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ROMPERE IL SILENZIO – Da Patti, Angela Giordano Lo Ricco: «Lo Stato dica se trattiamo di spazzatura o di cultura»

Una lettera aperta alle massime istituzioni rilancia il percorso del Cenforum e quarant’anni di ricerca sul valore educativo dell’arte. Dal 27 settembre annunciata anche una raccolta di firme

Una lettera aperta che è insieme denuncia, memoria e richiesta di riconoscimento.

Angela Giordano Lo Ricco torna a rivolgersi alle istituzioni e lo fa mettendo sul tavolo una storia lunga decenni, quella del Cenforum di Patti, del suo lavoro con generazioni di giovani e di una ricerca che assegna all’arte un ruolo ben più profondo della semplice esperienza estetica. Il documento, datato 19 agosto, ha un titolo che sembra già racchiuderne il senso: “Quel che resta di noi”.

Giordano Lo Ricco scrive alle massime autorità dello Stato e, in particolare, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alla quale chiede risposte sul destino di un patrimonio di studi, documenti, esperienze didattiche e opere raccolto nel corso di quasi mezzo secolo. Il tono è duro. A tratti amaro. È quello di chi ritiene di avere bussato molte volte alle porte delle istituzioni senza ottenere l’attenzione richiesta.

Al centro della lettera c’è soprattutto il lavoro sviluppato con i giovani di Patti tra il 1976 e il 2001, attraverso l’insegnamento dell’Educazione artistica e la sperimentazione di metodi che, secondo l’autrice, potrebbero ancora offrire elementi utili per affrontare il disagio giovanile e restituire alla scuola una funzione educativa capace di andare oltre la semplice trasmissione delle conoscenze. La maestra d’arte rivendica inoltre l’esistenza di una consistente documentazione conservata nella casa del Cenforum, divenuta nel tempo laboratorio di arte e pensiero. Materiale che vorrebbe finalmente rendere visibile, almeno in parte, attraverso un’esposizione presso la sede del collettivo Umana.

È su questo terreno che la lettera assume anche il carattere di una provocazione rivolta direttamente allo Stato: «Lo Stato deve dire se trattiamo di spazzatura o di cultura». Una frase volutamente estrema, con la quale Giordano Lo Ricco pone una questione che accompagna da tempo la sua battaglia: stabilire quale valore venga riconosciuto a un’esperienza costruita fuori dai grandi circuiti culturali e istituzionali, ma sviluppata attraverso decenni di lavoro sul campo.

L’arte come strumento educativo

La riflessione va però oltre la vicenda personale. Per Angela Giordano Lo Ricco l’arte deve tornare ad avere un ruolo centrale nella formazione della persona. Non semplice produzione di immagini, spettacolarizzazione o esperienza immersiva, ma esercizio attraverso il quale imparare a conoscere sé stessi, sviluppare capacità critica e riconoscere inclinazioni e talenti. Nella lettera vengono richiamati Freud, Rudolf Arnheim e Zygmunt Bauman, riferimenti utilizzati per ricondurre il lavoro del Cenforum ad una riflessione più ampia sulla mente, sull’identità e sui cambiamenti della società.

Da qui anche la critica verso una scuola che, nella lettura della maestra d’arte pattese, avrebbe progressivamente ridimensionato il valore formativo dell’esperienza artistica.

Giordano Lo Ricco chiede quindi che il materiale raccolto venga esaminato e che il suo lavoro possa essere oggetto di un confronto pubblico. Arriva anche a sollecitare l’intervento della televisione pubblica e della stampa nazionale affinché quanto realizzato a Patti venga conosciuto e sottoposto a una valutazione che non rimanga confinata dentro dinamiche locali. Nel documento vengono inoltre avanzate contestazioni sul funzionamento di alcuni concorsi e sui criteri utilizzati per valutare l’arte contemporanea. Si tratta, è bene precisarlo, di valutazioni e denunce formulate dall’autrice della lettera, che chiede alle istituzioni competenti di verificarle e fornire risposte.

Dal 27 settembre la raccolta di firme

La lettera anticipa anche il prossimo passo. Dal 27 settembre è prevista una raccolta di firme, accompagnata da una brochure, per sostenere pubblicamente le ragioni del Cenforum e riportare l’attenzione sul lavoro svolto con centinaia di ragazzi nel corso degli anni.

Le firme saranno raccolte sia fisicamente sia attraverso il web. Parallelamente viene annunciato un evento culturale a Patti, collegato idealmente anche alla performance già avviata ad Oliveri. L’intenzione è trasformare documenti, opere e testimonianze accumulate negli anni in un’occasione pubblica di confronto.

C’è infine una parte molto personale della lettera. Giordano Lo Ricco dedica parole di gratitudine al marito Salvatore Lo Ricco, ricordandone il sostegno in una vicenda che non ha coinvolto soltanto l’artista ma, inevitabilmente, tutta la sua famiglia. E prospetta la nascita di una fondazione a lui intitolata, quale possibile strumento per dare continuità al lavoro condotto fino ad oggi. Al di là dei toni forti e delle accuse contenute nel documento, resta una domanda che merita almeno di essere ascoltata. Che cosa rimane di quarant’anni di sperimentazione culturale ed educativa quando chi l’ha prodotta non riesce a trovare un interlocutore capace di valutarla?

Non significa stabilire a priori che quel metodo sia giusto, né attribuirgli un valore che spetta ad altri verificare. Significa, più semplicemente, chiedere che venga esaminato. È questo, in fondo, il punto sul quale Angela Giordano Lo Ricco insiste ancora una volta da Patti: non chiede soltanto che si parli del Cenforum. Chiede che qualcuno entri in quella casa-laboratorio, guardi ciò che vi è conservato, ne valuti contenuti e storia e dica, finalmente, se quel patrimonio abbia qualcosa da consegnare alle generazioni che verranno.

La lettera in cartaceo SARÀ ESPOSTA al centro Collettivo UMANA, PER ESSERE A DISPOSIZIONE DI TUTTI dal 27 in poi, A RICHIAMO DI AZIONE con firma di adesione ad un movimento culturale che, insieme a parte dei documenti dimostrativi dei vuoti a perdere incontrati. Farà da input per una riflessione generale che parta dalle Istituzioni.

il testo integrale

LETTERA APERTA INDIRIZZATA ALLE MASSIME AUTORITÀ ISTITUZIONALI

Patti, 19 agosto 2026

QUEL CHE RESTA DI NOI

Con aggiornamenti CENFORUM

Scrivo alle quattro di mattina, così come ho fatto da quarant’anni a questa parte, per documentare le situazioni di vita che avrebbero voluto irretirmi, legandomi a un sistema Italia che fa acqua da tutte le parti e che mi ha costretta a lavorare a pelo d’acqua, tenendo forte il mio timone mentre navigavo in mezzo alle tempeste.

Tempeste a cui tutti assistiamo da diversi anni. In riferimento ad Oliveri, ai piedi del Comune: “TEMPESTE EPOCALI”.

Scrivo prestissimo, ma questa volta non tanto per non disturbare oppure essere disturbata all’interno di quell’isola, la casa che ho condiviso con mio marito e i miei figli, vivendo strategicamente come “la famiglia nel bosco”, in relativo isolamento…

Insieme a questa lettera aperta, che affiderò al direttore del giornale online Scomunicando.it, affinché il giornalista che da anni mi segue, elastico di mente e non limitato da interessi equivoci, estrapoli quel che basta per dire ad alta voce che LA SICILIA CHE MUOVE CULTURA non intende sottostare più ai giochi di potere che, oltre alle firme formali e frettolose con cui si chiedono studi e progetti per venire a capo delle radici del male che si attribuisce solo alla Sicilia, non vanno; mentre non si vede il degrado che ci affonda a livello mondiale, né minimamente si dà attenzione al disagio esistenziale che toglie respiro e non dà speranza per un divenire più sicuro.

Oggi, situazioni ormai giunte al colmo della sopportabilità mi costringono ad estremi rimedi, volendo vincere sull’ostruzionismo creato nei confronti del mio lavoro a difesa dei diritti dei giovani e dell’arte che rappresento in veste nuova e rompere quel muro che insiste nel voler lasciare alla Sicilia la nomea di terra di mafia.

Comincio col segnalare le informazioni date in filo diretto sul sito “www.angelagiordanocenforum.com”, con riferimenti alle lettere aperte inviate ai posti di potere per vie burocratiche, inutilmente, e affido anche a un legale il compito dell’invio della posta all’indirizzo istituzionale che risponde al nome della Presidente del Consiglio, MELONI, con avviso di tutela dei diritti d’autore su un’attività di studi complessa, di cui si erano anticipate le premesse in un testo redatto nel 1986/87, messo agli atti della scuola media V. Bellini e destinato al macero.

Si dà, per questo motivo, segnalazione dei ripetuti ricorsi a strategie di attenzione, documentandone i percorsi, ma si provvede ad esporre in modo strategico le lettere oscurate da più parti.

Mi riferisco anche e soprattutto ai documenti a prova d’artista che giacciono da cinquant’anni nella casa CENFORUM, divenuta laboratorio di Arte e di Pensiero, in attesa di metterli, almeno in parte, in bella vista, in mostra presso la sede del collettivo Umana, perché non ci siano scuse artefatte da vendere da parte dei tanti che non sono stati solerti e coerenti con gli interessi di uno STATO DEMOCRATICAMENTE TRASPARENTE.

L’intento è quello di muovere il SISTEMA AMOVIBILE, espresso figurativamente nel mio GRIDO, per fermare il giocoliere, l’alieno, che gioca col nostro destino e col destino di tutti, con approvazione del Governo.

Per evitare che le informazioni indigeste restino ferme a causa di interessi di parte, si prova ancora una volta a sottoporre all’attenzione della Presidente del Consiglio quanto espressamente riferito a proposito dei metodi elaborati con i giovani di Patti che, dal 1976 al 2001, hanno seguito le lezioni di Educazione Artistica.

Metodi fermi, insieme alle relazioni sulle cause dei guasti, CHIEDENDO CHE SIA LA STESSA PRESIDENTE MELONI A SOLLECITARE LA STAMPA NAZIONALE, previa intervista nel luogo di lavoro, a Patti, A DARE INFORMAZIONE sulle possibilità certe di recupero sociale in una scuola rivisitata e corretta.

Si resta in attesa di un addetto del telegiornale – televisione di STATO – per un’intervista che non trascuri la visibilità di quanto necessario al riconoscimento del ruolo formativo dell’arte, che non è quello di creare effetti immersivi spettacolari, ma di dimostrare le profondità dell’essere a tutela del giusto.

In quanto alla “trasparenza” di azione, si segnala il logo affisso all’ingresso della scuola media Vincenzo Bellini di Patti che, arbitrariamente, viene sfruttato a fini propagandistici di progetti inutili e non per dare forza e vigore a ciò che serve per dare centralità allo STATO CHE DI ARTE VIVE e che, nei due secoli che hanno caratterizzato Umanesimo e Rinascimento, ha dato spazio all’artigianato e mai all’artefatto, come oggi, anche attraverso la televisione, si sta facendo.

È GIUNTA L’ORA DI CAMBIARE GIOCO, perché LA SICILIA, che ha lavorato sodo per dare concretezza alle intuizioni di Freud, per dare affermazione dimostrativa alle asserzioni di Rudolf Arnheim e che, grazie all’esperienza ideativa e identitaria a cui l’arte figurativa predispone, è riuscita a sfuggire alle scivolosità fangose già descritte dal sociologo Bauman, OGGI RIPETE, mettendo in bella vista parte della documentazione raccolta a dimostrazione dei vuoti a perdere incontrati nei posti di comando, che

NON INTENDE STARE PIÙ IN SILENZIO DI FRONTE AL MONDO PRECIPITATO NEL CAOS.

La sottoscritta, maestra d’arte Angela Giordano Lo Ricco, da artista, considerata visionaria dai deboli, ma tenuta in grande considerazione da chi di arte s’intende, mette a disposizione di quanti fanno funzionare la mente, partendo dal cuore che è propulsore di giusti sentimenti, i documenti che provano la scarsa attendibilità dei concorsi indetti a titolo di legge, chiedendo alla DIA dove siano ferme le informazioni sulle dinamiche evolutive della mente, proprio là dove si perdono i documenti, di sovrintendere affinché le massime autorità dello Stato diano risposte concrete di affidabilità e di criterio di valutazione verso l’arte del PRESENTE.

L’arte del presente è QUELLA CHE È CHIAMATA A SCRUTARE NELLE PROFONDITÀ DELL’ESSERE PER RILEVARNE POTENZIALITÀ O LIMITI IDENTITARI e per aiutare a scovare talenti, D’AIUTO per diventare strumenti di armonia e non di chiacchiere e prostituzione in un Paese di mercenari che esclude la VERITÀ, che è alla base dell’espressione di Arte e letteratura.

LA MENTE UMANA HA LE SUE REGOLE…

Regole che devono essere osservate a salvaguardia del patrimonio umano, in una scuola che ha il dovere di indirizzare al meglio, dando giusti e sistematici metodi di riflessione e di applicazione pratica che non si fermino a percorsi di lettura telematica, ma vadano oltre, verso quella indirizzata alla lettura cosmica…

Si chiedono risposte immediate e chiare alla Presidente del Consiglio Meloni, visto che anche la Presidenza della Repubblica viene messa da parte in un sistema che predilige la notizia facile di chi con la mafia e con i facili finanziamenti ci vive.

Si ripete che a Patti si sta organizzando un evento culturale che, insieme alla performance in atto ad Oliveri, non può restare oscurato dalla televisione di Stato.

La sottoscritta, che fino ad ora ha anticipato oneri di Stato enormi per attuare una ricerca analitica sui fenomeni devianti, valutando l’estensione dei danni causati dal cancro, con la risposta emotiva riconducibile alla forza di resistenza che nulla ha a che vedere col grido di Munch, non intende aspettare oltre:

LO STATO DEVE DIRE SE TRATTIAMO DI SPAZZATURA O DI CULTURA,

perché, se si trattasse di spazzatura, per tutto quello che già la scuola ha trascurato di fare emergere e che ingombra la mia casa-studio, si deve trovare da subito il contenitore giusto per riunire tutta l’arte d’Italia che non vale niente, insieme ad UNESCO CHE LA DIFENDE e che non ha trovato parole per mediare tra CENFORUM E LO STATO, da cui attinge solidi riconoscimenti.

IN ALLEGATO, OLTRE ALLE LETTERE CHE CONTANO, C’È LA BOZZA DI UNA BROCHURE CON CUI SI AVVIERÀ DAL 27 SETTEMBRE UNA RACCOLTA FIRME, IN VISTA DI UNO STATO CHE COMPRENDE ANCHE LE CENTINAIA, SE NON MIGLIAIA, DI RAGAZZI CHE HANNO CONTRIBUITO ALL’ELABORAZIONE DI METODI RICHIESTI E FERMI DAL 2001.

SE L’ITALIA SIAMO ANCHE NOI CHE TRATTIAMO DI VALORI E NON SIAMO CAMUFFATI DA MASCHERE FUORVIANTI, LA NOSTRA FIRMA DEVE VOLARE DAL VIVO, MA ANCHE SUL WEB.

Ringraziamenti a LO RICCO SALVATORE, MIO EGREGIO SPOSO, che, sposando me, ha sposato la causa dei giovani indifesi di fronte a un mondo manipolatore, riconoscendo all’arte che ho praticato e pratico, con personali mezzi discorsivi, il diritto di vivere e fare vivere…

Che il suo sacrificio, unito a quello dell’intera famiglia, sia considerato come monito per il futuro del mondo, riconoscendo all’ambito della ricerca il solo mezzo per snidare ciò che prolifica di nascosto, il cancro dentro…

Favorendo, con il riconoscimento anche economico, la nascita di una fondazione intitolata a colui che, dicendo sì, si è trovato al centro dell’oscurantismo creato dal male, si riconoscerà il diritto al trionfo di Madre Natura, che tutto muove in difesa del più debole…

Smantellando il detto che “L’ARTE È BELLA DA VEDERE – SE C’È BENE, MA SE NON C’È È LO STESSO”, ridaremo voce alla cultura che, entrandoti dentro, ti trasforma in meglio e non ti conduce alla devastante ignoranza di quel che sei tu stesso…

In fede

Angela Giordano Lo Ricco

Redazione Scomunicando.it

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