delle organizzazioni firmatarie, sui quali dovrà pronunciarsi il procedimento autorizzativo: non equivalgono, allo stato, a una bocciatura tecnica o giuridica dei progetti.
La Regione segue invece una strada precisa. Il presidente Renato Schifani, nella veste di commissario straordinario, ha indicato l’obiettivo di rendere operativi i due termovalorizzatori entro il 2028, presentandoli come una svolta nella gestione dei rifiuti dell’Isola.
Ma le alternative sono state davvero valutate?
È qui che il confronto potrebbe allargarsi. Perché negli anni sono state avanzate anche altre proposte. Una di queste arrivò dal Consorzio Cassiopea, che indicava una tecnologia denominata Converter, che poi diventava un grande progetto “enter” sviluppata in collaborazione con aziende leader del settore e lo stesso Politecnico di Torino come possibile strumento per intervenire sui rifiuti prima del loro conferimento finale.
La proposta, sostenuta dai vertici del consorzio pattese, puntava su un sistema di trattamento attraverso sterilizzazione e lavorazione meccanica, con riduzione di peso e volume del materiale e produzione di una frazione riutilizzabile o valorizzabile energeticamente. Cassiopea arrivò a prospettarne l’impiego anche per affrontare l’accumulo storico di Bellolampo.
Non significa che il Converter rappresenti automaticamente la soluzione migliore, né che possa sostituire da solo un sistema regionale integrato. Per stabilirlo servirebbero numeri confrontabili: capacità effettiva, costi per tonnellata, consumi energetici, emissioni, destinazione dei materiali prodotti, tempi di realizzazione e compatibilità con raccolta differenziata e riciclo.
Ed è forse proprio questo il punto che meriterebbe di tornare al centro della discussione.
Non scegliere prima la soluzione e discutere dopo. Discutere prima tutte le soluzioni e poi scegliere.
Per anni Cassiopea ha lamentato una scarsa attenzione della politica siciliana verso la propria proposta, recentemente emerssa anche con la scelta del Policlinico di Messina di adottare una scelta tecnologicamente avanzata per lo smaltimento dei rifiuti sanitari e che lo stesso Consorzio aveva proposto anni addietro, mentre la stessa tecnologia cercava interlocutori e applicazioni anche fuori dall’Italia. È una posizione del consorzio, che andrebbe oggi confrontata tecnicamente con il progetto regionale, non assunta come verità precostituita.
Perché tra chi considera gli inceneritori indispensabili e chi li considera un errore esiste uno spazio che la politica dovrebbe occupare: quello della verifica.
La Sicilia ha trascorso troppo tempo a rincorrere emergenze, discariche sature, trasferimenti dei rifiuti e soluzioni provvisorie. Adesso che si prepara a investire su impianti destinati a condizionare il sistema per decenni, sarebbe ragionevole conoscere pubblicamente anche ciò che è stato proposto, valutato o scartato e soprattutto perché.
Il tema, alla fine, non dovrebbe essere “inceneritori sì” o “inceneritori no”. Dovrebbe essere molto più concreto: qual è il sistema che permette alla Sicilia di produrre meno rifiuti, recuperarne di più, ridurre le discariche e spendere meno, garantendo contemporaneamente salute e tutela ambientale?
È questa la domanda alla quale servono risposte. Tutto il resto rischia di diventare l’ennesima guerra di posizione combattuta sopra montagne di rifiuti.








